Spettacolo dal vivo: La presenza dell’assenza

di Toni Andreetta

Lo streaming dilaga in tempo di pandemia. Cinema, spettacoli, concerti volano in tutto il mondo attraverso la rete. Le grandi istituzioni teatrali e musicali non demordono e lanciano le loro esecuzioni nel web senza perdersi d’animo, accelerando e sperimentando uno slancio innovativo tecnico che forse già stava covando prima che il pipistrello cinese bloccasse molta parte degli scambi sociali, economici e affettivi del pianeta.

Gli artisti reclusi in casa scrivono, suonano, leggono fiabe su Facebook, protestano per essere privati del contatto diretto col pubblico, quale elemento essenziale dello spettacolo dal vivo e, per la verità, anche loro fonte di reddito, che potremmo definire con tutto il rispetto reddito di sopravvivenza visto che ad esempio, prima del Covid, il reddito medio dei lavoratori dello spettacolo dal vivo era inferiore ai 5.000 euro.

Una situazione di precarietà tragica che obbliga da sempre una larga maggioranza degli attori e degli artisti a svolgere anche altre professioni per mantenersi, come confermato dalla Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro (RCFL) condotta dall’Istat. Molti sono insegnanti di discipline artistiche, ma la maggior parte svolge mestieri non riconducibili alle proprie competenze artistiche quali impieghi in ristorazione, commercio, ricerca, servizi sanitari e sociali, cura della persona. Disagio finalmente venuto alla luce in occasione di questa emergenza che ha evidenziato la sciatteria e la trascuratezza della politica nei confronti di questo settore e della cultura in generale.

Basta vedere come viene valorizzata politicamente la cultura in Italia, il peggio del peggio, ministeri e assessorati alla cultura spesso assegnati agli “scartini”, mentre Sanità e Lavori Pubblici, dove c’è polpa, ai “bravi”. Ma venendo alle condizioni restrittive sul piano espressivo sperimentate con l’emergenza pandemica, possiamo osservare alcuni elementi interessanti. La prima considerazione su cui riflettere può consistere nel fatto che gli spettacoli dal vivo con spettatori distanziati hanno registrato una maggiore concentrazione da parte di pubblico e artisti, con riduzione drastica dei “rumori parassiti” in platea, come colpi di tosse o commenti sottovoce, favorendo la sacralità e paradossalmente la specificità del rito relazionale in un contesto comunitario, dove spesso il pubblico viene posizionato in palco e gli “attori” in platea, ribaltamento simbolico non da poco.

Oggi inoltre possiamo osservare un certo superamento della concezione dello streaming come ripiego e rimedio all’impossibilità di agire in presenza. La diffusione in rete comincia ad affermarsi come modalità espressiva ricca di potenzialità espansive ed economiche da sviluppare anche in tempi normali.

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