Lettera aperta di Valeria Arzenton della Zed! in risposta alle riflessioni di Cesare Cremonini su sold out, grandi eventi al Sud e biglietto nominale

Qualche giorno fa Cesare Cremonini con un post pubblicato sui social aveva espresso la propria opinione riguardo il tema dei sold out, dei grandi eventi al Sud e del biglietto nominale:  “Ci sono un paio di cose che mi piacerebbe aggiungere alle varie considerazioni lette in giro sui mancati, riusciti, presunti soldout di questa estate. È vero che esiste una guerra di comunicazione e una corsa malata ai numeri che, in alcuni casi, appare forzata. Purtroppo è successo persino che qualcuno con molto pelo sullo stomaco, giocasse sporco riempendo le location con migliaia di biglietti omaggio e questo va combattuto con tutte le forze perché crea un inganno nei confronti del pubblico, proponendo falsi miti e bluff che inquinano il lavoro di tanti e saturano il mercato, facendo perdere credibilità a tantissimi che invece lavorano con serietà e onestà. Ma penso sia necessario aggiungere un paio di informazioni in più per avere un quadro completo di come la macchina organizzativa di un evento funzioni. 
Innanzitutto un concerto in uno stadio, come in altre grandi o piccole location, prima di rendere, costa. Costa e moltissimo a chi lo organizza. Soprattutto nel caso di tour importanti con numeri che fanno la differenza, di artisti che hanno per questo un compenso adeguato e una produzione competitiva all’altezza dell’entità dell’evento. Chiediamoci cosa accadrebbe se in un tour da 300.000 ipotetici biglietti da vendere, ne restassero invenduti il 10%? Un tour (anche se non sono tutti uguali e non è mai giusto generalizzare) andrebbe probabilmente in perdita. Non diversamente da quanto succederebbe nel locale notturno gestito dal mio amico o nel ristorante dove vado spesso a pranzo. E non solo le società organizzatrici avrebbero perdite economiche ma tutte le attività che contribuiscono alla riuscita di un evento di tali dimensioni. La sicurezza è fortunatamente diventata una priorità assoluta per tutti e si fanno sempre di più sforzi per assicurarla. Oltre a questo che è prioritario, alla produzione e agli affitti delle location, se si organizza uno show, chi lo crea ha la responsabilità di rimettere tutto in ordine a sue spese (nel caso degli stadi il 
manto erboso e la struttura intera), organizzare e sostenere economicamente le spese extra di trasporto cittadino, (x es. gli orari prolungati dei mezzi pubblici) e via dicendo. Il numero enorme di persone che lavorano ad uno spettacolo dal vivo sia dal punto di vista tecnico che artistico che commerciale è gigantesco e la macchina organizzativa molto più grande di quanto si creda. Se si potesse sapere da quale numero di biglietti venduti esiste un reale guadagno in una data di un tour, anche del mio, non credereste normale che si accetti un rischio d’impresa così alto. Il motivo dei costi è causato da più fattori su cui sarebbe bene riflettere anziché tirare conclusioni affrettate, riducendo il discorso unicamente alle vittoria o la disfatta degli artisti, che al pari delle polemiche politiche non ottengono molto di più che il far discutere al bar i soliti rancorosi perditempo haters con i soliti permalosi fan. 
