“Venire qui ogni anno è un dovere verso quelli che non sono tornati. Quest’anno mi sono sentita più sola perché sono scomparse due persone molto importanti, due testimoni come Piero Terracina e Franco Schonheit, che hanno scelto di raccontare come me, senza mai parlare di odio e vendetta“, con queste parole la senatrice a vita Liliana Segre ha raccontato quanto siano importanti le iniziative in occasione della Giornata della Memoria, che si sono tenute al Memoriale della Shoah, organizzate dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità Ebraica di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, per ricordare gli ebrei partiti dalla Stazione Centrale del capoluogo lombardo il 30 gennaio 1944 e nei mesi successivi.
Sul quel treno diretto ad Auschwitz c’era la stessa Senatrice a vita, che ha ripercorso quei momenti drammatici il 2 febbraio nel corso dell’incontro “Coloro che non hanno memoria del passato sono condannati a ripeterlo”: “Sono una delle poche persone ancora in vita che ha fatto questo viaggio. Sono nata a Milano in via San Vittore, con genitori e nonni milanesi, mi sono trovata imprigionata a 13 anni avendo come unica colpa quella di essere ebrea. Sono stata portata qui, nel sotterraneo della Stazione Centrale, di cui conoscevo solo la parte sopra, da dove quando ero ragazzina ero partita felice per le vacanze. Mai avrei immaginato che esistesse questo sotterraneo, con i binari uguali a quelli della parte superiore della stazione, da dove partivano i treni con gli animali per andare al macello. Così all’improvviso mi sono sentita anche io come quegli animali all’interno di quei vagoni di cui ancora ci sono dei resti“.
Nel suo discorso Liliana Segre ha poi parlato dei giorni di prigionia nel carcere di San Vittore, a cui recentemente ha fatto visita: “Nelle vie vicine ero andata in bicicletta e vedevo da fuori il muro basso della prigione senza mai pensare a chi stava dentro al carcere. Ero una ragazzina sciocca qualsiasi, che girando per le aiuole di Piazza Aquileia non si interessava di che cosa ci fosse lì dentro. Noi non avevamo il diritto di uscire, se non a un orario fisso nel pomeriggio. Mi ricordo le guardie italiane che portavano una volta al giorno dei bidoni con una specie di rancio molto brodoso, con verdure che galleggiavano. Le guardie avevano il terrore di parlare con noi, perchè tutti avevano il desiderio di conoscere cosa stava succedendo fuori“, ricordando anche l’umanità della guardia Andrea Schivo a cui è stata dedicata una pietra d’inciampo.
Arrivò poi il giorno della deportazione, il 30 gennaio 1944: “C’era un silenzio fortissimo, quasi insopportabile, dovevamo prepararci per prendere un treno verso una destinazione ignota. Quando si usciva da quel carcere che nel suo orrore era pur sempre Milano, era pur sempre un posto che avevamo sentito nominare, nessuno ti guardava, nessuno aveva pietà. Questa parola pietà, cerco sempre di insegnarla ai ragazzi quando vado agli incontri nelle scuole. La pietà arricchisce chi la riceve ma piu’ ancora chi la prova. Gli unici che sono stati capaci di un gesto di pietà sono stati i detenuti indimenticabili del carcere di San Vittore che vedendoci ci incitavano dicendo: “ce la farete, non avete fatto nulla di male”, e ci buttavano questa manna celeste, ci lanciavano un’arancia, del pane, una sciarpa. Uno mi disse in milanese: ehi tusa, mi chiamo Bianchi, non dimenticarti mai di me. Da quel momento in poi incontrammo solo mostri“.
Da quel momento in avanti i mostri nazisti ridussero Liliana Segre e le altre persone deportare ad amebe, togliendo loro l’identità e la dignità, fino a quando incontrarono degli altri uomini che conoscevano il senso della parola pietà: “Furono i soldati francesi, ma non era il 27 gennaio. In quella data i soldati russi entrarono ad Auschwitz e divenne di dominio pubblico quell’abominio che nessuno conosceva o faceva finta di non conoscere, anche se c’è ancora qualcuno che lo nega. Ma noi non c’eravamo già più, eravamo già state mandate a fare la marcia della morte, della quale si sa pochissimo. Se cadevi le guardie ti finivano con una fucilata alla testa. E allora noi siamo stati fortissimi, volevamo vivere, vivere, vivere. Le persone che facevano quella marcia avevano perso tutto, la casa, la famiglia, il corpo, eravamo scheletri, lupe affamate e dovevi trovare la forza dentro di te perchè non avevi nessuna spalla a cui appoggiarti. Lo dico sempre ai ragazzi: siamo fortissimi, basta provare a mettere una gamba davanti all’altra“.
Un recente rapporto di Eurispes ha svelato che per il 15,6% degli italiani l’Olocausto non esiste: “Io l’ho vissuto e a queste persone vorrei dire di studiare la storia, di informarsi, di leggere quello che i nazisti hanno scritto e filmato. Non credere a me forse può essere facile, sono una anziana testimone. Ma non credere agli scritti e ai film che hanno fatto i nazisti mi sembrerebbe davvero un controsenso“, ha detto la Senatrice Segre che ha concluso il suo intervento leggendo la poesia “Agli Amici” di Primo Levi.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche Giorgio Del Zanna della Comunità di Sant’Egidio, rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, Roberto Jarach della Fondazione Memoriale della Shoah, lo scrittore Paolo Rumiz e Milena Santerini, Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo.
