Intervista con Barbara De Rossi, protagonista dello spettacolo teatrale “Un grande grido d’amore”: “Il teatro è una grandissima forma di libertà. Un sogno per il 2020? Lavorare nuovamente con Michele Placido”.

Barbara De Rossi, tra le attrici piu’ poliedriche e apprezzate dal pubblico, sarà protagonista insieme a Francesco Branchetti dello spettacolo “Un grande grido d’amore” di Josiane Balansko con la traduzione di Davide Norisco e la regia dello stesso Branchetti, in scena dal 10 gennaio in tanti prestigiosi teatri italiani, da Treja (Mc) dove si terrà la prima data, a Milano e Napoli, passando per Torino, Firenze e molte altre città.

Al centro della vicenda i protagonisti Gigì Ortega e Hugo Martial, attori e coppia famosissima anni prima, fino all’abbandono delle scene da parte di lei e il conseguente declino della carriera di lui. La rinuncia improvvisa di un’attrice, protagonista con Martial di uno spettacolo pronto al debutto, fornisce all’agente il pretesto per tentare di formare di nuovo la mitica coppia e garantire il successo dello show. Da qui una serie di stratagemmi e imbrogli per convincere gli attori a tornare insieme e una serie di esilaranti situazioni ed equivoci in un’atmosfera ricca di suspense ma anche di tenerezza.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Barbara De Rossi dello spettacolo “Un grande grido d’amore”, ma anche della sua carriera, dell’associazione “I Diritti Civili nel 2000, Salvamamme Salvabebè” di cui è presidente onorario e del desiderio per l’anno che sta per iniziare: lavorare nuovamente con Michele Placido.

manifestoUN-GRANDE-GRIDO-D'AMORE-web

Barbara, da gennaio sarà in scena con “Un grande grido d’amore” di Josiane Balansko che la vedrà sul palco nuovamente insieme a Francesco Branchetti, con cui negli ultimi anni ha lavorato in molti spettacoli di successo, da “Medea” a “Coro di donna e uomo”, da Il bacio” a “Il diario di Adamo ed Eva”…

“E’ tanto tempo che lavoriamo insieme e ci troviamo molto bene. Dopo aver affrontato temi impegnativi in questo momento avevamo voglia di fare ruoli brillanti e comici. Così abbiamo scelto di portare in scena “Un grande grido d’amore” perchè è una commedia divertente. Ho interpretato anni fa “L’anatra all’arancia” con Marco Columbro, spettacolo che ha avuto un grande successo e volevo tornare a misurarmi con un ruolo piu’ leggero. Questa volta mettiamo in scena la storia di due attori che non hanno piu’ speranza, sono anziani, lei è reduce da episodi di alcolismo, sono stati insieme, si ritrovano dopo tanto tempo, quindi nasceranno situazioni molto divertenti. Sono sempre piuttosto seriosa e mi piaceva l’idea di portare un testo che potesse far ridere il pubblico”.

Cosa ci può raccontare riguardo il suo personaggio?

“Gigì Ortega è una brava attrice un po’ squinternata, una donna ruvida, dalla personalità complessa, difficile. Questo personaggio, come quello di Hugo, ha a che fare con l’ego dell’attore, quel tipo di attore che si crede perfetto, che pensa di saper fare tutto. In realtà i momenti divertenti nascono proprio dal fatto che entrambi hanno un carattere impossibile e si scanneranno come facevano quando stavano insieme. Il regista deve lottare con questi due attori per riuscire a portare a termine la messa in scena di Un grande grido d’amore, che è uno spettacolo. Dal nuovo incontro dei due nascono le gag, perchè non hanno mai smesso di amarsi, le loro strade si sono separate e per uno stratagemma vengono rimesse sullo stesso binario”.

Porterete “Un grande grido d’amore” in molti teatri italiani…

“Da gennaio a maggio saremo in tournée in tutta Italia. Gigì è una donna che ha un approccio con il lavoro comicamente aggressivo, e mi sono divertita molto a portarla in scena”.

De Rossi Branchetti

In quali progetti la vedremo prossimamente?

“C’è un progetto televisivo del quale ancora non posso parlare, dobbiamo perfezionarlo. Ma ormai ho trovato una buona dimensione a teatro perchè posso scegliere i miei testi e lavorare con chi mi dà soddisfazione. Il teatro è una grandissima forma di libertà e per donne grandi d’età come me l’idea di poter scegliere i propri personaggi è importante”.

Nella sua carriera ha interpretato tanti ruoli al cinema, in tv e a teatro. Ce n’è uno a cui è piu’ legata?

