Intervista con Ketty Roselli, al Teatro delle Salette di Roma dal 24 novembre al 5 dicembre con lo spettacolo “Woman in Rock”: “Porto in scena la musica e la storia di quattro artiste straordinarie”

“Quello che mi ha sempre colpito di queste quattro artiste è il fatto che hanno avuto una vita travagliata, soprattutto a livello sentimentale, ma sono riuscite a portare in scena e a trasformare queste loro sofferenze o insicurezze in un modo di cantare unico”. Arriva al Teatro delle Salette di Roma, dal 24 novembre al 5 dicembre, lo spettacolo “Woman in Rock”, scritto, diretto e interpretato da Ketty Roselli, che sarà accompagnata sul palco da Luciano Micheli con la sua chitarra.

Un viaggio attraverso la musica e la storia di quattro grandi artiste, Janis Joplin, Tina Turner, Etta James e Amy Winehouse, fatto di racconti, aneddoti, monologhi, video e ovviamente canzoni.

Quattro grandi donne che hanno trasformato le loro vicende travagliate in un modo unico e inimitabile di cantare e di stare sul palco. L’amore e la solitudine sono il filo conduttore: ognuna di queste straordinarie interpreti ha chiesto, sperato e desiderato di essere amata solo per quello che era e il grande vuoto lasciato ha contribuito a creare il miracolo artistico che conosciamo.

Artista completa, attrice poliedrica, cantante e ballerina, Ketty Roselli, in questa intervista che ci ha gentilmente concesso, ci ha parlato di “Woman in Rock”, ma anche di Monica Vitti, dei prossimi progetti e del sogno di interpretare “Moulin Rouge”.

Locandina Woman in Rock - Nov 2021 (1)

Ketty, ci racconti com’è nata l’idea dello spettacolo “Woman in Rock”, un viaggio attraverso la musica e la storia di Janis Joplin, Tina Turner, Etta James e Amy Winehouse?

“E’ nata dietro la spinta delle persone che mi seguono e senza le quali non avrei il coraggio di continuare a fare questo bellissimo lavoro. Ho fatto diverse serate con i musicisti in cui ho cantato queste canzoni e a livello concettuale quello che mi ha colpito molto di queste quattro artiste è il fatto che hanno avuto una vita travagliata, soprattutto a livello sentimentale, ma sono sempre riuscite a portare in scena e a trasformare queste loro sofferenze, insicurezze o vuoti in un modo di cantare unico. Hanno un’espressività inimitabile, sono magiche”.

Ketty Roselli woman in rock

credit foto Giorgio Russo

Come sarà strutturato lo spettacolo?

“Canterò alcuni loro brani con un chitarrista che suonerà dal vivo, Luciano Micheli, che mi sopporta e supporta, e saranno intervallati da video e racconti fatti in prima o in terza persona. Ad esempio per Janis Joplin parlerò della sua vita attraverso le parole della sorella o di un amico di infanzia, mentre Amy è l’unica che racconterò in prima persona, forse perché è quella più vicina a me come età musicale e mi fa più tenerezza in quanto più macinata dai media e dai mezzi di comunicazione che a volte sanno essere molto spietati. Cercherò di farla sentire più vicina al pubblico e fare arrivare la fragilità e l’impossibilità di cavarsela da sola in un mondo come questo, circondata poi da persone che tutto facevano tranne che amarla. Il pubblico a volte canta con me, perché ad esempio quando partono le note di Piece of my heart c’è sempre qualcuno che la conosce. Non sarà uno spettacolo all’insegna del dramma, infatti c’è la musica che dà energia e c’è un momento in cui parlo di Etta James e prendo una persona a caso in sala per ballare con me”.

KETTY ROSELLI

Il filo conduttore che lega Janis Joplin, Tina Turner, Etta James e Amy Winehouse è l’amore, ma anche la solitudine, infatti capita spesso che nonostante il successo le grandi star si sentano sole…

“Penso che la fortuna più grande per queste artiste sia avere intorno delle persone che le amano veramente e le sostengono. Anche se questo non sempre può bastare. Se non hanno una parte di sé risolta o centrata capita che si sentano sole. Infatti c’è questa bellissima e simbolica frase di Janis Joplin che dice: “io sul palco faccio l’amore con migliaia di persone, poi la sera torno sempre a casa da sola”. Il successo può essere una cosa bella ma se non hai equilibrio può diventare un’arma a doppio taglio”.