L’industria del live vive un momento molto positivo. Non solo per chi ci lavora direttamente. Quando si parla di stadi o festival si parla di cifre enormi intendendo l’indotto economico che creano sul territorio. Il Firenze Rock appena concluso questa estate, ha portato una ricaduta economica sul territorio di circa 41.000.000€. Le date di Lignano dell’anno passato, tra cui la mia, hanno creato un giro economico al territorio di 19.000.000€. (fonte Camera di Commercio). Quanto avrà portato Vasco in Sardegna quest’anno? Quanto ne porterà Lorenzo questa estate nel suo mega tour nelle spiagge? 
Ricaduta economica vuol dire che Alberghi, treni, ristoranti, pizzerie, osterie, bar, tabaccai, bed&breakfast e persino le chiese, i musei e i comuni ne giovano enormemente. In cambio lo Stato, che continua a sostenere economicamente e giustamente canti popolari lombardi, feste di piazza o film che non usciranno, non sovvenziona nulla di tutto questo e dal mio punto di vista credo sia molto meglio così. 
Il merito di questa forza deve essere tutto nostro, di chi lavora (sono migliaia i posti di lavoro qualificato che la musica live assicura) e del pubblico che ha capito che la musica è una industria dell’umore sì, ma anche dell’economia reale. Sostenerla significa in primo luogo dare valore alle qualifiche e alla professionalità, che sono fondamentali per evitare tragedie come quelle di Corinaldo.
Quel ben regalo che è la legge sul biglietto nominale, invece, (i tour come il mio, aperti nelle settimane scorse, non fanno parte del discorso) siamo sicuri che porti bene al pubblico oltre a molti problemi in più per gli organizzatori dei concerti? Spero di sì. In termini pratici la prima cosa che accadrà sarà un aumento del prezzo dei biglietti perché se, come accade sempre, anziché colpire i colpevoli, (i bagarini divenuti business-man tramite le possibilità della rete) siccome non ci riesci, colpisci le società (di calcio, di produzioni musicali e via dicendo) le società reagiranno ai nuovi costi aggiuntivi (personale in più per i controlli, entrate con nuovi tornelli, strutture aggiuntive ecc..) alzando i costi. (Ricordiamoci quel 10% di differenziale di cui parlavo prima). Ma anche il pubblico verrà presto messo in maggiore difficoltà. Esempio: vuoi comprare un biglietto di un concerto? Dopo che lo hai acquistato cambi idea o ti succede un imprevisto e non puoi più andare? Vuoi regalare il tuo biglietto a qualcuno? È probabile che si paghi per farlo, perché anche se lo Stato a volte se ne dimentica, nessuno al mondo fa nulla gratis. E quando qualcosa costa di più ai privati, perché lo Stato sceglie la strada più comoda, il prezzo, è bene ricordarlo, lo paga sempre il pubblico. (Le tasse servirebbero a evitare questo?). 
Per finire, la cosa più importante: sono sicuro che la mancanza di strutture adeguate al sud sia un danno per tutti, qualcosa di cui si dovrebbe parlare molto, al posto di tante sciocchezze da post decadenza televisiva, e sono certo che come Paese, non possiamo permetterci culturalmente ed economicamente di non affrontare questo tema.. il Sud non ha solo il turismo. Ha la musica nel sangue. Città straordinariamente belle e importanti come Napoli, Palermo, Reggio Calabria, regioni abbandonate come la Basilicata e la Sardegna, tutta la Sicilia e la Calabria, non hanno da anni luoghi sicuri in cui creare grandi eventi con un margine di rischio accettabile e nessuno muove un dito. Fare numeri che coprano i costi di produzione nelle strutture del sud è sempre meno scontato e un’Italia a due velocità produce una cautela maggiore su tutti i fronti. In alcuni casi si inizia un anno prima proprio per permettere a TUTTI di godere di un evento straordinario. 
Buona estate e buona, grande musica live a tutti“.

