Intervista con Gianmarco Saurino, tra i protagonisti del film “Maschile Singolare”: “In Luca, il mio personaggio, ho cercato un dolore, una fragilità per creare una sorta di empatia con il pubblico”

Talentuoso, simpatico, umile e affascinante: Gianmarco Saurino, tra i giovani attori più amati dal pubblico, interpreta Luca in “Maschile Singolare”, diretto da Matteo Pilati e Alessandro Guida, in uscita su Amazon Prime Video il 4 giugno.

Un film di formazione che racconta la storia di Antonio (Giancarlo Commare), costretto a mettere in discussione tutte le sue certezze quando viene abbandonato dal marito, dal quale dipende sia psicologicamente che economicamente. Con il supporto dell’amica di sempre, Cristina (Michela Giraud), deve trovare una nuova casa, un lavoro e un nuovo scopo nella vita. Così va a vivere con Denis (Eduardo Valdarnini), un ragazzo che conduce una vita molto libera e fatta di piccoli espedienti, e inizia a lavorare nel forno di Luca, un affascinante amico del nuovo padrone di casa, riacquistando fiducia in se stesso e frequentando un corso professionale di pasticceria. Nel frattempo, con la collaborazione di Denis e Luca, scopre che essere single non è poi così male e si accorge di quanto, in passato, abbia sbagliato a sacrificare la propria indipendenza per il bene della sua relazione.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Gianmarco Saurino del film “Maschile Singolare” ma anche dei prossimi progetti, dei personaggi interpretati nelle serie “Che Dio ci aiuti” e “Doc – Nelle tue mani”, di Amnesty International e del sogno di mettere in scena un’opera di Shakespeare entro i 30 anni.

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Gianmarco, il 4 giugno arriva su Amazon Prime Video “Maschile Singolare”, film che segna il tuo esordio sul grande schermo…

“E’ una stagione di lungometraggi molto interessante per me perché sentivo la necessità di passare dalla lunga serialità al cinema non tanto per una questione di mezzo con il quale ci si esprime ma per il gusto di cambiare la modalità in cui si gira. La lunga serialità ha una componente di lavoro fisico stancante e avevo voglia di dedicarmi a più progetti nell’arco di un anno. “Maschile singolare” ha segnato l’inizio di questo percorso cinematografico prima dell’avvento della pandemia e sono contento di aver girato questo film che secondo me è molto bello”.

“Maschile Singolare” è un film di formazione perché racconta della ricerca di sè e della capacità di staccarsi dalla relazione e riuscire a ripartire dalle piccole cose avendo maggiore fiducia nelle proprie possibilità… 

“E’ sicuramente un film di formazione che racconta non soltanto la storia di Antonio ma anche di tutti i vari personaggi che gli navigano intorno. Questa affermazione dell’io singolo rispetto all’immagine che ci hanno sempre dato della vita di coppia, della metà della mela, secondo me è perfetta e non solo è al passo con i tempi ma anche sacrosanta. Una relazione è sana e giusta quando aggiunge qualcosa ad un essere umano che sta già benissimo di per sè, mentre non può andare a colmare i buchi se hai una mancanza”. 

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Cosa puoi raccontarci riguardo Luca, il tuo personaggio?

“Rappresenta una svolta nella vita di Antonio che inizia finalmente a lavorare per sè perché si era completamente adagiato nella routine di coppia e aveva dimenticato la sua passione per la cucina. Luca tramite Denis gli dà una possibilità. Il mio personaggio lavora nel forno di famiglia da sempre ed è una persona molto artigianale, è un uomo tutto d’un pezzo, che non deve chiedere mai, estremamente ordinato, preciso, che non ama i cambi di passo e tutta la sua vita va avanti in funzione di questa precisione. Finchè arriva Antonio che Luca è convinto di poter portare all’interno di questo suo ordine, ma lui è alla scoperta del mondo come un Pinocchio che si trova nel paese dei balocchi. Incredibilmente si ritrova ad essere trascinato dalla sua forza e inizia a crollargli il terreno sotto ai piedi”.

Come hai lavorato alla costruzione del personaggio?

