Intervista con Pierpaolo Spollon, tra i protagonisti di “Doc – Nelle tue mani”: “Riccardo è empatico, autoironico, ha voglia di scherzare anche nei momenti più critici, ma riesce a prendersi le responsabilità quando serve, proprio come me”

Pierpaolo Spollon è uno dei volti più amati tra i giovani attori del panorama italiano ed è attualmente tra i protagonisti su Rai 1 della serie campione di ascolti “Doc – nelle tue mani”, in cui interpreta lo specializzando Riccardo Bonvegna e di “L’Allieva 3” in cui riveste il ruolo di Marco Allevi.

Simpatico, ironico, umile e con i piedi ben piantati a terra, in questa piacevole chiacchierata Pierpaolo Spollon ci ha parlato non solo di come si è preparato per entrare nei panni di Riccardo ma anche dei prossimi lavori in cui lo vedremo, Che Dio ci aiuti 6, Vite in fuga e Leonardo, e del sogno di essere una rockstar per provare l’emozione di sentire la gente cantare con lui in uno stadio.

credit foto ufficio stampa Rai

Pierpaolo, in “Doc-Nelle tue mani” interpreti lo specializzando Riccardo Bonvegna. Ci racconti come ti sei preparato per impersonarlo?

“Le difficoltà attorialmente erano quelle di doversi relazionare con una situazione e un mestiere non comuni per uno che non ha studiato medicina. Gli ospedali sono tra quei posti mistici in cui tutti siamo stati ma nessuno sa come funzionano. Ringrazio i registi Jan Michelini e Ciro Visco che hanno insistito con la produzione per mandarci nei nosocomi per fare esperienza e capire quale aria si respira. Siamo stati due settimane al Policlinico Gemelli di Roma, sostenuti dal primario Dottor Landolfi che ci ha dato la possibilità di scorrazzare all’interno della struttura accompagnati da medici e capire le dinamiche paziente-dottore, specializzando-specializzando, specializzando-superiore, medico-primario, ed è stato molto utile. Dal punto di vista umano dovevo interpretare un ragazzo che è senza una gamba e quindi mi sono indaffarato per trovare qualcuno che avesse una patologia simile, e alla fine ho conosciuto Andrei che ha fatto anche la mia controfigura sul set. Lui mi ha spiegato com’è stata la sua esperienza quando ha perso l’arto da giovane, come ha affrontato la situazione quando gli hanno dato la notizia e come vive oggi. Insieme al regista abbiamo deciso di partire da un momento ipotetico in cui Riccardo è sceso già a patti con se stesso, cioè vive una tristezza per la perdita della gamba ma è pronto a superarla altrimenti non avrebbe mai svelato questo segreto ad Alba. Sicuramente ha ancora problemi di relazione ma penso che probabilmente prima o poi riuscirà a oltrepassare definitivamente questo ostacolo. C’è anche una parte nascosta di sofferenza che è causata dal moncherino che non è stata raccontata in questa stagione”.

Qual è stata la scena più complessa da girare?

“Sulla carta c’era una scena che mi spaventava, quella con Andrea Fanti in chiesa, perché come si dice in gergo aveva un po’ di ciccia, nel senso che c’erano diverse emozioni in ballo. Invece sia per il rapporto di amicizia che si è instaurato con Luca Argentero sia per la sua professionalità, in quanto è un attore molto generoso ed è facile lavorare insieme, l’abbiamo girata in due ciak. Per me le scene difficili paradossalmente sono quelle semplici, quando le leggo penso di riuscire a farle subito invece poi le sbaglio. E’ un mio limite come attore, forse è una questione di concentrazione. Mi è capitato ad esempio di dover fare una piccola camminata in corridoio chiamando Alba e dicendole che i risultati erano pronti e che doveva venire subito. Erano due battute ma ho rifatto la stessa scena dieci volte perchè non riuscivo ad essere convincente”.

Quali sono i punti in comune tra te e Riccardo?

