Intervista con Simone Cristicchi: “La vera felicità è riuscire a trasformare anche i momenti negativi della tua vita in qualcosa di prezioso”

Oggi siamo invasi da migliaia di immagini e parole e sento il bisogno di essere una sorta di distillatore di concetti“, con queste parole Simone Cristicchi racchiude il senso piu’ profondo del suo essere attore teatrale e cantautore impegnato, che da quindici anni ci regala canzoni con testi profondi e poetici, che descrivono alla perfezione la realtà che ci circonda. Una realtà che anche attraverso la musica e i messaggi che passano da brani come “Abbi cura di me” portato in gara al Festival di Sanremo 2019, può essere cambiata in meglio, riscoprendo i veri valori che spesso vengono dimenticati.

“Abbi cura di me”, scritta assieme a Nicola Brunialti e Gabriele Ortenzi, è contenuta nell’omonimo album, che racchiude due inediti e i suoi piu’ grandi successi. Lo scorso febbraio è uscito il documentario “HappyNext – Alla ricerca della felicità”, con interventi di grandi nomi della cultura, dello spettacolo, ma anche gente comune a cui l’artista ha chiesto di rispondere ad una domanda semplice ma allo stesso tempo complessa: “Che cos’è la felicità?”.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Simone Cristicchi del tour, dei prossimi progetti ma anche dell’incontro con Papa Francesco, della sua partecipazione all’evento Con il cuore e al Festival Gaber, il prossimo 22 luglio.

Simone_Cristicchi_PIANO AMERICANO_Photo Credit Ambra Vernuccio _ SANREMO_b

credit foto Ambra Vernuccio

Simone, iniziamo parlando di Abbi Cura di Me Tour con cui sarai in giro per l’Italia fino a settembre. Torni in tour dopo sei anni in cui ti sei dedicato principalmente al teatro. Puoi raccontarci quello che vedremo?

“Abbiamo fatto la prima data a Roma all’Auditorium ed è stato un grande successo. Torno al concerto dal vivo dopo sei anni, con un rinnovato entusiasmo e un rinnovato repertorio almeno per quanto riguarda gli arrangiamenti. E’ un live che risente molto della mia vita teatrale di narratore e attore e diventa una sorta di musical, non è il classico concerto con una canzone dietro l’altra ma il racconto della mia visione del mondo. Come spunto ho preso un’immagine di Chagall, un telo che fa da fondale allo spettacolo sul palco in cui sono raffigurati i due amanti che volano sopra la città, è l’immagine che rappresenta di piu’ il mio sguardo sul mondo, il fatto che oggi abbiamo bisogno di cambiare occhi, di modificare il nostro modo i vedere le cose, di tornare a innamorarci della realtà. Questo mio concerto vuole dare uno spunto nel vedere nelle piccole storie che racconto delle grandi emozioni. E’ nelle piccole cose che si nascondono quelle immense. Abbiamo arrangiamenti belli perchè utilizzo soprattutto strumenti acustici come violoncello, fisarmonica, harmonium, pianoforte, contrabbasso, e pochissima elettronica. Tutto questo rende molto coerente il suono e rappresenta alla perfezione quello che sono diventato. L’ultima canzone, Abbi cura di me, ha questo arrangiamento sinfonico, orchestrale, in parte anche minimalista e ho preso spunto da quel mondo sonoro per riarrangiare tutto il resto del mio repertorio”.

Abbi cura di me che hai portato in gara al Festival di Sanremo 2019 incarna quei valori importanti come l’amore per la vita e la bellezza delle piccole cose di cui spesso ci dimentichiamo…

