Intervista con Chiara Galiazzo che ci racconta il nuovo disco “Bonsai (come fare le cose grandi in piccolo)”: “Ho scoperto che ho molta più pazienza di quanto pensassi e che i difetti possono essere trasformati in punti di forza”

“Bonsai (come fare le cose grandi in piccolo)” (Sony Music) è il nuovo disco di Chiara Galiazzo, pubblicato per Sony Music il 3 luglio.

Un progetto che già dal titolo richiama i temi portanti: l’arte della pazienza e mondi lontani raggiunti attraverso viaggi reali o percorsi interiori.

Con un lavoro durato due anni e la cura per le piccole cose preziose, Chiara ha dato vita ad un album che traccia dopo traccia va a comporre il suo personalissimo mappamondo, che è stato poi rappresentato graficamente in un poster creato da Elena Borghi, illustratrice, scenografa, paper artist di fama internazionale attualmente designer presso LondonArt.

Il progetto vede la collaborazione di importanti autori quali Dario Faini, Alessandro Mahmoud, Federica Abbate, Cheope, Danti, Roberto Casalino, Alessandra Flora, Alessandro Raina, Davide Napoleone, Valeria Palmitessa, Piero Romitelli e Francesco Catitti, in arte Katoo, che ha anche prodotto l’album.

Negli ultimi mesi alcune tappe di questo viaggio musicale sono già state svelate: “L’ultima canzone del mondo” che ha avuto come sfondo i ghiacciai dell’Islanda, “Honolulu”, il teaser del brano “Bambola Daruma” che punta dritto al Giappone, fino all’evocazione del Messico con l’ultimo singolo “Non avevano ragione i Maya”.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Chiara Galiazzo su Zoom, parlando del disco ma anche del futuro della musica e del sogno di cantare al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

mappabonsai

Chiara, “Bonsai” è il tuo nuovo disco che arriva a tre anni di distanza dal precedente. Com’è nato questo progetto?

“Bonsai ha avuto una gestazione molto lunga, forse è stato l’album che ho realizzato in più tempo. Per coltivare un bonsai infatti ci vogliono pazienza e cura delle piccole cose. E’ questo il modo in cui mi sono approcciata al progetto. Poi in un secondo momento è arrivata la metafora del viaggio perchè quando ho visto tutte le canzoni insieme ho pensato che potessero essere rappresentate in una mappa in quanto alcune avevano anche nomi di Paesi come Honolulu o di cose che rimandano a una nazione, come Bambola Daruma che è tipica del Giappone in cui sono stata due volte a cantare. Quindi in realtà in questo album ho inserito tutto quello che ho fatto negli ultimi due anni. Elena Borghi, che è una bravissima artista, è riuscita a riflettere la mia musica in questa mappa che ho voluto mettere all’interno dell’album in modo che le persone potessero attaccarla in camera, oltre ad ascoltare le canzoni e pensare a me”.

Il disco vanta la collaborazione di tanti prestigiosi autori e sei coautrice di sei canzoni. Come ti sei trovata a lavorare insieme a loro?

“Conosco da diversi anni tutti gli autori con cui ho lavorato per questo album, non c’è stato nulla di costruito a tavolino. Sono stata fortunata in quanto Katoo è un produttore multitasking ed è anche un autore e ha fatto da arbitro ai progetti che avevamo in mente prima di iniziare a realizzare l’album. Dopo Nessun posto è a casa mia che è stato particolare e sofferto non era facile proseguire. Sono stata contenta di collaborare con persone che stimo”.

Oltre al Giappone ci sono Honolulu, il Messico, l’Islanda. Sono Paesi in cui sei stata o in cui vorresti andare?

“Sono stata due volte in Islanda nell’ultimo anno perchè ho girato il video de L’ultima canzone del mondo. Quando sono andata lì mi sono resa conto che i ghiacciai si stanno sciogliendo davvero e quindi ho pensato che quella canzone fosse adatta per veicolare nel mio piccolo un messaggio, in collaborazione con Greenpeace, per portare avanti questo concetto che il cambiamento climatico è in atto, anche se non lo vediamo direttamente, e che è meglio pensarci intanto che siamo ancora in tempo, prima che arrivi a bussarci alla porta come tante cose accadute ultimamente. Bonsai racchiude canzoni d’amore dedicate alle persone a cui voglio bene ma potrebbe avere un’accezione più universale perchè se vogliamo bene a qualcuno amiamo anche la casa in cui vive e la natura che ci circonda”.

Ci racconti qualcosa in più sul brano “Kamikaze”?