A questa interessante riflessione di Cesare Cremonini ha risposto con una lettera aperta la dottoressa Valeria Arzenton, socia fondatrice di “Zed! Live”, tra le piu’ importanti società organizzatrici di eventi live.

“Prendo spunto dalle considerazioni di qualche giorno fa dell’artista Cesare Cremonini perché quel che dice è corretto e non fa che sintetizzare con il suo autorevole punto di vista la situazione che strenuamente ho denunciato nelle sedi opportune già da qualche mese, e su cui poi c’è stato il ben noto effetto mediatico”, si legge nella nota stampa.

“Noi operatori della musica e dello spettacolo lavoriamo in un settore tanto bello quanto difficile e soprattutto indecifrabile per chi lo vive solo in forma di fruizione.

Nell’ultimo periodo si è parlato di tutto e di più e l’attenzione si è focalizzata su alcune tessere di questo complesso mosaico, si è parlato di biglietti omaggio come di abusi di posizione dominante: ma in realtà come sempre la situazione è più complessa di quel che appare ed in questo caso riguarda un delicato ecosistema tra varie figure e ruoli imprenditoriali del mondo del live che ad un certo punto, per logiche onnivore di un mercato che ha tracimato il limiti tollerabili di aggressività e di competitività, si è cannibalizzato.

Vorrei porre però l’attenzione su due essenziali, anzi vitali, elementi della catena produttiva dello spettacolo dal vivo di cui si è parlato poco: 
Il Promoter, che rischia nel bene o nel male gli esiti di un evento, garantendo civilmente, penalmente ed economicamente la riuscita dell’iniziativa. Si assume tutti i rischi d’impresa, a partire dal cachet artistico, per passare agli oneri civili e penali, contributi siae, personale, sicurezza, allestimenti, relazioni territoriali, promozione, presidi sanitari contatto con il pubblico. 
Il promoter a prescindere dagli esiti paga e garantisce. Sempre. 
Ma il sistema, già traballante, si è progressivamente alterato, con richieste da parte delle agenzie di distribuzione che tour dopo tour sono diventate sempre più inique ed insostenibili: pensa che nelle strutture medie, con il massimo incassabile, quindi con il tutto esaurito parti all’origine con una previsione di deficit.

La soluzione non è quella di aumentare i prezzi dei biglietti, perché poi come vediamo, i palazzi spesso non si riempiono più.

C’è però che noi non possiamo accettare un mercato dopato perché alla fine del gioco noi siamo indipendenti, ancorati sulle nostre reali possibilità, siamo, come gli Artisti, imprenditori veri e se i conti non tornano, non tornano davvero e nessuno a fine giornata li ripiana per noi.
Per questo siamo rimasti una categoria rara in via di estinzione.

Eppure siamo uno dei tasselli fondamentali di questa filiera perché quello che facciamo non è replicabile o delegabile.

E le strutture, soprattutto quelle su cui qualcuno ha fatto investimenti economici e di vita per crearle, per circuitarle e/o per renderle idonee e fruibili per Voi artisti e per il nostro straordinario pubblico.

Lo spettacolo dal vivo non è improvvisazione, non è un’attività amatoriale ed estemporanea, é diventato una professione seria, con tanti rischi di ogni genere e peraltro difficile.
Devi creare una linea di contatto diretto con il pubblico, conoscerlo per strutturarti secondo le sue necessità ed esigenze, non solo artistiche. Devi pensare a pubblici diversi, devi saperli accogliere e rispondere alle loro caratteristiche, devi essere moderno ed aggiornato con le tecnologie, devi essere pronto alle diversità, devi strutturare servizi aperti (per esempio acustica e comfort di livello, traduzione nel linguaggio dei segni, spazi per bambini, alimenti per persone affette da intolleranze).

Al contempo devi pensare agli Artisti, alla loro accoglienza e al rispetto della loro arte e del loro impegno, garantendo luoghi e spazi idonei ed accoglienti, visto che ogni città e quindi le nostre strutture sono la loro casa per periodi più o meno lunghi.
Un lavoro complesso, integrato dalle relazioni territoriali ed Istituzionali visto che sono un altro elemento essenziale di questo percorso.
Un lavoro fatto di investimenti, anche ingenti, giorno dopo giorno, per l’aggiornamento degli spazi e per preservarli dall’usura.

Se è vero che al Sud forse non ci sono strutture adeguate, pensiamo al tempo stesso che se invece al Nord ci sono, non è casuale: sono la conseguenza sicuramente di un’economia diversa, ma anche di un lavoro, di investimenti, di tempo, di qualità, di risorse, di presidio continuativo e valorizzativo dei territori coinvolti.

