Intervista con Tommaso Allan, mediano d’apertura della Nazionale Italiana e della Benetton Treviso: “Il rugby è la mia vita, mi ha permesso di conoscere persone, culture e Paesi che altrimenti non avrei mai visitato”

Tommaso Allan è una delle colonne portanti della Nazionale Italiana di rugby e della Benetton Treviso.

Nato a Vicenza da genitori che hanno un trascorso nel mondo ovale, ha iniziato a praticare questo sport all’età di sei anni nel Petrarca Padova. Successivamente ha proseguito la formazione sportiva con i London Scottish e nell’Academy dei Wasps ed in seguito in Sudafrica, conquistando nel 2012 la Currie Cup U19 con Western Province. L’anno successivo è passato al Perpignan, squadra francese in cui ha disputato tre stagioni collezionando 41 presenze e 150 punti tra Top14, Heineken Cup e Pro D2. Nell’estate del 2016 è approdato alla Benetton Treviso.

Il mediano d’apertura, classe 1993, ha vestito la maglia della Scozia dall’U17 all’U20, partecipando a due edizioni dei mondiali juniores, poi il 9 novembre 2013 ha fatto il suo esordio con la Nazionale Maggiore Italiana in occasione del Cariparma Test Match disputato contro l’Australia nel quale ha messo anche a segno una meta.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Tommaso Allan parlando della ripresa del Sei Nazioni, della partita che ricorda con maggiore emozione e degli obiettivi stagionali.

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Tommaso, lo scorso sabato l’Italia ha affrontato l’Irlanda a Dublino nel match valido per il turno 4 del Sei Nazioni, che era stato bruscamente interrotto otto mesi fa a causa della pandemia. Quanto è stato difficile questo lungo periodo di stop?

“E’ stato un periodo difficile per tutti, abbiamo trascorso tanto tempo chiusi in casa. Noi fortunatamente abbiamo ripreso ad allenarci a inizio maggio e abbiamo proseguito fino alla fine di agosto, poi sono iniziate le partite. E’ stato bello poter tornare a giocare. Ora viviamo giorno per giorno, purtroppo nelle ultime settimane i numeri dei contagi stanno risalendo, speriamo si possa trovare il prima possibile un vaccino e si possa uscire definitivamente da questa situazione complessa”.

Quali differenze hai riscontrato a livello di tattica e preparazione tra il nuovo commissario tecnico Franco Smith e il precedente Conor O’Shea?

“Ci stiamo allenando molto duramente, c’è tanta fisicità che stiamo provando a portare anche in partita. Rispetto alle sessioni che facevamo con Conor sono più corte ma intense e con tante accelerazioni. Franco è molto dettagliato riguardo al gioco che vuole. Facciamo inoltre diverse riunioni in cui studiamo l’avversario ma anche la tattica”.

L’attuale Nazionale è composta anche da giovani talenti. Quali sono le aspettative in vista dei Test Match di novembre?

“In rosa abbiamo diversi giovani che stanno portando energia e speriamo di trasporla anche in campo. Conosciamo le avversarie del nostro girone, sappiamo che se riusciamo a fare il nostro gioco possiamo metterle sotto pressione, però bisogna migliorare rispetto al match con l’Irlanda. Magari per alcuni di noi è stato anche uno shock tornare a giocare dopo tanto tempo e la prima partita internazionale non è mai facile. Dobbiamo quindi affinare i dettagli e portare più fisicità sul terreno di gioco”.

Che ricordi hai del tuo esordio in maglia azzurra contro l’Australia nel Test Match del 2013 in cui hai segnato anche la tua prima meta?

“Non tanti perchè è stato tutto talmente veloce che sono un po’ offuscati, forse anche per le botte in testa che ho preso dopo…(sorride). Scherzi a parte, mi sono goduto quell’esordio e la meta che ho segnato rimarrà sempre tra i ricordi più belli. E’ stato stupendo giocare la prima partita in casa davanti al pubblico italiano. Il risultato non è stato positivo ma ero contento per la mia prestazione e da lì mi è venuta ancora più voglia di giocare con la Nazionale con cui mi sono tolto tante soddisfazioni”.

Hai vissuto e giocato in Francia, Inghilterra e Sudafrica. Come ti hanno lasciato queste esperienze a livello umano e sportivo?

“Ogni cultura è diversa, ogni Paese vive il rugby in modo differente. In Sudafrica questo sport è una religione, in Francia, a Perpignano, le partite erano l’evento principale per la città e quando capitava di perdere diventava difficile anche uscire di casa perchè la gente magari non era contenta e ti insultava. Ci sono pregi e difetti. E’ bello giocare in un Paese che ama il rugby, che lo sostiene, sentire la passione del popolo. E poi ognuno ha un suo modo di giocare. In Sudafrica sono molto fisici, giocano con la mischia, in Francia invece c’è un rugby champagne, spettacolare, basato sul gioco individuale uno contro uno”.

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Qual è la partita o il momento della tua carriera che ricordi con più emozione?

“Sicuramente l’esordio in Nazionale e la mia prima partita nel Mondiale, nel 2015 contro la Francia in uno stadio Twickenham pieno. Siamo entrati con le luci spente, c’erano solo i flash dei telefonini ed era bellissimo. Anche arrivare ai playoff con la Benetton Treviso lo scorso anno è stato un evento mai capitato nella storia del club e quindi indimenticabile”.

Cosa manca all’Italia per fare un ulteriore salto di qualità in questo sport?

“Per sviluppare il rugby bisogna portarlo nelle scuole e in giro per l’Italia. E’ uno sport che si gioca soprattutto al Nord ma sta crescendo anche al Centro e al Sud. Secondo me è necessario avvicinare al rugby i bambini facendoli giocare in modo che possano nascere giocatori di livello come capita in Inghilterra e in Sudafrica dove ci sono milioni di persone che praticano questo sport”.

Quali sono gli obiettivi stagionali con la Benetton Treviso?

“Abbiamo sempre l’obiettivo di arrivare ai playoff sia in Pro14 che in Coppa Europa. Abbiamo iniziato la stagione non benissimo ma abbiamo affrontato le due finaliste dell’anno scorso. Siamo una squadra forte e competitiva. C’è molta competitività anche nel gruppo perciò dobbiamo cominciare a portare a casa i risultati”.

Consiglieresti ad un ragazzo di praticare rugby?

“Certamente perché è un bellissimo sport, ha una cultura incredibile, c’è gioco di squadra, rispetto, ti insegna la disciplina e a fare gruppo e ti permette di stringere amicizie per la vita”.

Che cosa rappresenta per te questo sport?

“E’ la mia vita, è il mio sogno fin da piccolo. Questo sport mi ha dato un sacco di opportunità, mi ha permesso di conoscere persone, culture, Paesi che non avrei mai visitato altrimenti e di vivere un’esperienza inimmaginabile”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Tommaso Allan

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