Intervista con Xenia Francesca Palazzo, vincitrice di quattro splendide medaglie nel nuoto ai Giochi di Tokyo2020: “E’ stata una Paralimpiade da sogno”

“Una medaglia paralimpica è qualcosa di unico e significa tantissimo per me, ho lavorato 23 anni e quattro mesi per raggiungerla, con un percorso pieno di discese e salite e tanti problemi da affrontare”. Xenia Francesca Palazzo ai Giochi Paralimpici di Tokyo2020 ha regalato grandi emozioni, calando il poker e conquistando ben quattro fantastiche medaglie: un argento nei 200 misti SM8, l’oro nella staffetta femminile 4X100 stile libero 34 punti, insieme a Vittoria Bianco, Giulia Terzi e Alessia Scortechini, i bronzi nei 400 stile libero S8 e nei 50 sl.

La campionessa di origine palermitana, tesserata del Verona Swimming Team, classe 1998, in questa piacevole chiacchierata che ci ha gentilmente concesso, ci ha raccontato le emozioni vissute a Tokyo e il suo sogno nel cassetto: lavorare nella Polizia Penitenziaria.

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Xenia, ai Giochi di Tokyo2020 ha conquistato quattro fantastiche medaglie, cominciando dall’argento nei 200 misti. Ci racconta cos’ha provato in quel momento?

“Ho provato emozioni diverse. La prima gara, i 200 misti, in cui ho vinto l’argento, è stata dura però ho lottato fino alla fine con la russa Mariia Pavlova perché sapevo di poter recuperare e quando ho toccato e ho capito che ero arrivata seconda sono scoppiata a piangere per la gioia. Una medaglia paralimpica è qualcosa di unico e significa tantissimo per me, ho lavorato 23 anni e quattro mesi per raggiungerla, con un percorso pieno di discese e salite e tanti problemi da affrontare. Stare sul secondo gradino del podio, vedere il tricolore sventolare ed essere accanto a un mito come Jessica Long ti fa capire dove sei arrivata. In quel momento sono passati nella mia mente tutti i fotogrammi della mia vita”.

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Poi è arrivato l’oro, inaspettato e ancora più bello, nella staffetta 4×100 stile libero insieme a Vittoria Bianco, Giulia Terzi e Alessia Scortechini…

“Sono stata fortunata a gareggiare con Alessia, Giulia e Vittoria, siamo una bella squadra, siamo molto unite e ci diamo forza l’un l’altra. Non ci aspettavamo questo oro perché sapevamo che davanti a noi c’erano Australia, Canada, Stati Uniti, che sono fortissime, ma ci siamo dette: diamo il massimo e si vedrà. Siamo state perfette, non abbiamo sbagliato nulla e ci siamo portate a casa questa medaglia straordinaria dopo la squalifica degli Stati Uniti a causa di un cambio irregolare. Sentire risuonare l’inno Italiano è stato un sogno. Eravamo emozionatissime, certe sensazioni sono indescrivibili, le capisci solo quando le vivi. Non c’è paragone con un oro paralimpico che ripaga il lavoro fatto negli anni. Abbiamo provato questa staffetta solo agli Europei di Funchal a maggio e abbiamo vinto il titolo continentale, partecipare per la prima volta nella storia alle Paralimpiadi in questa specialità e trionfare è stato bellissimo. Il ct Riccardo Vernole lavorava da tempo sulla staffetta e ci ha fatto questo bellissimo regalo di permetterci di gareggiare insieme, essendo la somma delle nostre categorie pari a 34 punti. Per tanto tempo vedendo le altre ho sognato di partecipare alla staffetta e riuscirci in una rassegna come Tokyo è stato fantastico. Ero gasata, l’adrenalina era a mille. Un altro momento indimenticabile è quando sul podio ci siamo messe al collo le medaglie, io premiavo Vittoria Bianco e lei me, Giulia Terzi premiava Alessia Scortechini e viceversa e abbiamo indossato la tuta bianca perché è un colore bello ed eravamo visibili anche da lontano. Questo oro dimostra che con l’unione, la forza e il lavoro di gruppo si può arrivare a tutto”.

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Quindi è stata la volta del bronzo nei 400 sl…

“Era la mia gara, quella su cui puntavo tanto e arrivare terza dietro a Jessica Long e all’altra americana Morgan Stickney che sono imprendibili è stata una soddisfazione. Negli ultimi 50 metri mi sono detta di tenere duro e sono andata a prendere questa magnifica terza medaglia, centrando il tris oro, argento e bronzo. Salire su ogni podio europeo, mondiale e paralimpico dal 2018 ad oggi in questa distanza è stato veramente bello”.

Chiusura in bellezza con il bronzo nei 50 sl…

“Per me rimane una gara molto particolare perché in batteria avevo già dato il massimo non volendo rischiare di rimanere fuori dalla finale e sapevo che due avversarie mi avrebbero dato del filo da torcere. A metà ero quinta, poi nel rush finale, negli ultimi 5 metri, mi sono portata in terza posizione e ho chiuso a un centesimo dal mio primato personale italiano. E’ stata una gara pazzesca perché non sono una velocista e arrivare sul terzo gradino del podio è stato spettacolare. Tornata al villaggio olimpico ho chiamato i miei genitori e mia mamma mi ha chiesto come avessi fatto a recuperare tutte quelle posizioni. Allora ho riguardato la finale su RaiPlay e mi sono accorta che nelle ultime dodici bracciate non ho respirato. Ho richiamato mia mamma e le ho detto che forse era stato quello il segreto. Ho fatto poker di medaglie su cinque gare ed è stata una Paralimpiade da sogno”.