“Abbiamo cambiato molte volte il testo di “Kamikaze” prima di arrivare alla versione finale perchè quando hai molto tempo nascono tanti dubbi, come ad esempio se mettere o meno questo titolo molto strong. Secondo me però quando ti butti in una relazione sei un po’ kamikaze. Mentre ascoltavo la canzone pensavo a un video in cui due persone tiravano di scherma, non so perchè ma è un mio trip mentale e in seguito ho scoperto che in questo sport la spada viene usata per attaccare ma anche per difenderti. La metafora del duello è molto bella. Vado fiera di questa canzone che ho scritto con Cheope che è un bravissimo autore”.

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Il tuo nuovo singolo “Non avevano ragione i Maya”, dedicato a chi è sempre pronto a partire e non si arrende mai, è stato annunciato sui social lo stesso giorno della news sulla loro profezia legata alla fine del mondo…

“La notizia della profezia dei Maya relativa al 21 giugno 2020 è uscita 38 minuti dopo aver annunciato l’arrivo del mio singolo e giuro che non è stata un’operazione di marketing… (ride). E’ bello che la musica dia spunti di riflessione, magari c’erano tante persone che non conoscevano la storia dei Maya e questa canzone ha permesso di apprendere qualcosa in più. La stessa cosa per la Bambola Daruma che rappresenta la grande forza di volontà e la voglia di realizzare i propri desideri, seguendo la massima “cadi sette volti e ti rialzi otto””.

Nel 2019 hai portato nei teatri il tour più piccolo del mondo che si è chiuso con l’ultima data al Teatro Gerolamo di Milano che ha visto la partecipazione di Michele Bravi. Hai già pensato a come rendere live il disco, non appena sarà possibile tornare a fare concerti?

“In questo momento non faccio grandi progetti perchè non abbiamo certezze. Sicuramente il numero degli spettatori sarà ridotto in base alle misure di sicurezza ma non mi dispiace perchè sono abituata a contesti intimi e vorrei continuare su questa strada. Nel live cercherò di raccontare le canzoni come se fosse un viaggio all’interno di questi miei ultimi otto anni. Sarebbe bello proseguire con Il tour più piccolo del mondo… vedremo cosa accadrà”.

Come immagini il futuro della musica?

“Il futuro della musica sarà roseo se utilizzeremo questa situazione per migliorare le crepe che già c’erano prima, per tutelare i lavoratori che non hanno avuto aiuti. Ho scoperto che l’arte in Italia produce il 16% del Pil ed è una cosa incredibile ma bisognerebbe cambiare il linguaggio perchè ancora non è considerata un lavoro serio e retribuito come dovrebbe. Spero che vengano fatte le dovute correzioni. E’ il momento giusto per apportare cambiamenti positivi in tutti i campi”.

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C’è una canzone tra quelle della tracklist a cui sei più legata?

“Ultimamente a “La vita che si voleva” perchè il ritornello è stato scritto due giorni dopo la scomparsa di mia nonna avvenuta un anno e mezzo fa. Roberto Casalino che ha una grande sensibilità e bravura è riuscito a creare una canzone attorno a quella strofa sofferta. Ho sempre avuto un legame forte e speciale con le mie nonne e quindi quando riascolto quella canzone provo sempre una grande emozione”.

Hai pubblicato infatti due giorni fa una storia su Instagram insieme a tua nonna Angelina che ha ascoltato in anteprima il disco…

“Sono alcuni mesi che non vedo mia nonna Angelina perchè giustamente mia mamma non vuole esporla ad eventuali rischi. Il 2 luglio ha compiuto 93 anni così ho recuperato un video divertente girato qualche tempo fa e ho voluto pubblicarlo in occasione del suo compleanno”.

Questo disco è un viaggio in posti reali ma anche dentro te stessa. Cosa hai scoperto di Chiara che non sapevi?

“Ho scoperto che ho molta più pazienza di quello che pensassi. Questo percorso mi è servito perchè ho imparato tante cose e che quelli che pensi possano essere dei difetti in quanto ti differenziano dagli altri in realtà possono essere trasformati in punti di forza. La bellezza sta nella diversità e non bisogna averne paura”.

Edgar Allan Poe diceva: “Viaggiare è come sognare”. Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Il sogno nel cassetto ora è cantare in un teatro grande come quello degli Arcimboldi di Milano, facendo un concerto in inverno. Quando accadrà vorrà dire che saremo finalmente usciti da questo periodo così difficile”.

di Francesca Monti

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