Intervista con Mariella Nava che ci presenta il nuovo singolo “Povero Dio”: “Durante il lockdown ci siamo resi conto di quanto la fede ci dia forza nei momenti difficili”

Si intitola “Povero Dio” il nuovo singolo di Mariella Nava, una riflessione su quello che eravamo prima del lockdown e su quanto questo difficile periodo che abbiamo vissuto ci abbia fatto riscoprire valori importanti come ad esempio la fede.

Il brano è il primo assaggio del nuovo disco della cantautrice tarantina che uscirà prossimamente a due anni di distanza da “Epoca”.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Mariella Nava, parlando del singolo ma anche del futuro della musica, della sua carriera e di “Cantautrici”, il progetto in cui condivide il palco con Grazia Di Michele e Rossana Casale in un originalissimo “trialogo” con brani dei rispettivi repertori e alcune canzoni scritte per altri grandi interpreti della musica italiana.

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Mariella, è uscito il suo nuovo singolo “Povero Dio”. Ci racconta com’è nato?

“Come sempre le mie canzoni nascono dall’osservazione della realtà, del nostro vivere così pieno di materialità e poco comprensivo di quello che può essere un passaggio spirituale. Siccome non siamo fatti solo di materia ma abbiamo questa necessità di elevarci, di pensare, di nutrire l’anima e la mente anche attraverso la riflessione, la filosofia e poichè la religione ne è una naturale derivazione, ho pensato che il concetto di Dio fosse stonato in questo tempo frenetico che abbiamo vissuto fino a pochi mesi fa. Molte volte lo nominiamo invano, a sproposito o in invocazioni abitudinarie ma spesso nessuno di noi dà più il giusto valore ad un Dio che invece è forza interiore, è rinnovamento, salvezza sia mentale che spirituale, è un additivo alla nostra vita, un carburante notevole. In questo lockdown ci siamo resi conto, in particolar modo le persone più predisposte, più sensibili a un concetto del genere, di quanto siamo pervasi da questa spiritualità, da questa attitudine a pregare, a fare un bilancio interiore riguardo le nostre azioni. Siamo stati costretti a guardarci dentro e fuori, a rapportarci con gli altri in modo diverso e quindi Dio può essersi presentato in modo più idoneo”.

Questa forza che proviene dalla fede e questa voglia di ripartire dopo la pandemia traspaiono perfettamente dal video…

“Questo tunnel da cui si esce alla fine del video, questa luce da trovare è una ricognizione, un reset che dobbiamo fare. Abbiamo pulito il mondo per un frammento di tempo, con gli animali che si sono ripresi il loro posto nel momento in cui siamo stati bloccati e la nostra invasività è stata limitata. Questo ci ha fatto capire la misura del nostro strafare a sproposito, che danneggia la natura ed è un pericolo anche per la nostra incolumità”.

Qual è il suo rapporto con la fede?

“Sono stata una delle persone fortunate che ha sempre avuto questo punto cardinale rappresentato dalla fede. Non sono esente da storture e da osservazioni non esatte di quello che potrebbe essere un credo, ma ho sempre vissuto con un concetto cristiano che in momenti particolari della mia vita mi ha dato la forza per superare situazioni difficili. Vedo che i calciatori ad esempio quando devono calciare un rigore fanno il segno della croce. Questo modo di raccomandarsi a Dio l’ho sempre avuto anche di fronte a un esame, ad un problema di salute, ad un concerto. Tutto quello che richiedeva di essere più forte mi ha avvicinata alla fede”.

“Povero Dio” andrà a far parte del suo nuovo disco. Cosa può anticiparci a riguardo?

“Stavo ultimando il disco ma il lockdown ha fermato tutto. Ho ripreso da qualche giorno la lavorazione e presto si conoscerà qualche altro brano. E’ un album che come al solito parte dall’osservazione di quello che mi sta intorno, di quello che accade, dell’amore. C’è sempre la Mariella che si meraviglia delle cose della vita e partecipa a tutto ciò per cui la musica può dare il suo contributo”.

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Ha scritto diverse canzoni che affrontano tematiche sociali come la violenza sulle donne o la sicurezza sul lavoro. Quanto oggi la musica può ancora smuovere le coscienze delle persone?