“Credo che oggi viviamo in un’epoca in cui c’è un grande frastuono, siamo bersagliati da pubblicità, da persone che urlano, che sbraitano, quindi questa canzone è il manifesto di quello che secondo me dovrebbe essere l’uomo, deve tornare alle priorità, a cosa ci siamo a fare al mondo, mi sono posto io per primo delle grandi domande, sulla felicità ad esempio a cui ho dedicato un documentario e uno spettacolo teatrale, ma anche sulla fragilità. Quando siamo fragili e capiamo di aver bisogno di qualcuno dimostriamo anche una grande potenza, una grande forza. E’ un manifesto di fragilità che vuole indicare una strada: non abbiamo bisogno di violenza o di sembrare onnipotenti e invincibili, siamo già perfetti nel nostro essere unici, imperfetti e irripetibili. Il mio concerto ma anche Abbi cura di me portano questo messaggio al pubblico, non abbiamo bisogno di un mondo troppo virtuale ma di tornare a guardarci negli occhi e a gioire del fatto che siamo vivi. Molto spesso dimentichiamo questa grande fortuna che ognuno di noi ha, ovviamente in mezzo alle grandi difficoltà della vita quotidiana ma se ogni mattina ci svegliassimo con questa consapevolezza vivremmo piu’ leggeri e si potrebbe riuscire anche a volare”.

Credi che la musica e le altre arti possano effettivamente servire anche oggi per mandare messaggi importanti e provare a cambiare le cose?

“Io ci credo da sempre, ho quella che chiamo la responsabilità del microfono, che è un’arma potentissima. Può essere utilizzata in maniera negativa, malefica, ma se invece la si utilizza con delicatezza, magari sussurrando anzichè urlando si riesce a far passare un’emozione, una riflessione, si riescono a toccare le corde di tante persone che ti somigliano. In questo senso il mio concerto è sussurrato, con momenti anche divertenti, goliardici ma sempre sul filo della leggerezza e della delicatezza. Perchè oggi abbiamo bisogno di essere accarezzati piu’ che schiaffeggiati anche a livello sonoro, quindi prediligo canzoni con poche parole. Mi piace tanto Battiato, in particolare adoro le sue canzoni di qualche decennio fa. Oggi siamo invasi da migliaia di parole e sento il bisogno di essere una sorta di distillatore di concetti”.

Hai realizzato il documentario “HappyNext – Alla ricerca della felicità”. Cos’è per te la felicità?

“La felicità secondo me è una costruzione, è costruire giorno per giorno e dare alla luce se stessi. Siamo nati per essere felici, molto spesso ci viene proposta una felicità che deriva da qualcosa fuori da noi, i soldi, il successo ci fanno sentire felici, a me invece piace la perfetta letizia di matrice francescana, avere una gioia dentro anche quando le cose sembrano non andare bene. La vera felicità è riuscire a trasformare anche i momenti negativi della tua vita in qualcosa di prezioso. Mi piace in particolare questa frase che ho sentito dire da un sacerdote: “le ferite possono diventare feritoie, qualcosa attraverso cui puoi comunque intravedere la luce””.

A proposito di San Francesco, il 10 giugno sei stato tra i protagonisti ad Assisi del concerto benefico “Con il cuore” andato in onda su Rai 1…

“E’ stata una grande emozione perchè negli ultimi anni ho approfondito la ricerca su San Francesco, è una figura molto attuale. Cantare ad Assisi davanti alla Basilica in suo onore è stato grandioso, ho sentito un brivido fortissimo. San Francesco è universale, si può accostare a tutti i grandi saggi, è una guida per tutti, anche per i laici. L’enciclica di Papa Francesco si chiama Laudato Sì, quindi anche il Pontefice ha intuito che questa figura è oggi indispensabile per rivedere il nostro modo di vivere”.

Hai avuto modo di incontrare anche Papa Francesco qualche mese fa…

“L’ho incontrato e ho parlato con lui per pochi minuti proponendogli di partecipare al mio documentario sulla felicità. Lo sto inseguendo da mesi e spero che un giorno arrivi una chiamata dal suo ufficio stampa. Comunque è stata una grande emozione stringergli la mano”.

cover_abbi cura di me

La raccolta “Abbi cura di me” racchiude due inediti e i successi dei tuoi primi quindici anni di carriera. Se dovessi pensare a un’immagine cosa ti verrebbe in mente?

