Intervista con Alberto Rossi, protagonista di “Un Posto al Sole”: “Nel corso degli anni ho regalato a Michele Saviani alcune mie emozioni. C’è un continuo interscambio tra la scrittura, il personaggio e l’attore”

Alberto Rossi è uno degli attori più amati di “Un Posto al Sole” ed è nel cast fisso della soap in onda su Rai 3 fin dalla prima puntata nel ruolo di Michele Saviani, affascinante giornalista, dotato di grande professionalità e profondo senso della giustizia, sposato con Silvia e padre di Rossella.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con lui del suo personaggio ma anche dell’esordio televisivo nella serie “I ragazzi del muretto”, di sport e dell’attuale situazione del mondo dello spettacolo.

Alberto, nelle puntate attualmente in onda vediamo il tuo personaggio, Michele Saviani, alle prese con un periodo difficile avendo subìto un’aggressione insieme a Silvia…

“Questo evento drammatico è servito per dare una scossa sia famigliare che professionale ed è giusto che le coppie storiche della soap ogni tanto vengano un po’ movimentate. Sono tutti in apprensione per le conseguenze di questa aggressione che Michele e Silvia hanno subito. Ci sono dubbi sul fatto che lei possa essere stata vittima di una violenza fisica da parte di questi due malviventi anche se la Dottoressa Bruni ha confermato a Michele quanto detto da sua moglie, cioè che non è stata violentata, ma molti nostri spettatori non credono a questa versione. E poi c’è questo atteggiamento ostico di Silvia nei confronti del marito… Dopo questo tsunami vediamo cosa succederà”.

Le scene dell’aggressione sono state molto intense e magistralmente recitate da te e da Luisa Amatucci. Quanto è stato complicato?

“Se hai una bella storia, scritta e diretta bene, le difficoltà sono relative. Io e Luisa in questi 25 anni ogni volta che abbiamo affrontato storie forti siamo riusciti a renderle ancora più intense di quanto non potessero immaginarsi gli autori. In questo caso abbiamo parlato con gli scrittori, con il produttore creativo Fabio Sabbioni, con l’head writer Paolo Terracciano, perchè volevano che da questa vicenda uscissero determinate cose e alla fine si sono trovati tra le mani del materiale anche un po’ più ricco del previsto”.

Sei presente nella soap fin dalla prima puntata, che ricordo hai del tuo esordio?

“Abbiamo girato la prima scena in esterna, al cimitero, perchè era quella del funerale del conte Giacomo Palladini. Devo dire che ci ha portato bene”.

UN POSTO AL SOLE

Ci sono dei punti di contatto tra te e Michele?

“E’ inevitabile che gli autori costruiscano il ruolo anche sull’attore che lo interpreta, sanno come mettere le battute in bocca ai personaggi storici per cui c’è facilità a memorizzare le scene perchè sai già cosa andrai a dire rispetto alla storia che stai vivendo. Nel corso degli anni in virtù del lavoro che ho fatto ho regalato a Michele anche alcune mie emozioni. C’è un continuo interscambio tra la scrittura, il personaggio e l’attore”.

Attraverso Michele Saviani e la sua professione di giornalista sono stati trattati tanti temi sociali di grande importanza e attualità, da ultimo quello delle truffe romantiche compiute via web…

“Ho affrontato con piacere tanti temi interessanti, dalla prostituzione minorile al suicidio in diretta radiofonica del figlioccio della poliziotta Giovanna Landolfi. “Un Posto al Sole”, infatti, ha anche una funzione sociale. E’ stato invece deciso dalla Rai di non parlare del covid perchè è un po’ una scheggia impazzita che magari non ci avrebbe permesso di stare sul pezzo cronologicamente come siamo abituati a fare. Viviamo questa drammatica situazione e proporla anche in tv sarebbe stato troppo. Attualmente c’è lo spettro di un nuovo lockdown, ci sono le aree rossa, arancione e gialla, per cui si è preferito trattare altri argomenti come quello dell’aggressione”.

Com’è lavorare sul set in questo periodo?

“La gente percepisce che non ci sono contatti tra gli attori nelle scene dove potrebbero esserci un abbraccio, una carezza, un bacio, per una questione di affetto o di commozione. Sono gesti che in questo momento non possiamo fare. Andiamo avanti con un codice molto stretto e rigoroso che però ci ha consentito di riprendere a lavorare il 15 giugno in condizioni di sicurezza. Tutte le settimane facciamo il tampone e cerchiamo di stare sempre molto attenti”.