Così come per l’indotto: certo, c’è una ricaduta territoriale significativa per le attività commerciali (hotel, bar, ristoranti, negozianti etc) quando si realizzano gli eventi, ma anche in questo caso, non si tratta di opportunità accidentali, anche questa è una conseguenza del lavoro quotidiano, sotto traccia, che i promoters territoriali fanno 365 giorni all’anno, sobbarcandosi oneri, problemi e complicazioni quotidiani.

Non è un lavoro semplice, noi ci abbiamo impiegato più di 20 anni per far capire e per far crescere il consumo dello spettacolo dal vivo, intendendolo come risorsa e come valore aggiunto per una collettività moderna ed europea.

Solo con la continuità, con contenuti variegati e trasversali lo spettacolo dal vivo diventa una fonte di valorizzazione di intere aree geografiche creando benessere, si proprio di quello si parla, per le comunità che le popolano.

Il discorso è comunque corposo, potremmo parlare di tanto ed integrarlo con tante nuove argomentazioni.

Ma voglio concludere con una riflessione personale. Da un punto di vista imprenditoriale ma anche femminile.

Negli ultimi mesi sono stata frullata in una situazione anche mediatica molto impattante.
Ho deciso di espormi non per questioni personali, ma di principio.
Oggi sono al centro di azioni di scredito pesante nei miei confronti con comunicati stampa, come mai avvenuto in precedenza, presenti nelle home page della più grande biglietteria di eventi nazionale e di alcune agenzie di distribuzione. C’è il mio nome, esposto pubblicamente quasi come si faceva nei secoli scorsi nelle esecuzioni in piazza.

E perché? Perché lo scorso Novembre ho deciso di non volermi più sottomettere a regole suicide in un gioco verticistico di avidità e di potere e che per certo ha la sola ed univoca direzione dell’implosione del nostro settore.

E ho denunciato atti inaccettabili e scorretti che violentavano e saccheggiavano di continuo le nostre aziende e la nostra dignità.

Fa sorridere pensare che ci sono io, che in 25 anni ho pensato a costruire un’impresa, quando i soggetti che provano ad infangarmi – peraltro per ragioni e principi che offline, privatamente, loro stessi condividono – hanno speso lo stesso arco temporale anche per costruirsi contenitori allettanti da vendere meglio.

Se si pensa di fermare così una persona determinata ed appassionata di questo lavoro, mi dispiace, è un errore di valutazione.

Dico persona per non specificare volutamente il genere, perché purtroppo anche essere donna in questo mestiere è un limite, perché il ruolo è inscatolato sempre all’ombra di figure maschili. 
Hanno provato ad irretirmi con il cliché trivialmente abituale dedicato alle donne.
E che c’è? Lo rifarei da zero, subito, anche se ho trascorso 9 mesi che non augureresti alla peggiore delle persone.

Conosco ogni donna di questo settore e posso testimoniare che ognuna di loro, di noi, anche se relegata in un’apparente seconda linea manageriale, ha un talento ed una forza eccezionali, tanto che tutti sappiamo, anche se non si dice apertamente, che sono i pilastri, le fondamenta di ogni agenzia di musica e di spettacolo italiana.

Anche questo tabu’ deve finire.

Non sono una paladina dei principi fuori tempo, qualcuno di recente mi ha beffardamente “accusata” di parlare di etica quando invece siamo solo nel bel mezzo di un guerra commerciale.
Sbagliato!

Voglio solo fare il mio lavoro con i valori che mi appartengono, con la mia coerenza di vita e di lavoro e con le competenze che ho imparato con fatica e sacrificio quotidiani, sempre sulle spalle uniche mie e dei miei soci, in 25 anni di attività.

Ne sono orgogliosa e non mi fermo, non ci fermeremo qui.Saremo sempre e più direttamente a disposizione degli Artisti e del nostro pubblico”. 

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