“Ce ne sono tantissime, forse il 1998 quando partecipai a un concorso a Lanciano, in Abruzzo, chiamato Cantautori, mi iscrissi e lo vinsi con una mia canzone, L’uomo dei bottoni. Quella sera davanti a me c’erano 200 persone che mi applaudivano, io ero abituato a suonare alle feste di compleanno di fronte a pochi spettatori e sentire che la mia musica aveva emozionato una platea che non conoscevo mi ha dato quella scossa emotiva e il pensiero che quello potesse diventare il mio futuro”.

Stai lavorando a nuovi progetti teatrali?

“Sto scrivendo nei ritagli di tempo durante la tournèe il nuovo spettacolo teatrale Happynext – alla ricerca della felicità, in cui voglio porre al centro una parola di uso quotidiano di cui spesso non comprendiamo il significato, perchè la felicità è qualcosa che va costruito, che ci sfugge come sabbia tra le mani. Quindi prendo questa parola e la declino attraverso altre che possono creare un sentiero di felicità come attenzione, umiltà, bellezza, accettazione, trasformazione e relatività. Una sorta di decalogo in cui provo con grande umiltà a dire ciò che ho capito sulla felicità e come possiamo raggiungere uno stato di soddisfazione personale e di gioia permanente. Ovviamente è molto arduo fare tutto questo, ma le sfide a me sono sempre piaciute e mi aspetto di fare un nuovo successo a teatro e che possa anche avere una platea di giovani. Oggi i ragazzi sono bersagliati da messaggi negativi sulla felicità che è per lo piu’ orientata verso il successo, la popolarità, la fama, diventare influencer, avere i follower, tutte cose che confondono le idee sulla vera felicità che secondo me è dare alla luce se stessi e contribuire a quella degli altri”.

E un nuovo disco di inediti quando arriverà?

“Ci sto lavorando, a Roma durante l’ovazione finale che c’è stata all’Auditorium al termine del mio concerto mi sono talmente commosso che ho fatto una promessa solenne davanti a tutti dicendo che comincerò a lavorare a un nuovo disco e spero di poterlo presto dedicare a tutti quelli che mi hanno aspettato e mi hanno sostenuto in questi anni”.

Tra i tuoi prossimi impegni c’è anche la partecipazione al Festival Gaber. Cosa rappresenta per te Giorgio Gaber?

“Io sono nato proprio con Gaber, in particolare per la forma del teatro-canzone, i miei primi concerti avevano un po’ quel linguaggio. Col tempo poi ho cercato la mia unicità soprattutto a teatro creando quello che ho definito il musical civile, una sorta di ibrido tra teatro civile e musical. Però Gaber rimane sempre una figura di riferimento, è stato un ricercatore soprattutto dei mali dell’animo umano e della società contemporanea, non aveva paura di puntare il dito ed è stato forse l’unico del suo tempo a rischiare e ad esporsi in maniera travolgente contro il potere. In questo senso lo reputo un eroe. L’ho seguito per tanti anni ed essere al Festival Gaber per l’ennesima volta è un onore. Farò una chiacchierata e poi eseguirò alcune canzoni dal vivo, sarà un racconto del mio percorso artistico”.

Queste le prossime date di Abbi Cura di Me Tour (Mescal Live):

28.06 PADOVA *Gratis Basilica Di Sant’Antonio da Padova
30.06 CHAMOIS – AO *Gratis Musicastelle Outdoor
04.07 FERMO Villa Vitali
16.07 VIGEVANO – PV – Castello Sforzesco
17.07 CIVIDALE DEL FRIULI – UD *Gratis Folkest
19.07 SASSUOLO – MO *Gratis Piazzale Della Rosa con Orchestra Arturo Toscanini
20.07 SCARIO SA *Gratis Equinozio d’Autunno
27.07 FONTANELLATO – PR *Gratis Sagrato della Chiesa con Orchestra Arturo Toscanini
06.08 FORTE DEI MARMI – LU – Villa Bertelli
24.08 PIEVE DI ROMENA – Pratovecchio AR
25.08 BOSIO CAPANNE DI MARCAROLO – AL – Attraverso Festival
01.09 TODI – PG – Todi Festival
03.09 POLLENZO (CN) – Attraverso Festival
06.09 BRESCIA – Piazza Della Loggia

di Francesca Monti

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