Dal 12 ottobre in esclusiva su RaiPlay la docu-serie “Ligabue – È andata così”. Il rocker: “In trenta anni di carriera non è mai cambiata la mia voglia di fare concerti, sono sempre stati la mia stella polare”

RaiPlay racconta Luciano Ligabue in “Ligabue – È andata così”, la prima docu-serie, disponibile dal 12 ottobre in esclusiva sulla piattaforma digitale Rai, che ripercorre i 30 anni su e giù da un palco dell’artista, attraverso la voce narrante di Stefano Accorsi, con la regia di Duccio Forzano.

Un biopic in 7 capitoli, ciascuno composto da 3 episodi di circa 15 minuti, nel quale il rocker ripassa le tappe della sua vita, tra aneddoti, curiosità inedite ed esibizioni esclusive.

LOCANDINA ORIZZONTALE

Nella narrazione Stefano Accorsi è il fedele complice di Luciano in questa avventura che vede coinvolte le testimonianze di tanti amici e colleghi che in qualche modo hanno fatto parte della vita e della carriera dell’artista.

Abbiamo iniziato a parlarne un anno fa, sono trenta anni di musica, parole ed emozioni raccontati da un grande artista con una delicatezza e un’eleganza in armonia con le folle di persone presenti nei suoi concerti. Ci sono dentro la sua carriera ma anche la storia di ognuno di noi, le passioni, le gioie, i dolori. Un entusiasmo crescente ci ha accompagnato in questi mesi, mentre i vari capitoli di “Ligabue – E’ andata così” erano in preparazione. Un vero regalo, lungo trent’anni, per il nostro pubblico e per i fan di Liga“, ha dichiarato Elena Capparelli, Direttore di RaiPlay e Digital.

Fare un prodotto del genere su un artista amatissimo ma che dal punto di vista personale non si conosce così tanto è stata la scintilla che ci ha fatto dire di sì. La docu-serie è stata scritta nei minimi dettagli, sono oltre 300 minuti di girato, c’è tanto spazio all’improvvisazione ma c’è anche un lavoro di pensiero e scrittura. E’ la storia di un italiano 2.0 in chiave rock che va dal 1987 ad oggi con un’apertura sul domani e sul mega concerto al Campovolo del 2022. Sono sette capitoli suddivisi in tre puntate ciascuno che inducono alla visione compulsiva“, ha aggiunto Maurizio Imbriale, Vicedirettore RaiPlay e Digital.

E’ un progetto notevole non solo per il materiale a disposizione ma anche per l’ambizione di raccontare in cinque ore un percorso artistico come quello di Luciano che è sorprendente perché oltre ai momenti di accelerazioni pazzesche e di sorpresa a cui ci ha abituato racconta anche quelli più difficili, non c’è solo la parte di luce ma anche quella d’ombra. Sono felicissimo di aver accompagnato Luciano in questo progetto, dopo le esperienza al cinema. Lui ha un punto di vista su tante cose, non ci si annoia mai e ci si diverte insieme“, ha detto Stefano Accorsi in un videomessaggio.

All’interno della serie le canzoni e la carriera della rockstar si intersecano ai fatti di cronaca e di costume più salienti degli ultimi 30 anni, che non rappresentano solo semplici elementi di un contesto storico, ma sono episodi che hanno avuto un’influenza sulle scelte e sulla vita dell’artista

Insieme alla musica nella docu-serie si rivivrà anche un altro percorso di Ligabue, quello dedicato ai film e ai libri, per evidenziare lo sguardo intimo e inedito dell’artista che si racconta dai suoi luoghi d’elezione: il suo studio e il suo paese, Campovolo.

