Arriva nei cinema l’11, il 12 e il 13 novembre #AnneFrank Vite Parallele: “E’ importante mantenere viva la memoria guardando al futuro”. Le dichiarazioni di Sabina Fedeli, Anna Migotto, Yves Kugelmann e la testimonianza di Arianna Szörényi

Arriva nei cinema l’11, il 12 e il 13 novembre #AnneFrank Vite Parallele, in cui l’attrice Premio Oscar® Helen Mirren ripercorre, attraverso le pagine del diario, la vita di Anne e ci conduce attraverso la storia di cinque donne che, da bambine e adolescenti, sono state deportate nei campi di concentramento ma sono sopravvissute alla Shoah.

Un evento cinematografico prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con RAI Cinema, in collaborazione con Anne Frank Fonds di Basilea e il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. #AnneFrank. Vite parallele è scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migotto.

“Questa è una storia che non dobbiamo mai dimenticare. Stiamo iniziando a perdere la generazione dei testimoni di quanto è successo in Europa in quei terribili giorni. Per questo è più importante che mai mantenere viva la memoria guardando al futuro. Con le guerre in Siria, Libia, Iraq, con l’immigrazione che sta interessando tutta l’Europa, è così facile puntare il dito su popoli, culture, persone diverse e dire “Sono la causa dei nostri problemi. Per questo ritengo che il diario di Anne Frank rappresenti un incredibile insegnamento, uno strumento capace di offrire una reale comprensione delle esperienze umane del passato sino al nostro presente e quindi nel nostro futuro. Lo trovo fondamentale ed è per questo che ho voluto prendere parte al progetto”, ha dichiarato Helen Mirren.

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Gad Lerner ha moderato l’incontro di presentazione del film All’Anteo Palazzo del Cinema di Milano dichiarando: “Anne Frank è diventata un simbolo della Shoah. L’incubo di essere banalizzati, le volgarità, le cattiverie su Anne Frank sono le stesse che colpiscono oggi Liliana Segre, costretta a vivere sotto scorta dopo gli attacchi e le minacce di morte ricevuti. E qualcuno dirà che la scorta è un privilegio”.

Franco Di Sarro di Nexo Digital ha raccontato com’è nata l’idea del film: “Ho pensato di realizzare #AnneFrank Vite parallele vedendo l’interesse mostrato dalle mie figlie sia quando abbiamo visitato la casa di Anne Frank ad Amsterdam sia nei confronti di un fumetto sulla sua storia. In quel momento ho sentito l’esigenza di un film che parlasse alle nuove generazioni”.

Didi Gnocchi della 3D produzioni Digital ha affermato: “Eravamo a una cena e quando ho accennato che avremmo voluto realizzare questo film alcune persone hanno fatto una faccia ironica come a dire “ancora Anna Frank?”. Proprio in quel momento ho deciso che era necessario fare questo film, credo sia molto importante ricordare quanto successo in un’epoca in cui l’ignoranza e la mancanza di conoscenza riguardo la storia sono dominanti”.

Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano ha raccontato: “Quando Didi Gnocchi ci ha chiesto se volessimo partecipare al progetto abbiamo detto subito di sì. Abbiamo ricostruito la stanza di Anne Frank, un luogo simbolo, emozionale, in cui Helen Mirren ha girato il film. E’ stato un atto dovuto”.

Giorgio Mortara, vicepresidente dell’Ucei, ha dichiarato: “Vogliamo inserire il film nell’ambito del progetto che annualmente è rinnovato con il Miur per portarlo nelle scuole e farlo diventare uno strumento importante per il mantenimento della memoria”.

Nella realizzazione del film è stata fondamentale la collaborazione dell’Anne Frank Fonds di Basilea, rappresentata all’Anteo da Yves Kugelmann: “Sono felice di essere qui alla presentazione di questo film che conferma quanto sia importante garantire la libertà e preservare chi è stato testimone della Shoah. La Fondazione è nata nel 1963 per volere di Otto Frank, il padre di Anne. Fin dal principio l’Italia è sempre stata una partner importante. Nel 1952 il Diario di Anne Frank fu pubblicato da Einaudi, sotto la cura di Natalia Ginzburg, che ha dato un grande contributo alla sua diffusione. Quello che cerchiamo di evitare è l’iconizzazione delle vittime, vogliamo invece che la storia di Anne Frank sia usata per illuminare le esperienze di altri sopravvissuti e dare una luce di speranza ai giovani”.

