GIOCHI TOKYO 2021 – Intervista con il campione di paracanoa Federico Mancarella: “Le sensazioni sono molto buone, voglio arrivare in Giappone al top per puntare a un risultato importante”

“Il 4 settembre compio 29 anni, sarò a Tokyo e vorrei farmi un bel regalo“. E’ questo l’obiettivo di Federico Mancarella, campione bolognese di paracanoa, in vista dei Giochi Paralimpici che si terranno nella capitale giapponese dal 24 agosto al 5 settembre.

Classe 1992, affetto da spina bifida fin dalla nascita, tesserato per il Canoa Club Bologna, si è avvicinato a questo sport undici anni fa e ha ben presto collezionato numerose medaglie nazionali e internazionali, tra cui nel 2014 l’argento in Coppa del Mondo a Milano e il bronzo Europeo in Germania, nel 2019 il terzo posto agli Europei e l’argento ai Mondiali di Szeged ottenendo il pass per i Giochi di Tokyo.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso Federico Mancarella ci ha parlato di come si sta preparando per quella che sarà la sua seconda partecipazione a cinque cerchi, del mondo paralimpico e del suo idolo sportivo.

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Federico, quali sono le tue impressioni a pochi mesi dai Giochi di Tokyo 2021?

“Sto preparando i Giochi di Tokyo da ormai due anni. Le sensazioni sono molto buone anche se c’è sempre quell’incertezza sul fatto che possano svolgersi regolarmente. Dopo aver ottenuto il pass olimpico ai Mondiali 2019 in Ungheria abbiamo fatto una preparazione specifica per l’evento del 2020 che poi è stato posticipato e abbiamo dovuto rimodulare tutto anche in funzione del fatto che gli anni aumentano e i recuperi sono diversi. Abbiamo preso in considerazione tutti i fattori che potessero portarci al top. Sono stati cancellati gli Europei di Germania nel 2021 e abbiamo fatto pochissime competizioni internazionali. Questo weekend abbiamo fatto le selezioni per andare alla Coppa del Mondo che si terrà dal 13 al 16 maggio in Ungheria, ed è stato il primo vero test e poi da giugno ad agosto faremo qualche gara in Italia, e magari qualcuna in Europa se ci sarà la possibilità di viaggiare con meno restrizioni”.

Ci racconti che tipo di preparazione stai facendo?

“Ci alleniamo circa 10 volte alla settimana, facciamo sia palestra che barca e quando il tempo non è dei migliori, principalmente in inverno, usiamo un simulatore che si chiama pagaiergometro.  In vista di Tokyo sarebbe bello avere l’opportunità di lavorare insieme ad atleti di altre nazioni, ad esempio gli australiani che di solito vanno ad allenarsi a Varese e, dato che l’avversario principale che mi ha battuto nel 2019 è proprio australiano, sarebbe stimolante”.

Quelli di Rio 2016 sono stati i tuoi primi Giochi. Che ricordo conservi di quei giorni?

“A Rio 2016 ho fatto il mio esordio alle Olimpiadi come matricola perché era la prima volta che nel programma veniva inserita la paracanoa. C’era un’atmosfera particolare, sentivo molto l’ansia da prestazione. Quelli di Tokyo saranno i Giochi della consapevolezza. Ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato in banca per investire tutto su questo progetto e voglio arrivare in Giappone nelle condizioni migliori, sia fisiche che mentali, per portare a casa un risultato”.

Il lockdown e il rinvio o la cancellazione di diverse gare quanto hanno inciso sulla preparazione?

“Siamo stati molto fortunati perché facendo uno sport individuale e all’aperto ci siamo fermati soltanto ad aprile e maggio 2020. Ricordo che eravamo in raduno da febbraio in Sardegna, a Cagliari e, nonostante ci fossero restrizioni più rigide nel resto d’Italia, lì abbiamo potuto allenarci. Una volta data l’ufficialità del rinvio dei Giochi anche i progetti federali sono stati sospesi e io sono partito con la nave il 6 aprile e sono tornato a casa facendo una settimana di allenamenti a secco. Poi il 4 maggio eravamo di nuovo in barca. Essendo professionisti di interesse nazionale abbiamo avuto delle deroghe che ci hanno permesso di continuare a svolgere la nostra attività e i nostri raduni a Cagliari anche per via delle condizioni del tempo. La parte più difficile è stata quella mentale e abbiamo cercato di lavorare sulle sensazioni che si possono provare in gara. Stiamo rientrando nella mentalità di una volta, sempre concentrati sull’obiettivo di Tokyo e poi sui Mondiali di Copenaghen a settembre”.

Come ti sei avvicinato alla paracanoa?

