“In scena” Nino Manfredi, l’omaggio di Rai5 a 100 anni dalla nascita

Dei quattro “moschettieri” della Commedia all’italiana, insieme ad Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, è stato l’ultimo a lasciarci, nel 2004, ed è stato l’ultimo a raggiungere il grande successo, arrivato grazie alla tv e a quella leggendaria edizione di Canzonissima condotta con Paolo Panelli e Delia Scala che nel 1959 tenne incollati allo schermo milioni di italiani. Tra queste due date, una vita per il cinema e lo spettacolo: quella di Nino Manfredi al quale – a cento anni dalla nascita – Rai Cultura dedica il documentario firmato da Francesco D’Arma e Barbara Pozzoni per “In scena”, in onda in prima tv lunedì 15 marzo alle 21.15 su Rai5 e in replica domenica 21 marzo alle 18.15 circa.
Manfredi era nato a Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone. Un’origine contadina alla quale rimase legato e che rivendicò con orgoglio fino alla fine dei suoi giorni. La terra, la povertà, i ricordi dell’emigrazione in America della sua famiglia, la sofferenza segnarono a fondo l’attore. E la sua vocazione naturale all’ironia si impastò spontaneamente con questa eredità dura e tormentata, sublimandosi nei formidabili film tragicomici, divertenti e amari, della commedia all’italiana degli anni 60 da lui interpretati. 
Attore vero, capace di trasformarsi nei suoi tanti personaggi, di toccare spesso corde drammatiche, Manfredi si avvalse degli insegnamenti appresi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, dove si diplomò negli anni Quaranta, conseguendo contemporaneamente la laurea in giurisprudenza. Lottò con il padre per poter studiare da attore, come lottò, da adolescente, contro la morte, che lo tenne in bilico per anni, ricoverato in un sanatorio romano perché gravemente malato di tubercolosi.
Il documentario segue il filo di questo percorso sofferto, per molti inaspettato, e lo amalgama con la vena comica del suo cinema e del suo personaggio pubblico, per raccontare l’intreccio inestricabile di dramma e farsa, lacrime e risate che hanno contraddistinto la vita e l’arte di un uomo che non fu solo grande attore, ma anche scrittore e regista, capace di raccontare la ricerca e i dubbi di chi si interroga sull’esistenza di Dio. 
La narrazione è costruita esclusivamente di schegge di cinema – grande cinema – e di repertorio Rai, un mosaico che forma un racconto unitario attraverso le parole e le partecipazioni televisive che Manfredi ha regalato al pubblico italiano in più di sessant’anni. Un diario in cui Manfredi si racconta direttamente, andando avanti e indietro nel tempo, dal bianco e nero degli anni Cinquanta, alla tv pronta all’alta definizione dei primi anni del nuovo millennio.

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