Le autrici Sabina Fedeli e Anna Migotto hanno sottolineato: “In questo film raccontiamo una storia del passato ma che purtroppo è ancora di attualità ed è ancora piu’ urgente far conoscere quanto accaduto nel momento in cui a Liliana Segre viene data la scorta e ci sono chat di ragazzi in cui si parla di ebrei come combustibili. Speriamo di avere messo un piccolo sasso nel meccanismo della macchina dell’odio che corre piu’ veloce di quanto pensiamo. Il mondo è pieno però di giovani straordinari, come Anne e le ex ragazze che abbiamo intervistato. Se Anne Frank vivesse oggi non sarebbe stata zitta”.

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C’è stata infine la toccante testimonianza di Arianna Szörényi, sopravvissuta a quattro campi di concentramento e sterminio: Risiera di San Sabba, Auschwitz, Ravensbruck e Bergen Belsen: “Vivevamo a San Daniele del Friuli dove eravamo sfollati da pochi mesi dopo che Fiume era stata bombardata. Abbiamo attraversato quattro campi di concentramento. A Fiume erano sbarcati gli alleati e Stella, la mia sorella maggiore, si era innamorata di Leo Michelutti, ce lo ha presentato, era una brava persona e lui ci ha consigliato di trasferirci in Italia. Mio padre era di origine ungherese e avevamo un cognome che suonava ebraico. Leo ha cercato un appartamento a San Daniele del Friuli, e una volta trovato siamo andati a vivere lì. I miei fratelli hanno trovato lavoro, papà faceva traduzioni dal tedesco. Vivevamo in affitto in un appartamento grande con due stanze al secondo piano, io ero la figlia piu’ piccola e dormivo nel letto con la mamma, ero impaurita da tutto quello che accadeva, andavo a catechismo ma non sapevo nulla sugli ebrei e sul nazismo. Mia sorella Stella che era molto istruita era stata messa al municipio e la persona che lavorava lì prima di lei aveva perso il posto, così per ripicca ci ha denunciati dicendo che eravamo ebrei e siamo stati deportati. Alle 6 meno un quarto di mattina ho sentito dei calci potenti sulla porta, sono arrivati due tedeschi, eravamo io, mia mamma, le mie due sorelle Stella e Daisy, che era debole di cuore e alla vista dei soldati è svenuta. Mamma è corsa in cucina a prendere dell’aceto per farla rinvenire e uno dei due “maledetti” ha detto una frase che non scorderò mai: tanto anche se muore è un’ebrea. Poi ci hanno portato via”.

Anne Frank nata a Francoforte il 12 giugno 1929, quest’anno avrebbe compiuto 90 anni. Il docu-film a lei dedicato la racconta attraverso le pagine del suo diario: un testo straordinario che ha fatto conoscere a milioni di lettori in tutto il mondo la tragedia del nazismo, ma anche l’intelligenza brillante e il linguaggio moderno di una ragazzina che voleva diventare scrittrice. La storia di Anne si intreccia con quella di 5 sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei, con la stessa voglia di vivere e lo stesso coraggio: Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss e le sorelle Andra e Tatiana Bucci.

Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se avesse potuto vivere dopo Auschwitz e Bergen Belsen? Cosa ne sarebbe stato dei suoi desideri, delle speranze di cui scriveva nei suoi diari?  Cosa ci avrebbe raccontato della persecuzione, dei campi di concentramento? Come avrebbe interpretato la realtà attuale, il rinascente antisemitismo, i nuovi razzismi? Certo è che, ancora oggi, Anne resta un punto di riferimento, uno specchio attraverso cui i ragazzi imparano a guardare il mondo e a farsi delle domande. Anne scriveva di sé, di ciò che accadeva nell’Europa in fiamme, del Nazismo. E per confidare le sue paure e le sue riflessioni inventa un’amica immaginaria: Kitty.

