Speciale Tg1 “Fellini Fine Mai”: Nel film doc di Cappuccio il Maestro rivive attraverso la potenza delle immagini, dei suoni e delle foto custoditi da RaiTeche

Quando i film non finivano mai. Accadeva con uno dei più grandi registi italiani, genio indiscusso anche a livello internazionale: Federico Fellini. Un personaggio al quale – nel centenario della nascita – Rai Teche, Rai Cinema e Aurora Tv dedicano il film doc firmato da Eugenio Cappuccio, già suo assistente, “Fellini Fine Mai”, in onda per Speciale Tg1 domenica 19 gennaio alle 23.45 su Rai1, dopo essere stato presentato alla Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, in concorso nella sezione “Venezia Classic. Documentari sul Cinema”.
Quello che Cappuccio racconta in prima persona – in un doc il cui titolo fa riferimento al “The End” che il regista non voleva mai vedere sul grande schermo – è un Fellini fatto rivivere attraverso la potenza delle immagini, dei suoni e delle fotografie custoditi da Rai Teche: frammenti di vita e di poetica del cinema, spesso sconosciuti, e svelati da chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui e di condividere la sua esperienza come appunto Cappuccio che ricostruisce il percorso che lo ha portato a conoscere Fellini a Rimini quando era appena adolescente e poi, dopo aver studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia, a collaborare come assistente sul set di “Ginger e Fred”. Attraverso materiali di repertorio e interviste, Cappuccio parte dai luoghi in cui Fellini ha iniziato a raccontare le sue storie, e si lancia verso nuove scoperte del suo “mondo segreto” che troverà la sua massima espressione nelle possibilità offerte da Cinecittà: una sorta di “rivelazione” su ciò che ha dato forma e vita a molti dei più bei film della storia del cinema, un viaggio personale e familiare intimo, ma anche uno sguardo agli “incompiuti” di Fellini per molti versi ancora più enigmatici. Per questo il film documentario ospita anche numerose testimonianze originali e preziose come quelle di Vincenzo Mollica, Antonello Geleng, Sergio Rubini, Francesca Fellini, Andrea De Carlo, Mario Sesti.
A questi si aggiunge la voce (e la matita) di un altro grande che negli ultimi anni di vita e lavoro di Fellini lo ha affiancato per dare forma e colore ai sogni del Maestro che l’industria cinematografica faticava a realizzare: Milo Manara. Proprio il rapporto tra Fellini e Manara è uno dei complessi e originali binari percorsi alla scoperta dei “segreti” di un uomo e di un cinema che sullo schermo non metteva la parola “Fine” al termine delle vicende raccontate. Da “Viaggio a Tulum”, in cui lo stesso Eugenio Cappuccio, allora giovanissimo assistente alla regia di Fellini, fu coinvolto in circostanze paradossali, fino a Mastorna, film rimasti su carta, i cui disegni non sono mai diventati pellicola. Si scopre così che chiunque abbia avuto la fortuna di lavorare accanto al Grande Maestro non ha soltanto contribuito a realizzare dei capolavori e a partecipare a un’avventura culturale, figurativa, estetica, ma ha condiviso un mondo fantastico in cui la realità si intrecciava con la superstizione e in cui i segni del destino e le premonizioni erano fondamentali.

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