“Mi sono avvicinato a questo sport un po’ per gioco e un po’ per scommessa. Ho fatto un progetto extrascolastico con l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Odone Belluzzi” iniziando a fare degli allenamenti sul fiume con la canoa slalom, poi qualche campionato con la scuola di canoa-polo di Bologna e da lì mi sono allenato più seriamente e ho conosciuto il tecnico della Nazionale Stefano Porcu che mi ha proposto di indossare la maglia azzurra. Era un progetto molto interessante che fin da subito la società Canoa Club Bologna ha sposato e dopo due anni ho esordito con l’Italia a Brandeburgo. Nel frattempo mi sono laureato in Economia, ho cambiato tre lavori e ora ho messo in stand-by l’attività lavorativa e tutti i progetti per concentrarmi sull’Olimpiade”.

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Qual è la medaglia a cui sei più legato e che ricordo hai dell’esordio con la Nazionale?

“La medaglia a cui sono più legato è l’argento mondiale nel 2019 a Szeged, è stato anche il giorno della qualificazione olimpica e il miglior risultato in questi anni. L’esordio in nazionale è avvenuto nel 2014 in Coppa del Mondo a Milano ma c’erano pochi competitor perché non era una gara molto aperta. Invece quando abbiamo vinto il bronzo europeo a Brandeburgo è stata un’emozione unica perché è stata la mia prima medaglia, ci siamo presentati in Germania senza grandi aspettative ma soprattutto per divertirci, invece è arrivato questo importante risultato”.

Consiglieresti a un ragazzo o a una ragazza di praticare questo sport?

“Sì perché è uno sport che si vive all’aria aperta, vedi posti bellissimi, scopri luoghi che magari non avresti la possibilità di conoscere. Lo consiglierei anche per l’aspetto mentale perché in canoa è come se fossi staccato dal mondo, riesci a perderti in mezzo al mare ed è una bella sensazione”.

Qual è il luogo tra quelli in cui hai gareggiato che ti è rimasto nel cuore?

“Abbiamo girato tutta l’Europa, soprattutto quella dell’Est e poi siamo stati a Rio, a Tokyo, ma il posto di cui mi sono innamorato è in Italia, Castel Gandolfo, dove abbiamo il centro di riferimento sia per la canoa che per la paracanoa. Un luogo meraviglioso dove ho passato molte estati per vari raduni e gare, con un lago gigantesco che si sposa alla perfezione con la bellezza di Roma”.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione mediatica e del pubblico nei confronti del mondo paralimpico. Cosa manca per fare un ulteriore passo in avanti?

“Il mondo paralimpico fa un po’ paura perché magari viene visto da molte persone che non conoscono l’ambiente o non sono informate come un po’ ostile, ma nel momento in cui ci entri in contatto capisci che noi atleti paralimpici siamo persone normali, con i nostri limiti, e che riusciamo a modificare la nostra vita in base alle capacità che abbiamo e quando arriviamo a livelli alti siamo mentalmente forti. Sono pochi gli atleti paralimpici che nascono con disabilità rispetto a quanti lo diventano nel corso della loro vita, che devono quindi plasmare la loro quotidianità e mettersi in gioco. Per loro è una sorta di rinascita. Io fortunatamente sono nato con la spina bifida, quindi non ho conosciuto un altro Federico, non ho avuto modo di dover modificare la mia vita, ma l’ho creata con i miei limiti, con i valori aggiunti che potevano nascere da essi e li ho sfruttati. Giorno per giorno mi pongo degli obiettivi e vedo cosa posso migliorare. Al mondo paralimpico manca la comunicazione. Le famiglie che hanno un bambino diversamente abile a volte sono molto protettive, invece bisognerebbe portarle a conoscenza di un ambiente che ai loro figli farebbe sicuramente bene. Quindi ci vorrebbero più visibilità, più persone che credono nei progetti in modo da far conoscere maggiormente il movimento paralimpico. Essendo nuovo sicuramente ci vorrà del tempo”.

C’è un idolo sportivo a cui ti ispiri?

“Il mio idolo è Alessandro Del Piero. Sono tifoso della Juventus fin da bambino e ho avuto la fortuna di conoscerlo negli studi Sky qualche anno fa. E’ una delle persone che stimo di più a livello di mentalità e di comportamenti dentro e fuori dal campo, che non ha mai fatto parlare di sé in maniera negativa. Nonostante fosse sotto i riflettori è rimasto sempre umile. Spesso nel mondo dello sport quando si arriva a certi livelli si perde questa semplicità, invece lui è stato coerente con il percorso che ha fatto ed è un fenomeno”.

Un sogno nel cassetto…

“Il 4 settembre compio 29 anni e sarò a Tokyo. Vorrei farmi un bel regalo per chiudere questo quadriennio così lungo”.

di Francesca Monti

grazie a Federica Sarcià di LGS SportLab

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