“Durante il lockdown per farci coraggio a vicenda sono nati cori dai balconi, dai terrazzi, la musica è come la fede, è qualcosa che ti dà forza e ti fa sentire vivo e quindi può raccontare ancora tanto, può smuovere le coscienze, unire e attenzionare la gente sulle cause importanti, è qualcosa che appartiene a tutti. La musica è come un profumo, come l’amore, non ci lascia indifferenti e ci viene a cercare. Altre forme d’arte richiedono un’attenzione attiva, dobbiamo aprire un libro, andare a vedere un film o un quadro. La musica invece arriva da sola, la sua magia più bella è l’unicità”.

Come vede il futuro della musica?

“Spero che nascano delle categorie sconosciute. Il fatto di non avere un riconoscimento come mestieranti, come lavoratori del settore ci rende più fragili a livello di sostegni, di iniziative, infatti non esiste una voce che racchiuda questi mestieri che nel loro insieme formano il mondo della musica. Questa è una buona opportunità per pensarci. Non c’è nessun tipo di carezza, di attenzione, di aiuto, non c’è un manuale di istruzione in questo lavoro, è lasciato tutto al caso, è molto nebuloso, andrebbe invece catalogato, argomentato, perchè ci sono tante persone che soffrono moltissimo in questo momento”.

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Ha collaborato con molti artisti e scritto brani, tra gli altri, per Andrea Bocelli, Renato Zero, Gianni Morandi. Con chi le piacerebbe lavorare in futuro?

“Non mi sono mai posta un limite e non mi sono mai proposta io per una collaborazione, sono sempre stata raggiunta o cercata oppure è nata da un incontro casuale. Lascio un po’ che la vita disegni le cose. Ho grande stima sia per i cantautori italiani nuovi sia per quelli già affermati. Mi piacerebbe conoscere, anche solo uscire insieme a cena senza per forza incidere qualcosa, artisti come De Gregori o Fossati. Tra gli interpreti mi piace molto Arisa, ha una bellissima voce, tra gli stranieri sogno di lavorare con Sting”.

Com’è nato il progetto “Cantautrici” che la vede protagonista a teatro con Rossana Casale e Grazia Di Michele?

“E’ stata una bella novità per me, due donne, due mondi che sembrano distanti ma in realtà dal punto di vista generazionale hanno dei punti di contatto con me. Ci siamo incontrate perchè Grazia stava lavorando ad una rassegna teatrale sulla canzone d’autore, ha contattato me e Rossana, ci siamo trovate insieme alla conferenza di presentazione di questa kermesse, abbiamo parlato e a un certo punto ci siamo chieste: “ma noi abbiamo mai fatto qualcosa insieme?”. E da lì è nata l’idea di questo spettacolo, che è stato molto apprezzato. La gente ci ha accolte con un applauso lunghissimo prima ancora di cantare ed è una sensazione stupenda quando ci si sente unite sul palco per qualche ragione”.

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Se dovesse pensare ad un’immagine della sua carriera ultra trentennale cosa le verrebbe in mente?

“Mi viene in mente il Festival di Sanremo 1999 a cui ho partecipato con “Così è la vita”. Non pensavo minimamente di arrivare terza e ho ricevuto anche il riconoscimento della Sala Stampa per la miglior musica. Mi sono trovata su un podio tutto al femminile con Anna Oxa e Antonella Ruggiero. Non credevo nemmeno che la gente si ricordasse di me, invece quello che si fa rimane e diventiamo parte del vissuto delle persone. E’ stato un momento indimenticabile”.

A proposito del Festival di Sanremo, le piacerebbe tornarci nuovamente?

“Ogni anno faccio un esercizio personale, quando si avvicina il periodo di Sanremo scrivo sempre una canzone e dico: “vediamo se potrebbe farne parte”. Amo quel palco e quell’adrenalina che si crea, mi piace mettermi alla prova, è un termometro per me stessa. Sanremo ha dato conferme a tanti artisti, ha lanciato nuovi talenti, è un palco fondamentale per la musica leggera italiana sul quale sono passati tutti, in gara o come ospiti. Spero di tornarci”.

Un sogno nel cassetto…

“Ho una piccola etichetta con cui mi piacerebbe riuscire ad aprire dei percorsi alla musica che verrà, dare la possibilità a qualcuno di diventare famoso, consegnando una parte della mia esperienza ai giovani”.

Cosa si sente di consigliare ad un giovane che vuole diventare cantante?

“Consiglio di non seguire le mode ma di essere se stesso e tirare fuori quello che ha dentro. Inoltre deve pensare alla musica come valore in se stesso, non come una modalità per arrivare al successo ma come un regalo prezioso che qualcuno ci ha permesso di avere e che dobbiamo seguire con una dedizione e una vocazione assolute”.

di Francesca Monti

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