Dal 20 al 22 settembre a Milano, alla Triennale, si è tenuta la seconda edizione del FeST – Il Festival delle serie tv, che ha visto tra gli ospiti Lino Guanciale, protagonista de “Il Commissario Ricciardi”, serie in sei puntate in onda su Rai 1 nel 2020, con la regia di Alessandro D’Alatri, scritta da Maurizio de Giovanni, Salvatore Basile, Doriana Leondeff, Viola Rispoli e tratta dai romanzi Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Vipera, In fondo al tuo cuore di Maurizio de Giovanni, editi da Einaudi.
L’amatissimo attore, nel corso di un incontro cui ha preso parte un pubblico numeroso, ha raccontato come si è preparato per interpretare il Commissario Ricciardi: “Quando con Alessandro abbiamo iniziato a parlare di questo progetto, non essendo un grande lettore di libri gialli, ho cercato di colmare questa lacuna con un’esperienza immersiva per farmi un’idea precisa sul personaggio. Sono partito dai silenzi di un ex bambino spensierato almeno fino a quando prende coscienza del fatto di vedere il fantasma delle persone morte in modo violento. Ho provato quindi a lavorare sul personaggio partendo dalla distanza fortissima tra il desiderio di empatia e l’autocensura”.
Lino Guanciale, che è testimonial di UNHCR, ha sottolineato anche l’aspetto sociale della serie: “Credo che questa storia permetta di parlare del modo con cui ci si relaziona con determinati luoghi comuni, che finiscono per creare discriminazioni dal punto di vista sociale e culturale. Ricciardi non rivela a nessuno il dono che ha, quindi dall’esterno viene percepito come un sociopatico, che non ha una donna, che vive con la sua ex tata diventata governante. In commissariato i suoi colleghi lo guardano con sospetto e corre anche voce che porti sfortuna. Non avere una donna a quell’età, negli anni ’30, significava essere omosessuale e questo tema viene affrontato nel corso della serie. Ricciardi si batte per un’idea di giustizia che è innanzitutto una liberazione da questi fantasmi che lo tormentano. Non si può non volergli bene e non vedere in Ricciardi qualunque altro discriminato della nostra società, dal ragazzo bullizzato a un rifugiato. Il pubblico ha quindi modo di rivedere i propri stereotipi e di provare ad andare al di là della superficie, dell’apparenza per arrivare in profondità e magari scoprire dei tratti comuni. A me piacerebbe che gli spettatori avessero questa visione del Commissario Ricciardi”.
Il cast della serie è composto da Lino Guanciale, Serena Iansiti, Maria Vera Ratti, Antonio Milo, Enrico Ianniello, Fabrizia Sacchi, Nunzia Schiano, Peppe Servillo, Mario Pirrello, Adriano Falivene, Massimo De Matteo, Susy Del Giudice, Marco Palvetti, mentre la regia è curata da Alessandro D’Alatri.
Napoli, 1932. Luigi Alfredo Ricciardi ha trent’anni ed è commissario della Mobile. Catturare gli assassini è la vocazione e l’ossessione di Ricciardi, che si porta dentro un terribile segreto, una maledizione ereditata dalla madre: vede il fantasma delle persone morte in modo violento. Come si può invitare una donna a condividere la vita con un uomo tormentato dai fantasmi dei morti, che gli sussurrano per giorni e giorni il loro ultimo pensiero? Per questo Ricciardi si dedica in modo totalizzante al suo lavoro, indagando sui casi più spinosi e complicati. Gli manca la maggior parte degli strumenti usati oggi per risolvere i delitti, ma è dotato di straordinarie doti intuitive, di un’ossessiva tenacia ed è come guidato dalle ultime parole delle vittime, che sembrano sollecitarlo a cercare giustizia. Ricciardi è circondato da un’aura di mistero, che allontana i suoi colleghi: sia il diretto superiore, Garzo, sia i subordinati. Uniche eccezioni, il brigadiere Maione e il medico legale Modo, suoi stretti collaboratori: di loro si fida e li considera suoi amici. La sua solitudine, che divide con l’anziana tata Rosa, è scalfita dall’incontro con due donne, diverse ma ugualmente affascinanti. Una, Enrica,
incarna la quieta normalità degli affetti familiari cui Ricciardi aspira; l’altra, Livia, rappresenta la sensualità e la passione, da cui si sente attratto.
Quale delle due riuscirà a fare breccia nel cuore del commissario? Una potente contaminazione di generi – poliziesco, mistery e soprannaturale – per un racconto coinvolgente che, sullo sfondo di una Napoli in chiaroscuro, indaga sul senso ultimo della vita e del dolore.
F.M.