Qual è la tua canzone del cuore di ciascuna di queste quattro artiste?

“Per quanto riguarda Etta James “At Last”, una canzone d’amore bellissima, di Amy Winehouse “Love is a losing game”, ma anche la stessa “Tears Dry On Their Own”, che è una cover di “Ain’t No Mountain High Enough”, brano famosissimo cantato da Marvin Gaye in coppia con Tammi Terrell. Di Tina Turner mi piace “Nutbush City Limits” e mi fa impazzire quando canta il rock. Di Janis mi piacciono tutti i pezzi, in particolate “Piece of my heart”, perché aveva questo modo di cantare unico e inimitabile. Io interpreterò i loro brani con la mia emozionalità e con il mio modo di vivere queste artiste”.

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Come vedi la situazione del teatro in Italia dopo questo anno e mezzo così complicato a causa della pandemia?

“La situazione non è ancora facile, ci sono persone che hanno paura di rimanere nei luoghi chiusi, anche se poi magari le ritrovi nei ristoranti dove si parla e c’è la dispersione delle famose goccioline, mentre a teatro hai la mascherina e c’è solo scambio di emozioni. Il settore è ripartito e al di là delle difficoltà c’è anche una bella risposta. L’ultimo spettacolo che ho fatto, ad esempio, ha avuto un buon riscontro e la gente mi ha ringraziato per averla fatta tornare in sala”.

Hai iniziato la tua carriera nel 1996 partecipando a vari programmi televisivi come ballerina, tra cui “Carràmba! Che Sorpresa”. Che ricordo conservi di Raffaella Carrà?

“Raffaella era una grandissima professionista, arrivava e sapeva già cosa fare, conosceva i balletti. Anni dopo ho fatto un altro programma con Panariello dove lei arrivò come ospite e ricordo che voleva provare e riprovare le prese con i ballerini. Era una lavoratrice fantastica e instancabile”.

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Tra tutti gli spettacoli e i musical a cui hai preso parte ce n’è uno in particolare che porti nel cuore?

“sicuramente “Jesus Christ Superstar”, in cui ho avuto la fortuna di lavorare con Carl Anderson, un eterno ragazzo, simpatico, giocherellone e un grandissimo professionista. E poi stiamo parlando di un’opera rock straordinaria con musiche di una bellezza indescrivibile, un musical già avanti per l’epoca, in cui gli autori quando l’hanno scritto sono stati baciati dalla creatività. Cito anche “Grease”, in cui interpretavo la parrucchiera Frenchy, ma ho lasciato un pezzo di cuore in ogni spettacolo”.

Nel 2015 hai portato in scena lo spettacolo “Mille volte Monica” su Monica Vitti, che ha da poco compiuto 90 anni. Cosa ti affascina maggiormente di questa grandissima attrice?

“Mi piace tutto di lei, dalla sua naturalezza anche nelle interviste, alla semplicità e alla timidezza che a volte trapelava, la simpatia, il non prendersi mai sul serio e il suo essere antidiva anche se quando necessario sapeva mettersi in posa. Io ogni volta che devo rifare un book sono in difficoltà (sorride). E poi è tranquilla, normale, autoironica, ha un talento straordinario nel recitare, senza essere mai eccessiva, sia nel comico che nel drammatico”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Sarò protagonista di puntata nella terza stagione della serie in onda su Rai 1 “Nero a metà”, con la regia di Claudio Amendola, e sono felice di aver recitato con Fortunato Cerlino, una persona straordinaria. E poi da gennaio sarò in scena a teatro con tre spettacoli diversi, insieme ad altri attori”.

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Ketty Roselli e Claudio Amendola – credit foto Facebook Ketty Roselli

Con Claudio Amendola hai lavorato anche nel film “I Cassamortari”, da lui diretto…

“Non conoscevo Claudio personalmente, ma mi ha colpito positivamente, sul set era sempre molto paziente, educato, lavorava in maniera veloce, pragmatica, efficace ma senza togliere valore al lavoro di nessuno. Inoltre era molto presente e umano con i tecnici e con gli attori”.

Un sogno nel cassetto…

“Vorrei fare “Moulin Rouge”. Quando ha realizzato quel film Baz Luhrmann era in grazia di Dio. Musica, attori, ambientazioni, costumi… sono magnifici”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Paolo Soriani –  Facebook Ketty Roselli

Grazie ad Alessia Ecora

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