Intervista con Ruben Rigillo, in scena al Teatro Ciak di Roma con “E non rimase nessuno”: “Finalmente ho avuto l’occasione di recitare in un giallo, genere di cui sono un grande appassionato”

Dall’11 dicembre al 9 gennaio Ruben Rigillo è in scena al Teatro Ciak di Roma con “E non rimase nessuno” di Anna Masullo, dal capolavoro assoluto (meglio conosciuto come Dieci piccoli indiani) di Agatha Christie.

Insieme a lui due grandi nomi del Teatro italiano, il Maestro Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, affiancati da veri e propri veterani del Teatro Stabile del Giallo: Massimo Reale, Linda Manganelli, Mario Scaletta, Fabrizio Bordignon, Enrico Ottaviano, Francesco Maccarinelli, Giuditta Cambieri.

Dieci persone hanno unito i loro destini prima ancora di conoscersi, macchiandosi di crimini che nessuna giustizia ha mai potuto punire. Sarà su quell’isola, che ben presto si rivelerà una trappola claustrofobica e letale, che i dieci sviscereranno il loro più profondo essere mettendosi definitivamente a nudo di fronte a quel “guardiano della soglia” che li ha attesi per giustiziarli.

Una vecchia filastrocca accompagnerà per mano la sorte di ognuno di loro, annunciata da un enigma che si svelerà solo dopo che il cerchio si sarà chiuso intorno alla vittima di turno fino a quando… “E non rimase nessuno”.

Attore di teatro, televisione e cinema, musicista e figlio d’arte, Ruben Rigillo ha debuttato nel 1993 nello spettacolo teatrale Osteria di Campagna di cui il padre Mariano è anche regista. Nel corso della sua carriera ha lavorato con Salveti, Corsini, Forioso, Missiroli, Marinelli, Ceriani, Scaparro, De Filippo, Tarasco, Marchioni. Il debutto nel cinema arriva nel 1998 con il film “Besame Mucho” di Maurizio Ponzi. La sua prima esperienza televisiva risale invece al 1994 con” Il Maresciallo Rocca” per la regia di Giorgio Capitani dal quale continuerà poi ad essere diretto in “Un prete tra noi”, “Commesse “ e “Dove la trovi un’altra come me”. Tra le serie che ha interpretato citiamo anche “Anni ‘50”, “Compagni di scuola”, “Due imbroglioni e mezzo”, “Caravaggio”, “Centovetrine”, “Sacrificio d’amore”, “Una pallottola nel cuore”, “Mina Settembre”.

In questa piacevole chiacchierata Ruben Rigillo ci ha parlato di “E non rimase nessuno”, dei consigli che gli ha dato suo padre Mariano, di Gigi Proietti e del desiderio di fare una commedia a teatro e magari recitare in “Un Posto al sole”.

locandina-e-non-rimase-nessuno

Ruben, è in scena al Teatro Ciak di Roma con “E non rimase nessuno”. Può presentarci il suo personaggio?

“Il mio personaggio è il dottor Armstrong, uno dei dieci invitati, ha uno scheletro nell’armadio come tutti, è un uomo nevrotico, ex alcolista ed è divertente interpretarlo”.

Cosa l’affascina di più di questo giallo?

“Sono un grande appassionato di gialli, è un genere letterario che insieme ai classici mi ha sempre affascinato. Ricordo che quando il Teatro Ciak si chiamava ancora Stabile del giallo vedevo i manifesti degli spettacoli per strada e volevo andare a lavorare con quelle compagnie. Finalmente si è presentata l’occasione e sono molto contento”.

In scena siete dieci straordinari attori, tra cui suo padre Mariano. Qual è il consiglio più prezioso che le ha dato?