“Nella mia carriera ci sono state tante tappe in cui ho raggiunto risultati interiori e di maturazione. Spesso si ha la sensazione di crescere con determinati ruoli e fin da piccola, avendo iniziato a recitare a 16 anni, gli incontri felici sono stati parecchi, da “La Piovra”  con la regia di Damiano Damiani all’incontro con Chabrol. Poi naturalmente piu’ ci si avvicina a un’età matura e piu’ è difficile per un’attrice trovare ruoli perchè in Italia non si scrive tanto per le donne oltre i 50 anni”.

E quando vengono proposti sono sempre gli stessi…

“E’ vero. I ruoli che vengono proposti sono stereotipati: la zia, la mamma, la nonna, come se un’attrice grande non avesse piu’ nulla da raccontare. Negli altri paesi non funziona così, gli attori hanno la possibilità di portare in scena dei personaggi interessanti anche da grandi. In Italia è difficile vedere un’attrice cinquantenne protagonista di una fiction. La donna viene considerata nella freschezza dei suoi anni e non nella maturità ed è sbagliato perchè l’attore matura e le capacità interpretative diventano enormi. Mancando questa possibilità di ottenere ruoli interessanti al cinema o in tv l’attore allora sceglie il teatro dove c’è piu’ libertà espressiva”.

Forse questa situazione è dovuta anche al fatto che in Italia si dà spesso maggiore importanza all’estetica rispetto al talento e all’essenza…

“Certamente. Io sono sempre stata graziosa, anche da piccola ero una bella ragazza ma ho lottato molto per essere un’attrice parlante, ho studiato, ho improntato la carriera sulla qualità e cerco di seguire sempre questa strada”.

Ha iniziato la sua carriera a 16 anni, che ricordo conserva dei primi lavori in “Così come sei” di Alberto Lattuada con Marcello Mastroianni e in “La Cicala” con Virna Lisi?

“Ho dei ricordi bellissimi, per un certo periodo dai 20 ai 35 anni ho avuto modo di lavorare in tutte le coproduzioni piu’ importanti realizzate in Italia con box office americano-inglese recitando con artisti come Anthony Hopkins, Annie Girardot, Susan Sarandon, dai quali ho imparato molto. Sono state esperienze fantastiche. La cosa che mi ha colpito di piu’ dei grandi attori è la loro umiltà, piu’ sono grandi e piu’ sono umili. Ho lavorato con Susan Strasberg, con Brad Davis, la formazione è stata molto bella. Ci sono tanti episodi e momenti che porto nel cuore, come il film “La Cicala” con Renato Salvatori e Virna Lisi che ho incontrato a quasi 17 anni nel 1977″.

E’ presidente onorario dell’associazione “I Diritti Civili nel 2000, Salvamamme Salvabebè”. Ci può raccontare quali sono i progetti di cui si occupa l’associazione (https://www.salvamamme.it/)?

“La mia collaborazione con Salvamamme nasce nel 1998 quando ho incontrato Grazia Passeri che è la mente e l’angelo di questa associazione che sostengo in qualità di presidente onorario. Gli intenti sono concreti. Salvamamme è una realtà ben precisa e delineata, la nostra sede si trova in via Ramazzini a Roma e operiamo in difesa di famiglie, bambini, ci occupiamo della violenza contro le donne. Quando nel 1998 parlavamo di queste situazioni non c’erano le trasmissioni tv che affrontavano questi temi. Abbiamo fatto tantissime campagne per far emergere questa grave problematica del femminicidio e della violenza di genere. Questa è la mia parte sociale, quella che dedico agli altri. Devo dire che in tantissimi anni mi sono sempre mossa anche privatamente, nel senso che ricevo messaggi privati da parte di donne in difficoltà, infatti lascio il mio profilo social aperto per raccogliere le richieste di aiuto che poi segnalo alla Polizia di Stato o al 1522, il numero della Rete Nazionale Antiviolenza. Oppure cerco nel mio piccolo di informare, sensibilizzare, aiutare, sostenere le donne che hanno problemi. Lo facevo prima della tv, l’ho fatto quando ho condotto programmi come “Amore criminale ” e “Il terzo indizio” e continuerò a farlo anche senza la tv”.

C’è un sogno nel cassetto che le piacerebbe realizzare nel 2020?

“Mi piacerebbe tantissimo tornare a lavorare con Michele Placido, abbiamo recitato in “La Piovra”, dopo quindici anni ci siamo ritrovati sul set per “La missione” di Maurizio Zaccaro e sarebbe bello fare un terzo lavoro insieme. Come dice il proverbio: non c’è due senza tre”.

di Francesca Monti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...