“I registi volevano un uomo duro e preciso e invece quando ho iniziato a lavorare sul testo la cosa interessante che ho trovato è stata che la gente si affeziona ai personaggi se ci trova una fragilità, un momento in cui falliscono. Gli uomini e le donne che vincono sempre sono poco affascinanti, ci interessa meno la storia di Ronaldo rispetto a quella di Baggio che sbaglia un rigore. In Luca cercavo un dolore, una cicatrice che nel film non si racconta, ma che era importante per me per creare una sorta di empatia con il pubblico ed è quello che avviene quando si affeziona ad Antonio e si capisce che stavolta c’è cascato… Questa idea è nata da uno scambio creativo e ha reso il ruolo più interessante”.

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E’ un film che utilizza il linguaggio della commedia e del dramma per raccontare una storia e una tematica attuale ma in modo diverso in quanto i personaggi si muovono sulla scena con orgoglio e piena accettazione, come dovrebbe essere anche nella realtà…

“Secondo me non ha l’obiettivo di essere un film di denuncia per quanto il tema dei diritti civili LGBTQ+ sia attuale in questo periodo e siano giustissime le lotte che si stanno facendo. “Maschile singolare” racconta una storia d’amore e il viaggio di un uomo per uscire dalla delusione della fine di una relazione attraverso l’affermazione di se stesso. E’ una cosa in cui ci siamo ritrovati tutti, maschi, femmine, è una storia universale, parla di corde emotive che riguardano ognuno di noi. Tant’è che nel film l’amore tra questi due uomini è ovvio, sacrosanto come dovrebbe essere. Paradossalmente non parla della storia e delle difficoltà dell’omosessuale in questo momento storico, ma è già oltre perchè racconta l’omosessualità come una cosa normale. E’ una commedia romantica all’americana”.

“Maschile Singolare” sarà visibile su Amazon Prime Video. Nell’ultimo anno e mezzo le piattaforme hanno costituito un’alternativa alla sala. Cosa ne pensi a riguardo?

“Sono a favore delle piattaforme perché credo che non abbiano inciso sulle difficoltà che il cinema sta vivendo in questo periodo, non dipende da questo il fatto che ci fosse poca gente in sala anche prima del lockdown. Amazon, Netflix, Disney, Apple hanno portato un livello di competizione talmente alto che farà sì che i canali generalisti o le tv private dovranno alzare il tiro e mettere accanto a progetti che funzionano da trenta anni una nuova tv. Un film come questo al cinema avrebbe avuto pochissimo risalto perchè è low budget, invece Amazon permette che venga visto in tutta Italia da un bacino di spettatori più ampio. Da attore poi sono ancora più a favore delle piattaforme perché aumenta la possibilità di lavorare non solo nel nostro Paese, ma anche in Europa e nel mondo”.

Parlando proprio di progetti internazionali, hai preso parte alla serie-evento “Leonardo” che è andata in onda su Rai 1 e che ha riscosso un grande successo, interpretando Lapo. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza bellissima, era la prima volta che recitavo in inglese ed è stato stupendo avere Dan Percival come regista. Io interpreto un ruolo minuscolo però sono contento di aver contribuito anche se con poche giornate di lavoro a un prodotto molto valido. Mi è servito a sbloccarmi, infatti arrivo dalle riprese di un film inglese, Summit Fever, girato completamente in lingua sul Monte Bianco, in Francia, con un cast di attori europei e la regia di Julian Gilbey. Leonardo mi è servito come riscaldamento per questo nuovo lavoro e per arrivarci preparato”.

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credit foto Lucia Iuorio – Che Dio ci aiuti 6

Recentemente ti abbiamo visto sempre su Rai 1 in altre due serie amatissime, “Che Dio ci aiuti 6” nei panni dell’avvocato Nico Santopaolo e “Doc – Nelle tue mani” nel ruolo del dottor Lorenzo Lazzarini. Cosa hanno aggiunto questi due personaggi al tuo percorso artistico?

“Mi hanno dato tutto quello che ho in questo momento, devo tantissimo a queste due serie, in particolare a Che Dio ci aiuti in cui è stata data la possibilità di interpretare un ruolo estremamente interessante e da protagonista a me che ero un pischello come tanti altri, che arrivava dal nulla e sperava di fare l’attore. E’ stata la realizzazione di un sogno e l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro.

Per quanto riguarda “Doc – Nelle tue mani” c’è una componente bellissima legata al periodo in cui è andato in onda, nel primo lockdown. Essendo una serie che parla di medici e dato che in quei mesi si parlava soltanto di dottori in prima linea, di ospedali, di trincea, addosso ci siamo sentiti non soltanto la responsabilità del prodotto ma anche quella più grande del camice che stavamo portando, che in quel momento e ancora oggi ha un significato gigantesco”.

