SANREMO 2021 – Video Intervista con Ermal Meta, in gara con “Un milione di cose da dirti”: “Non vedo l’ora di salire sul palco dell’Ariston e cantare”

Ermal Meta è in gara al 71° Festival di Sanremo con il brano “Un milione di cose da dirti”, una canzone d’amore dal sound essenziale per raccontare qualcosa di personale ma capace di risuonare anche a livello universale.

Il singolo è contenuto nel nuovo disco del cantautore, “Tribù urbana”, pubblicato su etichetta Mescal e distribuito da Sony Music, in uscita il 12 marzo, che attraverso 11 tracce evidenzia l’altissimo livello di scrittura di Ermal Meta, sia quando dà voce ai sentimenti, sia quando racconta il mondo attraverso storie di vita.

Nella serata di giovedì 4 marzo, dedicata alla canzone d’autore, l’artista sarà accompagnato sul palco dell’Ariston dalla Napoli Mandolin Orchestra e interpreterà “Caruso”, celebre brano del 1986 di Lucio Dalla.

Qui la nostra video intervista con Ermal Meta:

Ermal, quali sono le tue sensazioni a poche ore dal tuo ritorno sul palco dell’Ariston per un’edizione del Festival di Sanremo strana e storica allo stesso tempo?

“Sarà sicuramente un Festival particolare ma anche uno di quelli ricordati nella storia quindi è vero che è tutto strano ma anche che c’è un palco, ci sono dei musicisti e un’orchestra meravigliosa e non vedo l’ora di cantare”.

Porterai in gara “Un milione di cose da dirti”. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Raccontare un brano è sempre molto difficile, raccontare una ballad lo è ancora di più, quindi posso dirti che è una semplicissima canzone d’amore che parte piano e che scorre via in tre minuti e venti”.

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“Un milione di cose da dirti” fa parte del tuo nuovo disco “Tribù urbana”, un arcobaleno di suoni e testi in cui ogni parola è pesata e pensata, in cui sono presenti anche dei brani che raccontano storie di persone che sono ai margini della società, penso a “Gli invisibili” e a “Il destino universale” dove c’è una citazione di te…

“Gli invisibili tratta questo tema da un punto di vista emotivo più che altro e pone l’accento sull’importanza del guardarsi allo specchio e vedersi, perché quando ti vedi attraverso gli occhi altrui o ti ritrovi a pensare alla tua vita attraverso le parole di altri semplicemente diventi invisibile a te stesso, quindi oserei dire che è la canzone più importante dell’album per quanto riguarda il messaggio. Il destino universale parla di spostamenti, di migrazioni, di vite, l’ho scritta dopo aver letto il libro “Ho seguito le stelle” che racconta di un ragazzo che affronta un viaggio incredibile pur di avere la possibilità di incontrare un futuro migliore, di poterselo costruire. Tutta questa umanità che è il sangue della Terra deve circolare perché se non circola questo corpo che è il nostro mondo si incancrenisce. Ho scritto questa canzone pensando a questo concetto e ho inserito le fotografie di diverse persone, non soltanto di coloro che cercano un futuro migliore ma anche di coloro che sono alla ricerca di un’altra terra o in qualche modo della propria vita”.

A proposito della società in cui viviamo nel video di “No Satisfaction” i volti delle persone tendono a scomparire e a perdere la propria identità, proprio come accade oggi in cui l’essenza lascia il posto all’apparenza e l’unicità all’omologazione… 

“No Satisfaction è una mia personalissima fotografia su questa potenziale comunicabilità devastante che abbiamo e su come a volte annienti in realtà la comunicazione tra le persone a tal punto da far perdere i propri contorni perché si cerca di essere stranamente particolari o fuori dal coro ma poi si finisce per uscire da uno ed entrare in un altro”.

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credit foto Emilio Timi

Ascoltando le tue canzoni si riescono a immaginare le storie che stai raccontando, ti piacerebbe in futuro scrivere una colonna sonora per un film o magari recitare in una pellicola dopo l’esperienza nel corto “Artes”?

“Non so se sarei all’altezza di recitare ma potrebbe essere piacevole e mi metterei in gioco volentieri. Se qualcuno me lo chiedesse accetterei”.

Nella serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover porterai “Caruso” di Lucio Dalla insieme alla Napoli Mandolin Orchestra. Come mai hai scelto questo splendido brano?

“Caruso è una delle canzoni più “grosse” che siano state scritte e avevo semplicemente voglia di cantarla su quel palco”.

Come ti immagini il futuro della musica tra qualche mese?

“Non sono in grado di immaginarlo ma spero che tutto vada per il meglio e si possa tornare a calcare i palchi il prima possibile. E’ un augurio che faccio non solo a me ma a tutte le persone che lavorano in questo settore”.

di Francesca Monti

credit foto Emilio Timi

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