Intervista con Nancy Brilli, a teatro con “A che servono gli uomini?”: “Ho voluto fortemente Lina Wertmuller alla regia. Questa commedia è anche un gesto d’amore nei confronti di Jaja Fiastri”

Nancy Brilli, tra le attrici piu’ talentuose e amate dal pubblico, è la protagonista di “A che servono gli uomini?”, commedia scritta da Jaja Fiastri e diretta dal Premio Oscar Lina Wertmuller, in scena nei teatri delle principali città italiane.

Nello spettacolo Nancy Brilli interpreta Teo, una donna in carriera stufa del genere maschile, che si definisce soddisfatta della sua vita da single ma rimpiange di non aver mai avuto un figlio.
Un giorno scoprirà che il suo vicino di casa, timido e terrorizzato dalle donne, lavora presso un istituto di ricerche genetiche dove si pratica l’inseminazione artificiale. Con il pretesto di una visita all’istituto, Teo ruberà la provetta numero 119, riuscendo a diventare madre senza avere i fastidi di un rapporto con l’altro sesso, che finora si è rivelato solo fonte di delusioni. Durante la gravidanza, spinta dalla curiosità, cercherà però in tutti i modi di conoscere il nome del donatore, e con uno stratagemma riuscirà a scoprirlo e questo porterà ad una una serie di situazioni comiche e offrirà numerosi spunti di riflessione sul ruolo attuale della donna.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso Nancy Brilli ci ha parlato dello spettacolo “A che servono gli uomini?”, ma anche del suo esordio al cinema nel 1984, e del lavoro a cui è piu’ legata tra i tantissimi a cui ha preso parte nella sua carriera.

A che servono gli uomini Nancy Brilli Daniele Antonini

Nancy, è a teatro con lo spettacolo “A che servono gli uomini?” in cui interpreta Teo, può presentarci il suo personaggio?

“E’ una donna felicemente single, che ha avuto molte delusioni dagli uomini in passato e decide che non ha bisogno di niente e di nessuno perchè è lei la sua anima gemella, è una disegnatrice e fotografa, è soddisfatta del suo lavoro, ha le sue amiche e il suo mondo. L’unica cosa che le manca è avere un figlio. Un giorno Teo scopre che il suo vicino di casa è uno scienziato un po’ pazzo e molto imbranato che lavora in un istituto di ricerca per la fecondazione. Le viene così un’idea fantastica: rubare una provetta e rimanere incinta, riesce nell’impresa e da lì in poi inizia ad avere una voglia pazzesca di sapere chi sia il padre del bambino, un po’ per essere rassicurata e un po’ per curiosità. Dopo tutte queste premesse capisce che una famiglia è formata da persone che si vogliono bene e scopre che gli uomini, che all’inizio non le piacciono perchè uno è imbranato, uno ossessivo, un altro mammone, sono tanto insopportabili prima quanto indispensabili dopo”.

Com’è nata la collaborazione con il Premio Oscar Lina Wertmuller che cura la regia dello spettacolo?

“Lina l’ho fortemente voluta io, non lavorava da un po’ e ha accettato subito di fare questa commedia. Abbiamo parlato moltissimo e collaborato soprattutto nella fase iniziale. Poi ovviamente non poteva stare tutti i giorni sul palcoscenico con noi, ma ci dava delle direttive che io e Valerio Ruiz, che è il regista assistente, abbiamo eseguito. E’ stato un onore lavorare con lei ed è stato anche molto istruttivo”.

Questa commedia è stata scritta dall’indimenticabile Jaja Fiastri…

“Jaja Fiastri è mancata un anno fa e quando già stava male le avevo promesso che avrei portato in scena una delle due commedie che aveva scritto e in cui voleva recitassi. E così è stato. Fare questa commedia è stato anche un gesto d’amore. Solo che il testo era stato scritto nel 1988, quando c’era ancora la SIP mentre adesso ci sono internet e i social che all’epoca non esistevano. Quindi abbiamo fatto un lavoro di adattamento insieme a Lina. Tra l’altro due mesi dopo le è stato assegnato l’Oscar alla carriera, quindi siamo stati lungimiranti e le abbiamo portato anche un po’ fortuna”.

Lo spettacolo affronta un tema attuale come il desiderio della maternità. Oggi il teatro può avere ancora una valenza sociale?

“Certo che sì, l’importante è non annoiare il pubblico. Il problema è che per diverso tempo sono stati propinati agli spettatori degli spettacoli fatti solo per la vanità dei registi. Io credo fortemente in un teatro pop, nel senso di popolare come lo intendeva Shakespeare, cioè che va verso il pubblico, facendolo divertire ma anche pensare senza farlo sentire inferiore. In Italia purtroppo c’è ancora un complesso nei confronti della commedia da parte di alcuni che io fortunatamente non ho”.

A che servono gli uomini Nancy Brilli

Che ricordo ha del suo esordio al cinema nel 1984 in “Claretta” di Pasquale Squitieri?

“Nel primo lavoro che ho fatto con Pasquale Squitieri ero praticamente una spettatrice, a lui servivano degli occhi, nella fattispecie ha scelto i miei perchè erano lo sguardo attraverso cui Miriam Petacci seguiva la storia della sorella Claretta. C’era anche la stessa Miriam che si faceva chiamare con il nome d’arte di Miria di San Servolo e quindi mi sentivo piu’ osservatrice che attrice. Mi sembrava che ci fossero soprattutto delle attese interminabili. E’ stato comunque affascinante perchè c’erano delle ricostruzioni degli anni Quaranta molto belle, c’era Claudia Cardinale come protagonista e poi il film ha partecipato alla 41a Mostra del Cinema di Venezia”.

C’è un lavoro tra quelli fatti per il cinema, per la tv o il teatro a cui è piu’ legata?

“Ce ne sono diversi, ma se devo dirne uno scelgo Manola, perchè anche quello è stato un progetto che abbiamo concepito dall’inizio, scrittura compresa. Margareth Mazzantini aveva pubblicato solo un libro, Sergio Castellitto non aveva mai fatto una regia, per cui abbiamo scritto, diretto e interpretato questo spettacolo. Ed è stato un successo grandissimo”.

E’ stata protagonista di tante serie tv di successo, da “Commesse” a “I colori della vita”, da “Il bello delle donne” a “Caterina e le sue figlie” per citarne alcune. Le piacerebbe tornare a recitare in una fiction?

“Dipende da cosa mi propongono, se fosse qualcosa di interessante accetterei. Magari invece andrò in giro per il mondo a vedere spettacoli, perchè bisogna capire dove va il mondo rispetto all’Italia. Se dovessi trovare qualcosa che mi piace è probabile che possa pensare di produrlo e di portarlo in Italia”.

Cosa si augura per il 2020?

“Professionalmente di trovare gente con capacità, di incontrare solo ed esclusivamente professionisti, perchè troppo spesso capitano persone improvvisate. Personalmente mi auguro che vada tutto bene come sta andando adesso, mio figlio frequenta l’Università e sono contenta”.

Per concludere, riprendendo il titolo dello spettacolo le chiedo “A che servono gli uomini”?

“Alla stessa cosa a cui servono le donne, a fare famiglia e a collaborare”.

di Francesca Monti

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