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Prima di iniziare le riprese di “Doc-Nelle tue mani” avete fatto un periodo di tirocinio al Gemelli di Roma. Cosa ti ha colpito maggiormente dei medici con cui sei venuto a contatto?

“Innanzitutto la passione che hanno, io non potrei mai fare il medico non solo per la questione del sangue ma perchè dietro ci vuole un fuoco vitale grandissimo. Abbiamo conosciuto esseri umani meravigliosi che si nascondono dietro ai camici con le loro paure, dubbi, ansie, riflessioni, pensieri. Mi hanno insegnato quanta professionalità e onestà siano necessarie per fare quel lavoro. E’ stato bellissimo seguire le operazioni che vengono fatte nelle sale operatorie, il modo in cui i medici si interfacciano con i pazienti. Per quanto non sia un grande amante degli ospedali è stata tra le parti più divertenti delle riprese lavorare con loro due settimane”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Non posso dire nulla se non che ci sarà un po’ di cinema alla fine dell’anno”.

Per quanto riguarda invece le serie tv, ci sarai nelle nuove stagioni di “Che Dio ci aiuti” e “Doc – nelle tue mani”?

“Per quanto riguarda “Che Dio ci aiuti” essendo da poco terminata la serie ci vorrà un po’ di tempo per una nuova stagione, anche dal punto di vista produttivo. Posso invece già svelare che in “Doc – nelle tue mani 2″ ci sarò”.

Passando al teatro, porterete nuovamente in scena lo spettacolo “Blue Thunder”?

“Stiamo ricominciando l’allestimento perchè è tra i sei finalisti a Inbox, un festival di teatro molto interessante di drammaturgia contemporanea e saremo il 12 giugno a Siena. E’ una kermesse dedicata agli operatori dei teatri off in Italia in modo che possano vedere gli spettacoli e portarli in cartellone nella stagione 2021/2022. Speriamo di vincere”.

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foto di Matteo Nardone

Nel 2020 hai ricevuto il Premio Arte e diritti umani” istituito da Amnesty international di cui sei anche testimonial. Cosa ha rappresentato per te questo riconoscimento?

“Stiamo facendo tanti progetti insieme, ad esempio uscirà un film su Rai 3 che abbiamo girato per i 60 anni dell’associazione, con Veronica Pivetti, Flavio Insinna, Roy Paci, materiale storico e interviste e per me è stato bellissimo. Collaboro con Amnesty International da tre anni per il gusto di farlo e per la voglia di sentirmi utile al mondo e alla società, non c’è alcuno sforzo. Loro invece mi hanno riconosciuto il fatto di essere stato sempre a loro disposizione, la qualità di alcuni spettacoli in cui abbiamo parlato di temi quali la condanna a morte e sono stato strafelice che un’associazione con un’importanza mondiale possa avermi assegnato un premio come questo. Credo che un artista diventi tale solamente nel momento in cui ci sia una componente politica, nell’accezione migliore del termine, nelle sue scelte di carriera e di vita e Amnesty per me è questo. E’ un po’ come se avessero riconosciuto che possa non essere solo un attore ma qualcosa di più, un artista in questo caso”.

Un regista da cui ti piacerebbe essere diretto…

“Ce ne sono tanti. Esiste una nuova classe di registi che ancora non ha avuto la possibilità di fare cinema e non vedo l’ora di recitare in una bella opera prima. E poi lavorare con Martin Scorsese che è il mio mito”.

Ti piacerebbe passare dietro alla macchina da presa e girare un film?

“Non ci ho mai pensato, mi diverto molto a lavorare con gli attori sia nei laboratori teatrali sia con gli amici quando prepariamo i provini. Girare un film non mi interessa ma non si sa mai. Io voglio fare l’attore e avere tutta la responsabilità di come recito”.

Un sogno nel cassetto…

“Penso sempre al futuro prossimo, quindi mi auguro di fare un film in cui tutti lavorino in un bellissimo ambiente per cercare di raccontare una storia, in un ecosistema perfetto. E poi voglio mettere in scena un’opera di Shakespeare entro i 30 anni, quindi entro il 2022, e fare un Amleto o un Otello”.

di Francesca Monti

Si ringraziano Edoardo Andrini, Andreas Mercante, Reggi & Spizzichino

 

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