Lo stato di salute del Mediterraneo a Speciale Tg1 su Rai1

Domenica 19 settembre, a mezzanotte su Rai1, Speciale Tg1 propone un’inchiesta sullo stato di salute delle acque del nostro mare. Se una delle spie da osservare è l’abbondanza dei suoi abitanti, nel Mediterraneo le cose non vanno affatto bene: è in assoluto il mare più sfruttato dalla pesca a strascico. Secondo i dati della Fao le specie “bersaglio” come il nasello o il gambero rosa sono stati pescati per tre volte oltre i livelli di sostenibilità, ovvero quella soglia calcolata dai ricercatori per tutelare la capacità minima di riproduzione. A mettere un freno ci ha pensato l’Unione Europea, con misure durissime: maglie delle reti sempre più larghe e giorni di fermo-pesca. Regole che però non valgono per i Paesi extra UE che affacciano sul nostro mare e che possono continuare a pescare indisturbati. E così i pescatori italiani sono sull’orlo del collasso, mentre la riserva ittica continua a calare. A Speciale Tg1 l’inchiesta di Rosita Rosa sullo stato di salute del nostro mare. Tra gli altri indicatori, quello di cui preoccuparsi di più è la febbre. Letteralmente. La temperatura media delle acque è aumentata di un grado e mezzo. I sei anni più caldi sono stati gli ultimi sei, con ondate di calore continue e temperature costantemente sopra la media. Una rivoluzione per le nostre acque. Le gorgonie, i preziosi coralli del mediterraneo, stanno scomparendo o cercano rifugio sempre più in profondità dove le temperature sono più fresche. E con le acque più calde arrivano anche i pesci cosiddetti “termofili” o pesci alieni, specie invasive che soppiantano le nostre specie autoctone. Ma nelle acque possiamo trovare anche tutte le scorie delle nostre “cattive abitudini”. A cominciare dalle microplastiche, ormai presenti nello stomaco del 30% dei pesci che finiscono sulle nostre tavole. Oppure, gli scarichi delle nostre attività produttive. Come nelle zone industriali dismesse, dove per decenni nelle acque e nelle aree di costa si sono accumulati fanghi tossici. Il reportage si concluderà a Brindisi, in un sito industriale, di fatto, in mezzo al mare, che da 30 anni aspetta di essere bonificato. 

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