Facendo un piccolo passo indietro fino agli inizi della tua carriera, ci racconti qualcosa sul tuo esordio in tv con “I ragazzi del muretto”?

“Avevo 24 anni, ero appena uscito dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e una settimana dopo l’ultimo saggio ho firmato due contratti per la Rai, uno per una nuova serie dedicata ai giovani, “I ragazzi del muretto”, l’altro per uno sceneggiato di Rai 2 con Gianfranco Jannuzzo e Daniela Poggi intitolato “Ti ho adottato per simpatia”. E’ stato travolgente e non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto di quanto stesse accadendo. In Accademia avevo sempre fatto recitazione teatrale e mi sono ritrovato sul set ma è andata bene perchè “I ragazzi del muretto” ha riscosso un enorme successo e ancora oggi, a distanza di trenta anni, la gente mi identifica con il personaggio di Mitzi ed è bello che possa rivedere le puntate della serie su Raiplay”.

Hai lavorato a teatro con il Maestro Giorgio Albertazzi nello spettacolo “Il ritorno di Casanova”. Che ricordo conservi di lui?

“Lavorare con Giorgio Albertazzi è stato come fare un altro anno di Accademia. Era uno degli ultimi grandi maestri, il 2 novembre purtroppo è mancato anche Gigi Proietti e non è rimasto più nessuno. Aver fatto teatro con un attore immenso come lui mi ha permesso di consolidare ancora di più le mie nozioni teatrali e, se c’era del talento, è stato ulteriormente alimentato”.

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C’è un personaggio che vorresti interpretare in futuro? 

“Intanto spero di continuare a fare questo mestiere il più a lungo possibile dato il momento. Al di là del covid la nostra categoria è abbastanza tartassata. Mi piacerebbe poi interpretare un assassino, uno squartatore, un bandito romantico, sono ruoli affascinanti, che hanno successo perchè il pubblico tifa sempre per i cattivi”.

Qual è la tua opinione riguardo l’attuale situazione del settore del mondo dello spettacolo?

“Dopo tre mesi di lockdown noi abbiamo ripreso a lavorare e forse proprio la tv è l’ambiente un po’ più protetto ma se penso ai colleghi che fanno cinema o teatro si trovano in una situazione sicuramente peggiore. Nelle sale come nei teatri non può andare nessuno, l’ultimo film di 007 che sarà costato 200 milioni di dollari non uscirà al cinema, così come le nostre pellicole, e non sarà possibile mettere in scena spettacoli, magari autoprodotti, che si erano organizzati, anche con pochi spettatori, e avevano messo in piedi un sistema che garantiva una totale sicurezza. Purtroppo non è bastato ed è stato deciso di chiudere nuovamente tutto. Sono cose che fanno innervosire. C’è gente che lavora in tanti settori, non solo in quello dello spettacolo, che in questo momento davvero non riesce ad avere i soldi per mangiare. Quando c’era la guerra restavano comunque aperti le scuole, i teatri, le fabbriche, invece non abbiamo mai affrontato una pandemia. Dopo un anno non c’è ancora un vaccino, in tutto il mondo c’è tanta confusione e non si sa come affrontare questo grave problema. Ovviamente navigando a vista è inevitabile commettere degli errori”.

Tra le tue passioni c’è lo sport, sappiamo che sei tifoso del Livorno e della Juventus…

“Il Livorno dopo alcune belle stagioni in A ora è scivolato in Serie C. Per quanto riguarda la Juventus arriviamo da una grande vittoria in Champions anche se contro una squadra non molto blasonata come il Ferencvaros. E’ rientrato Ronaldo, Morata è in un momento di grazia dopo essere tornato in bianconero e dobbiamo cercare di far giocare al meglio sia lui che Dybala.  Forse Pirlo dovrebbe avere un po’ più di coraggio in alcune scelte ma bisogna anche dire che, nonostante conosca l’ambiente, non è facile esordire come allenatore sulla panchina della Juventus che ha vinto nove scudetti consecutivi”.

Oltre al calcio c’è qualche altro sport che ti piace seguire o praticare?

Gioco a tennis, è uno dei pochi sport che ancora si può praticare a livello amatoriale all’aperto. Ogni domenica sfido mio fratello e puntualmente perdo (ride). Sono riuscito a batterlo solo due volte, una perchè era reduce da un viaggio e doveva smaltire il jet lag e un’altra perchè non era fisicamente in forma”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Instagram Alberto Rossi

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