Un’esperienza condivisa con suo fratello Misha, che è una promessa del nuoto paralimpico…

“A Tokyo non ero sola, c’era un altro membro della famiglia con me, Misha, ed è raro trovare due fratelli che partecipano ai Giochi. Lui ha agguantato la qualificazione all’ultimo secondo e quando lo hanno convocato a luglio mi sono messa a piangere a dirotto perché se l’è meritata e guadagnata con tanto sudore e lavoro”.

xenia2credit foto Bizzi Team / Cip

Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate durante la preparazione ai Giochi?

“Mi sono fermata dalla seconda settimana di marzo fino alla prima di maggio. Allenandomi al Centro Federale di Verona, grazie alla presenza della grande Federica Pellegrini, siamo riusciti a nuotare costantemente. Durante il lockdown ci allenavamo in casa e nel corso dell’anno abbiamo aumentato i carichi e lavorato sulla velocità, ed è stato ripagato dal bronzo nei 50 stile. Nella squadra è arrivata poi una nuova compagna, Margherita Sorini, da Trieste, e con lei abbiamo preparato i 400 sl. La sua presenza mi ha aiutato tantissimo, ci davamo forza a vicenda. Sono contenta perché rimarrà con noi e siamo diventate molto amiche. Avere avuto un anno in più per prepararmi mi è servito sotto tanti punti di vista. Senza il rinvio dei Giochi probabilmente tante cose non sarebbero successe. E’ stata la decisione giusta. Molte persone stavano male e la priorità era aiutare chi si trovava in difficoltà, chi aveva bisogno, i medici che stavano facendo un eccezionale lavoro e le persone in ospedale che lottavano per guarire dal covid”.

Quali sono i prossimi obiettivi?

“L’anno prossimo ci sono i Mondiali a Funchal, in Portogallo, e poi si vedrà. Mi pongo obiettivi anno per anno, perché voglio concentrami bene. E poi si costruirà il percorso per Parigi2024”.

I Giochi di Tokyo2020 hanno avuto finalmente un’adeguata copertura e visibilità da parte dei mass media e sono stati seguiti da milioni di persone, segno di un grande interesse nei confronti del mondo paralimpico che è in continua crescita…

“Tredici ore di diretta sono state un regalo anche per chi guardava da casa, per le nostre famiglie e un aiuto per far capire che noi ci siamo e stiamo crescendo. Sarebbe bello però non soffermarsi solo sulle Paralimpiadi, ma che anche gli Europei, i Mondiali, la Coppa del Mondo avessero una copertura mediatica perché ci sono tanti ragazzi che magari hanno paura di non riuscire o non sanno che possono praticare lo sport e vedendo le gare sarebbero invogliati a provare. Con le nostre abilità possiamo raggiungere quello che vogliamo. Ci sono tante discipline come il dressage, la pallacanestro in carrozzina, il sitting volley, il nuoto, la pallanuoto, il tennistavolo, l’atletica, e i tuffi, una novità che sarebbe bello far conoscere a tutti”.

E’ originaria della Sicilia, ma da anni vive in Veneto, cosa le piace di più di queste due regioni?

“In generale mi piacciono la storia, l’architettura, la pittura e in ogni città cerco di andare a vedere qualcosa. Della Sicilia apprezzo questi aspetti legati all’arte e la gastronomia, se dovessi tornarci in vacanza andrei sicuramente a Palermo e ai Templi di Agrigento. Amo molto anche il Veneto, una terra ricca di bellezze, che a livello sportivo mi ha dato tanto. A Verona infatti è sbocciata la mia attività agonistica”.

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foto di Simone Ferraro / Bizzi Team / Cip

Come si è avvicinata al nuoto?

“Ho iniziato come terapia quando avevo tre mesi e dopo tante prove con mamma che mi portava in piscina e mi sottoponeva anche a massaggi speciali per rilassare il mio corpo che era rigido come una pietra, a un certo punto ho iniziato a fare progressi. Vedevo gli altri come degli extraterrestri perché imparavano subito, mentre io ci mettevo più tempo. Ho un’immagine stampata nella mente: per nuotare a dorso avevo la tavoletta e non riuscivo ad alzare le gambe, dopo tantissimi anni ce l’ho fatta a portarle un po’ più su e ora nuoto anche abbastanza veloce nonostante le mie difficoltà. Ho raggiunto tantissimi traguardi, come nuotare a delfino che è uno stile complicato ed è stata una vittoria. A 8 anni ho iniziato a fare agonismo con i normodotati perché ancora non si sapeva che esisteva un mondo paralimpico, che ho poi scoperto nel 2012 quando sono andata a Verona”.

Un sogno nel cassetto…

“Quest’anno sono riuscita ad entrare nelle Fiamme Azzurre, un gruppo a cui tengo tanto perché mi piacciono i loro valori e come operano nella società. Il mio sogno è lavorare nella Polizia Penitenziaria”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Xenia Francesca Palazzo

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