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credit foto FM

Luciano Ligabue ha quindi raccontato come è nata la docu-serie:Il progetto fin dall’inizio è stato intrigante, affascinante ma era difficile capirne la forma, dove potevamo andare a parare. Sapevo che c’era da raccontare la mia storia e abbiamo scelto di dividere la serie in sette capitoli, in base ad argomenti differenti. Con Stefano Accorsi c’è un’amicizia di vecchia data ma soprattutto è uno che sa cazzeggiare, lui da una parte fa il dj che racconta gli eventi che stanno capitando, dall’altra è un amico complice, con cui ho potuto confidarmi dando un tono diverso al lavoro. La prima puntata parla dei miei esordi, la seconda intitolata “Boom” racconta il momento del grande successo inaspettato, a metà degli anni Novanta, la terza si chiama “Parlaci di te” e smentisce un po’ uno degli aggettivi che mi viene spesso appioppato, cioè riservato. C’è una parte con le canzoni in cui ho svelato cose personali, i lutti, le nascite, i dolori. La quarta puntata, “Facci un po’ vedere”, racconta i miei tre film, la quinta è dedicata alle mie crisi professionali, ne ho avuto tre, ho anche pensato di ritirarmi e ne spiego i motivi. La prima dopo il terzo album, quando il successo ottenuto sembrava essere improvvisamente sparito, la seconda alla fine degli anni Novanta quando avevo difficoltà a gestire la popolarità, la terza dopo l’uscita di Made in Italy, un progetto molto articolato tra album e film. Mi sono ritrovato a perdere la voce a causa di un polipo alle corde vocali e non sapevo se la mia vocalità sarebbe tornata uguale a prima. La sesta puntata si chiama “Centomila storie” e parla del rapporto con il mio pubblico, mentre la settima è incentrata sull’anima dei posti in cui ho suonato, dai parcheggi dei supermercati fino a Campovolo”. 

LL_01052021-IMG_0398_foto di Jarno Iotti

credit foto Jarno Iotti

Il rocker ha poi sottolineato l’importanza delle sue origini, con la provincia emiliana che fa da sfondo al racconto, e di quanto si senta cambiato in trenta anni di carriera:Duccio Forzano ha punteggiato le puntate con riprese dai droni in cui si ricorda dove siamo, abbiamo girato a Correggio, la mia città, nonostante il mio lavoro ho sempre vissuto lì, non mi sono mai allontanato dai luoghi della mia infanzia. In questi trenta anni è cambiata la mia vita, sono cambiato un po’ anch’io facendo un mestiere con tutte queste sollecitazioni emotive. Mi sono ritrovato a scrivere e cantare delle parole che possano dare energia ed emozioni alle persone che confidano in me ed è bellissimo. Nei 30 anni pre-covid ho fatto tantissime cose, libri, film, poesie, canzoni, sono sempre andato avanti a testa bassa senza mai fermarmi. Il covid nella sua tragicità mi ha costretto a guardare indietro, mi ha fatto piacere rivedere la mia carriera e ha prodotto in me anche un po’ di nostalgia e tenerezza. Quello che non è cambiato è il non saper stare senza fare i concerti, che sono sempre stati la mia stella polare. Il nostro settore è stato tra i più colpiti dalla pandemia e per molti mesi non abbiamo potuto fare il nostro lavoro, dunque da un lato sto friggendo nella mia personale padella perchè la festa prevista per il 2020 al Campovolo ci sarà, se tutto va bene, nel 2022 e non vedo l’ora di tornare alla normalità, ma ci deve essere anche la cautela giusta nella gestione di questi aspetti legati alla sicurezza”.

Prodotta da Friends & Partners e Zoo Aperto, “Ligabue – È andata così” rappresenta una cavalcata mozzafiato, dalla fine degli anni ‘80 ad oggi, in un viaggio che mescola, senza soluzione di continuità, immagini di repertorio, dialoghi scritti ad hoc e testimonianze di ospiti, con un continuo avvicendarsi di registri narrativi (fiction, doc, attualità).

Questi gli ospiti delle prime tre puntate della docu-serie: Max Cottafavi, Mauro Coruzzi, Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi, Gino e Michele, Marco Ligabue, Linus, Claudio Maioli, Nicoletta Mantovani, Giovanni Marani, Robby Pellati, Federico Poggipollini, Mel Previte, Camila Raznovich, Massimo Recalcati, Rigo Righetti, Gerry Scotti, Walter Veltroni.

di Francesca Monti

credit foto Jarno Iotti

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