“Tutto è cominciato più di vent’anni fa, nel 1997, quando i giovani studenti della Comunità di Sant’Egidio capirono che la testimonianza di Liliana Segre invitava non solo a non dimenticare il passato ma anche a non essere indifferenti davanti alle ingiustizie del presente“, ha esordito Giorgio Del Zanna della Comunità di Sant’Egidio.
“A Milano c’è stata una manifestazione e lo Stato di Israele è comparso come assassino, è un’idea terribile perchè quando si ha a che fare con gli assassini significa che tutto è permesso. Questa idea proviene da una storia millenaria che però è stata molto riprodotta nel Novecento. Uno dei compiti che abbiamo tutti è portare avanti un’azione culturale che riguardi non solo il ricordo della Shoah ma anche l’immagine dell’ebraismo e l’abbattimento di questi pregiudizi“, ha dichiarato rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano.
“Tra un mese e mezzo inizieremo il cantiere per finire la biblioteca, questo permetterà a chi vuole approfondire, capire, imparare qualcosa di avere strumenti aggiornati e validi. E’ lo sforzo finale per avere un memoriale con una parte viva e monumentale. Nel 2019 sono venuti in visita oltre 42mila 600 studenti, quest’anno potremmo arrivare a 50.000, sono numeri che ci dicono che quello che facciamo insieme alle guide formate dall’Associazione Amici della Shoah funziona e riesce a portare a termine quella operazione culturale e formativa che ci eravamo proposti“, ha detto Roberto Jarach della Fondazione Memoriale della Shoah.
“Questo è un luogo autentico che parla a tutti quelli che lo visitano. Sono stata nominata da poche settimane coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, è una grande responsabilità ma mi dà anche una grande forza. L’antisemitismo assume tante forme e torna ancora oggi, c’è quello antigiudaista, di matrice islamica, dell’estrema destra, quello culturale, quello su internet su cui dobbiamo vigilare. Non dobbiamo discutere su quali di queste forme sia piu’ grave perchè sono tutte gravi. La Shoah fu preparata da leggi razziali dovute e approvate da un governo fascista, da un’attenta propaganda antisemita, non si può elogiare Liliana Segre e coltivare reminiscenze fasciste allo stesso tempo nella stessa società. Questo vorrebbe dire tradire la memoria e le lezioni che ci hanno lasciato i testimoni“, queste le parole di Milena Santerini, Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo.
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“Oggi siamo davanti a elementi nuovi che rendono piu’ grave l’amnesia e nascono dall’avvento del digitale che ci ha scombinati facendoci vivere paranoie complottiste e fobie come quella attuale verso i cinesi. Ho conosciuto un anno fa Agnes Heller, la cosa che mi ha colpito di piu’ è stato il suo attaccamento alla vita, così come Liliana Segre mi colpisce per l’apparente leggerezza del suo parlare che certo nasconde dietro un lavorio immenso. La stessa cosa la posso dire di Lala Lubelska che andava a parlare delle scuole a patto che il tema non fosse l’Olocausto ma la bellezza della vita. Vorrei dire ai giovani che il viaggio ad Auschwitz è importantissimo perchè li fa entrare nell’età adulta e li rende differenti rispetto ai loro compagni che non hanno fatto la stessa esperienza. Ma questo rischia di essere inutile se non abbiamo le armi retoriche, la forza e il coraggio per rispondere a coloro che urlano le ragioni del razzismo per le strade, nei treni e sugli autobus“, ha detto lo scrittore Paolo Rumiz.
Sul palco sono saliti anche Anita e Riccardo del Movimento Giovani per la pace che hanno visitato Auschwitz e ricordato quanto sia importante abbattere le differenze e i muri culturali e sociali che ancora esistono, nella realtà e sui social, e Antonio Casella che ha letto una lettera dei detenuti del Carcere di San Vittore, scritta dopo l’incontro con la senatrice Liliana Segre.
La commemorazione è giunta quest’anno alla sua ventiquattresima edizione consecutiva, da quando, il 30 gennaio 1997, la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica, insieme con Liliana Segre e alla presenza di rav Giuseppe Laras, si ritrovarono per fare memoria in quello che allora era un umido e buio sotterraneo della Stazione Centrale. Quel sotterraneo è oggi il Memoriale della Shoah di Milano.

All’ingresso del Memoriale, Liliana Segre ha voluto scritto a caratteri cubitali la parola “INDIFFERENZA” per ricordare l’indifferenza dei milanesi di allora di fronte a quanto accadeva sotto i loro occhi e per richiamare con quel monito la responsabilità di ciascuno nel presente.
Quell’indifferenza che purtroppo ancora oggi esiste, così come l’odio gratuito che si vede quotidianamente sui social dove i leoni da tastiera insultano e offendono le persone senza motivo, come accaduto con la Senatrice Segre, che è costretta a girare con la scorta, a causa delle minacce ricevute. Ma il numerosissimo pubblico presente all’incontro al Memoriale della Shoah che ha ascoltato commosso le parole di Liliana Segre, dona una luce di speranza non solo per la sopravvivenza della memoria che non deve mai essere cancellata o dimenticata ma anche per la costruzione di un mondo migliore in cui non si ripetano piu’ gli errori del passato. Un mondo in cui ci siano sempre piu’ candele della memoria.
di Francesca Monti
