Venezia è la protagonista della terza puntata di “È l’Italia, bellezza!”, condotto da Francesca Fialdini, in onda lunedì 15 febbraio alle 22.10 su Rai Storia

Venezia, città incantata capace di affascinare i visitatori di ogni epoca. Riparte dalla Serenissima la terza puntata di “È l’Italia, bellezza!”, il programma di Rai Cultura condotto da Francesca Fialdini, in onda lunedì 15 febbraio alle 22.10 su Rai Storia. Una città simbolo della cultura europea che nel secolo dell’Illuminismo, pur senza più possedere il potere commerciale e militare del passato, raggiunse il suo apice di capitale dell’eleganza, del piacere e della mondanità internazionale. Ma è nell’Ottocento, sotto la spinta rinnovatrice di Napoleone, che la città lagunare si avvia a cambiare pelle per entrare nell’epoca della modernità. Il Complesso di Santa Maria della Carità viene totalmente ridisegnato, stravolgendo l’originaria struttura palladiana del convento e interrando i canali circostanti, per fondare una cittadella dedicata alla bellezza: l’Accademia Reale di belle arti di Venezia con la Galleria dell’Accademia, che conserva i tesori dell’arte veneta, dal Tintoretto a Tiziano, dal Giorgione al Canaletto, dal Carpaccio al Veronese. Il viaggio di Francesca si sposta poi in Emilia-Romagna, al cospetto del Duomo di Modena, uno dei maggiori monumenti dell’arte romanica, riconosciuto nel 1997 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco, assieme alla torre Ghirlandina e all’adiacente Piazza Grande. La chiesa madre dedicata a Santa Maria Assunta venne fondata quasi mille anni fa, nel 1099, nel sito del sepolcro di San Geminiano, patrono della città, a testimonianza dei valori religiosi e culturali della nuova comunità nascente. È ancora un luogo del sacro e del silenzio ad accogliere, nelle Marche, il viaggio di Francesca tra le bellezze d’Italia: l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, in provincia di Macerata. Ancora oggi è considerato il più importante edificio monastico della regione, caratterizzato da uno stile che documenta la transizione dal romanico al gotico e rispecchia in pieno la laboriosità dell’ordine cistercense. Un fervore, quello benedettino, capace non solo di erigere opere architettoniche esemplari, ma anche di modificare la natura e il paesaggio. 

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