Intervista con I Veramadre: “La nostra vita è il palco”

A distanza di quasi quattro anni dal precedente Veramadre (La Stanza Nascosta Records, 2017), la band di Priverno Veramadre torna a far sentire la sua voce con l’album Karmacaos, registrato e mixato alla MadHouse Records e prodotto da Andrea Madeccia.

Karmacaos, uscito il 6 febbraio su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta La Stanza Nascosta Records del musicista e produttore Salvatore Papotto, è stato preceduto dal singolo omonimo, in radio e sui digital stores dal 16 gennaio.

Sms News Quotidiano ha scambiato due chiacchiere con i componenti della band.

Copertina Karmacaos

Il vostro ultimo album, Karmacaos, appena uscito per La Stanza Nascosta Records sembra essere una virata verso sonorità prog-oriented. Un bel salto, rispetto al pop-rock, di “Veramadre”… Com’è stata la gestazione di Karmacaos?

“Eravamo in lockdown, e cercavamo un metodo creativo ma allo stesso momento efficace per iniziare a lavorare sul nuovo album, ci siamo visti su skype e abbiamo deciso di iniziare a registrare dei demo a casa con le nostre parti e di scambiarceli in modo da poter visionare le idee di tutti. Poi, una volta giunti in sala prove, gran parte del lavoro era già fatto e quindi non è stato difficile terminare l’album in pochissimo tempo”.

Quali artisti non possono mancare nella vostra playlist musicale?

“Beh, diciamo che potremmo elencare decine e decine di gruppi o artisti singoli! Ci sono differenza abissali tra le nostre sonorità e il tipo di musica che ci piace ascoltare. Questo ovviamente non è mai stato un problema, anzi, crediamo fermamente che sia un pregio ed un punto di forza perché l’ascolto di generi diversi arricchisce e dà delle sfumature singolari alla nostra musica”.

Quanto è importante per voi il palco e quanto vi manca in questo periodo la dimensione live?

“La vita dei Veramadre è proprio il palco! A partire dalle persone che ci seguono e che vengono ai nostri live, passando per l’adrenalina poco prima di iniziare, fino all’emozione dell’ultima nota, ci manca tutto! Senza contare poi che siamo una band che si autofinanzia soprattutto con le entrate dei live, e sono quelle che ci permettono di andare avanti, quindi possiamo affermare fermamente che per noi il palco è VITA!”.

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Il videoclip di Karmacaos è opera di Americo Pucci, batterista e videomaker della band. Come è nata in Americo la passione per l’arte multimediale?

“Ho sempre avuto la passione per l’arte multimediale ma non ho mai avuto la giusta spinta per seguirla, sono stato sempre troppo preso dalla batteria. Girare un video è spesso motivo di stress, significa dover cercare un bravo videomaker, organizzare location, luci, cercare gli attori giusti ecc… Quindi mi sono voluto mettere in gioco, ed occuparmi io di tutta la parte che riguarda i video. Nella vita è sempre bello mettersi alla prova e spesso si rimane sorpresi da come riusciamo a scoprire noi stessi”.

Il vostro cantante, Nahuel Cisneros, ha una voce veramente strepitosa. Come si è formato, a livello vocale?

“All’età di sei anni ascoltavo insieme a mio padre le cassette dei Queen e canticchiavo sulla voce di Freddie. Quando frequentavo le scuole medie, mi accorsi che l’unica ora di lezione che mi rendesse felice era quella di musica! Imparando le note, imparando a scrivere la musica, il solfeggio-e in generale avvicinandomi alla teoria musicale- ho cominciato a capire quanto fosse importante l’ascolto. Mi sono accostato in un primo momento all‘hard rock (in particolare Black Sabbath e Led Zeppelin), poi al blues dedicandomi all’ascolto di grandi artisti come Billie Holiday, BB King, Etta James e Gary Moore. Così cominciai a cantare blues, fino al giorno in cui ascoltai John Fogerty che mi spinse a voler ottenere di più da me stesso… Devo molto a mia madre, la quale, non sopportando più di sentirmi cantare sotto la doccia, decise di mandarmi da qualcuno che fosse in grado di consentirmi di approfondire la mia passione. Così iniziai a studiare canto, decidendo tempo dopo di continuare come autodidatta. In questo modo negli anni, ho trovato la mia voce”.

Nel video e nell’artwork di Karmacaos sono presenti dei corvi che, nell’immaginario collettivo, simboleggiano un cattivo presagio. Quali sono le motivazioni di questa scelta?

“Hai detto bene, questo è quello che pensano la maggior parte delle persone. Il corvo è però anche un simbolo alchemico di metamorfosi, nel senso più nobile e potente del termine: spesso è infatti associato al passaggio da uno stadio all’altro della vita, di solito in senso migliorativo. Il nostro auspicio è che possa simboleggiare il passaggio dalla pandemia ad una ritrovata normalità, fatta anche di quella musica dal vivo che tanto ci manca e che abbiamo voluto, simbolicamente, riprodurre nel videoclip”.

di Redazione

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