“Sono un attore che ama mettere sempre qualcosa di se stesso nel personaggio. Il bacino di emozioni da cui si va ad attingere è quello personale. Indubbiamente c’è questa componente di empatia con le persone che mi appartiene, io vivo per stare in mezzo agli altri e in questo periodo di lockdown dover mantenere le distanze, non potersi abbracciare, essere lontano dagli amici per me è molto pesante. Inoltre Riccardo è autoironico, ha voglia di vivere e scherzare anche nei momenti più critici, però riesce a prendersi le responsabilità quando serve e ad esserci per gli altri. In questo mi rivedo molto. Ho insistito con il regista per inserire queste caratteristiche in un personaggio che ha sofferto tanto”.

Ne L’allieva 3 in onda su Rai 1 la domenica sera interpreti invece Marco Allevi, un altro personaggio che prende la vita con ironia…

“Mi vengono proposti dei personaggi che spesso hanno questa caratteristica che mi appartiene e sono felice di portare leggerezza nella vita delle persone. Me lo riconoscono anche sul set ed è il più grande complimento che mi possano fare. Riccardo ha un problema e cerca di sdrammatizzare, Marco ha quella leggerezza esplosiva di chi morde la vita, ha tante passioni, non si ferma di fronte a niente, va a lavorare per fare il corso, per andare a Tokyo. Sono due personaggi che sfruttano l’ironia e l’autoironia per vivere meglio”.

Sei anche sul set di un’altra serie di grande successo, “Che Dio ci aiuti 6”, in cui interpreterai il ruolo di Emiliano…

“E’ un set totalmente diverso dove vengono richieste altre abilità. Ho ritrovato Gianmarco Saurino con cui ho lavorato in “Doc-Nelle tue mani”, ci sono una Diana Del Bufalo esplosiva e una bravissima Elena Sofia Ricci. Inoltre si ride tantissimo, perchè il regista Francesco Vicario nel recente passato ha diretto Aldo, Giovanni e Giacomo e quindi dà la possibilità di dare sfogo a tutta la mia “stupideira” (ride)”.

Hai recitato nelle serie “Vite in fuga” e “Leonardo” in onda prossimamente su Rai 1. Che esperienze sono state? 

“Sono state due esperienze meravigliose, diverse ma arricchenti. In “Vite in fuga” ho lavorato di nuovo con Luca Ribuoli che conosco perchè è stato regista della prima serie de “L’allieva” e di “Grand Hotel” e ho un bellissimo rapporto professionale con lui. La serie è un noir, un genere che adoro, ho recitato con Barbora Bobulova e Francesco Colella con cui compongo un trio investigativo e stare sul set con loro che sono così bravi è stato fantastico. Riuscire anche in questo caso a portare leggerezza è stata una soddisfazione incredibile. Per quanto riguarda “Leonardo” c’era la difficoltà dell’internazionalità in quanto è girato in inglese. Aidan Turner non ha bisogno di presentazioni e c’è un altro attore protagonista che adoro, Freddie Highmore, che ha fatto “The Good Doctor”, una delle serie mediche che ho guardato per preparare il personaggio di Riccardo, per capire quali fossero le situazioni di interesse. Lavorare insieme a lui è stato pazzesco”.

Un sogno nel cassetto…

“Sogno spesso di suonare davanti a uno stadio pieno, vorrei essere una rockstar perchè mi sono sempre chiesto quale debba essere l’emozione di sentire la gente cantare le canzoni insieme a te”.

Che genere di musica ti piace ascoltare?

“Sono un audiofilo, ho un impianto audio di fronte al quale mi siedo, faccio partire il vinile e passo ore ad ascoltare, pensare e riflettere. Ascolto di tutto, da Chet Baker al jazz, dall’elettronica più autoriale al rock, sono un fan dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath, adoro alla follia Lucio Dalla che per me è uno dei più grandi della storia della musica, mi piacciono Mina, Battisti e Celentano”.

di Francesca Monti

credit foto posato LinkArt Srl

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