Helen Mirren accompagna gli spettatori nella storia di Anne attraverso le parole del diario. Il set è la camera del rifugio segreto di Amsterdam in cui la ragazzina resta nascosta per oltre due anni. È stata ricostruita nei minimi dettagli dagli scenografi del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. Una straordinaria e dettagliata ricostruzione ambientale che ci riporterà al 1942. Nella stanza ci sono gli oggetti della sua vita, le fotografie con cui aveva tappezzato le pareti, i quaderni su cui scriveva.

Una giovane attrice, interpretata da Martina Gatti, ha invece il ruolo di guidarci nei luoghi di Anne e delle superstiti della Shoah. È lei a viaggiare per l’Europa alla scoperta delle tappe della breve vita di Anne.  È una giovane di oggi che vuole conoscere la storia dell’adolescente ebrea diventata simbolo della più grande tragedia del ‘900 e ci parla soprattutto attraverso i social. Sono le foto e i post il suo linguaggio. Attraverso questi, la Gatti racconta e interpreta quello che scopre, quello che vede, dal campo di concentramento di Bergen-Belsen in Germania (dove Anne e sua sorella Margot muoiono) al Memoriale della Shoah di Parigi, fino alla visita nel rifugio segreto nella capitale olandese. Martina rappresenta una delle migliaia di teenager che si sentono vicine ad Anne, una delle tante amiche immaginarie, delle tante Kitty che ovunque nel mondo sognano di avere un posto speciale nel cuore della Frank.

Martina scrive una sorta di diario digitale capace di parlare ai suoi coetanei: un modo immediato per mettere in relazione le tragedie passate con il presente, di capire quale sia oggi l’antidoto contro ogni forma di razzismo, discriminazione e antisemitismo. È la sua curiosità, la sua voglia di non restare indifferente, a farci riscoprire l’assoluta contemporaneità delle parole di Anne Frank, ma anche la potenza delle voci di chi ancora può ricordare. Quelle di Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana, le storie parallele. Come Anne Frank hanno subito, da giovanissime, la persecuzione e la deportazione. A loro è stata negata l’infanzia, hanno perduto nei lager madri, padri fratelli, amici, amori. I racconti delle sopravvissute alla Shoah danno voce al silenzio del diario di Anne, che si interrompe improvvisamente con l’arresto di tutti gli ospiti del rifugio segreto di Amsterdam il 4 agosto 1944. Donne che si raccontano, a volte interrotte dall’emozione. Come quando Arianna, deportata a 11 anni, rievoca i suoi incontri con la madre attraverso il filo spinato di Auschwitz. Ma nel loro narrare c’è anche forza, sfida, ironia. Un esempio è la descrizione del gioco “surreale” che Sarah organizzava in campo con le altre ragazzine: una gara fra pulci. Non si vinceva niente ma aiutava a vivere.

Nel documentario, tra le altre, le voci del rabbino Michael Berenbaum, storico e docente di studi giudaici in diverse università americane, dello storico della Shoah Marcello Pezzetti, direttore del nascente Museo della Shoah di Roma, dell’etnopsicologa francese Nathalie Zajde, delle testimoni Doris Grozdanovicova e Fanny Hochbaum, della violinista di fama internazionale Francesca Dego, di Yves Kugelmann, giornalista e membro dell’Anne Frank Fonds, Basel, di Ronald Leopold – direttore dell’Anne Frank House, del direttore del magazine online Jewpopo Alain Granat, del fotografo Simon Daval.

In occasione dell’uscita del docu-film, nasce anche il profilo Instagram @CaraAnneFrank: come Kitty contemporanee, tutti noi possiamo parlare ad Anne e alle altre testimoni raccontando loro i nostri pensieri e le nostre emozioni sul tema della memoria. È questo l’invito rivolto a studenti e lettori in occasione dell’uscita in sala di #ANNEFRANK. VITE PARALLELE che si prefigge di mettere nuovamente in luce l’assoluta contemporaneità del messaggio e delle testimonianze di Anne, Arianna, Sarah, Helga, Andra e Tatiana come strumento per decifrare il mondo attuale e come antidoto contro ogni forma di razzismo.

Progetto scuole
È stato inoltre ideato un progetto specifico che prevede la programmazione di speciali matinée al cinema dedicate alle scuole (per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633).

di Francesca Monti

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