Recensione di “La Bancarotta” di Carlo Goldoni, con la regia di Matteo Spiazzi

Il 20 luglio è andata in scena al Teatro Romano di Verona “La Bancarotta” di Carlo Goldoni, prodotta da Cast di Simone Toffanin & Cantieri invisibili, nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese 2020.

Si tratta di un lavoro non molto rappresentato, scritto da Carlo Goldoni negli anni ’40 del ‘700, periodo cruciale in cui ha luogo la riforma goldoniana, destinata a rinnovare la scena di tutta Europa dopo due secoli di quasi esclusivo dominio delle scene della “Commedia dell’arte”. Riforma che segna il passaggio graduale dal professionale “Teatro delle maschere” alla “Commedia di carattere”, dove gli attori abbandonano la maschera e agiscono come personaggi “veri”, dotati di caratteri psicologici diversificati.

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Concetto ben compreso dal regista Matteo Spiazzi che in questo lavoro, in maniera percettibile, scardina la stereotipia di Pantalone, Truffaldino, Brighella e del Dottore, assegnando loro profili psicologici più complessi rispetto all’ortodossia della Commedia dell’arte, risultando così tutta la messa in scena connotata da un’impronta libera da certi stilemi tradizionali, operazione questa che rivitalizza il lavoro non solo sul piano estetico ma ne favorisce anche una rilettura attualizzata della “Bancarotta”, divenendo chiaramente metafora della condizione planetaria di oggi.

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Forse un po’ eccessive certe concessioni al pubblico con pezzi musicali popolari più recenti nella zona finale dello spettacolo, accompagnati dal vivo dalla fisarmonica dal bravo Giuliano Ferrari. Ottimi gli attori a cominciare da Andrea De Manincor nel doppio ruolo del Conte Silvio, espressione e sintesi del prossimo crollo dell’Ancien Régime, e di Aurelia, caratterizzata magistralmente in piemontese, e Simone Toffanin, anch’egli nella doppia parte di un Brighella, coraggiosamente sganciato dalla tradizione, e del Dottore. Molto bravi gli altri attori Alberto Bronzato, Giulia Cailotto, Ermanno Regattieri, Matteo Spiazzi, nel ruolo di Pantalone.

La commedia racconta il fallimento del vecchio mercante che, per poca avvedutezza e una incontrollabile pulsione senile verso le donne, avvia l’impresa famigliare al fallimento, evidente traslato delle paure del collasso economico di oggi.

di Toni Andreetta

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