“Mi ha dato la possibilità di studiare, ho iniziato con lui, mi ha incastrato in uno spettacolo vedendo un figlio che non sapeva cosa fare, mi sono divertito e conoscendo il teatro da quando avevo zero anni non è stato scioccante stare sul palco. Teatralmente parlando mi ha insegnato tutto, era già un regista esigente di suo poi con me lo ancora di più, in quanto dovevo essere dieci volte più bravo, quindi ci sono state lezioni, ramanzine, consigli. In questi anni ci siamo trovati diverse volte in scena insieme diventando colleghi ma il rapporto padre-figlio ovviamente è sempre forte. Forse genericamente il consiglio più importante che mi ha dato è di non dimenticarmi mai la tecnica, la respirazione, la dizione, le basi di questo mestiere”.

Locandina Il Processo

Ha aperto la nuova stagione del Teatro Ciak con lo spettacolo “Il Processo” di Franz Kafka…

“Uno spettacolo eccezionale, interpretavo il signor K., è stata un’esperienza bellissima, sempre con la regia di Anna Masullo con cui avevo già lavorato anni fa. Mi trovo molto bene con il Teatro Ciak. Peccato aver fatto solo venti recite, speriamo di riprenderlo”.

Com’è stato tornare a teatro dopo questo anno e mezzo di pandemia?

“E’ stata una boccata d’ossigeno notevole con tutte le difficoltà del momento. Il teatro è mancato parecchio a tutti noi attori, è una seconda casa e aspettavamo con ansia il ritorno sul palco. Ora speriamo che il pubblico riprenda a riempire le sale, cosa che ancora non sta avvenendo, un po’ per paura un po’ perché magari si esce meno la sera. Il teatro è un posto sicurissimo in cui vengono rispettate tutte le precauzioni”.

Che ricordo conserva del suo esordio teatrale ne “L’osteria di campagna” di Raffaele Viviani con la regia di Mariano Rigillo?

“Bellissimo anche perché essendo stato nei teatri da sempre ho conosciuto molti attori e alcuni erano quasi degli zii. C’era un’atmosfera famigliare. Ricordo che ho capito che recitare non è facile come sembra. Mio padre mi ha istruito a dovere, non ero il protagonista e di questo devo dargli merito. E’ stata un’emozione forte, ma allo stesso tempo è stato quasi naturale stare sulle tavole. Sapevo che prima o poi ci sarei andato. Quando portavo gli amici a teatro a vedere mio padre osservavo la meraviglia nei loro occhi quando li portavo nel dietro le quinte, per me invece era la normalità”.

Ha recitato nelle serie tv “Il Maresciallo Rocca” e “Una pallottola nel cuore” insieme al Maestro Gigi Proietti. Cosa le ha lasciato? 

“Era una persona straordinaria, un maestro, un attore grandissimo e generoso, infatti pensava innanzitutto agli altri che stavano nella scena con lui e a metterli in condizione di fare bene. Ne Il Maresciallo Rocca eravamo cinque ragazzini che interpretavano i carabinieri e lui e Sergio Fiorentini, un altro bravissimo attore, erano sempre con noi, ci davano consigli, erano umili, si lavorava insieme per ottenere un bel risultato. Ci sono pochi grandi artisti, Gigi era tra quelli”.

In “Mina Settembre” ha invece dato il volto a Vittorio, il padre di Mina, che essendo scomparso appariva attraverso dei flashback…

“La cosa divertente è che ho iniziato la fiction da morto, ho interpretato la trasformazione e le varie fasi della vita dai 30 agli 80 anni di questo uomo, grazie a bravissimi truccatori. Poi c’era la parte misteriosa legata al fatto che aveva un’amante e il suo segreto verrà scoperto da Mina. E’ sempre bello prendere parte alle serie televisive, ho trovato un cast di colleghi eccellenti, a cominciare da Serena Rossi”.

Una serie che è stata girata a Napoli, la sua città…

“E’ stato meraviglioso, è una città sempre più bella. A maggio e giugno ho fatto due recite al Campania Teatro Festival con lo spettacolo “Diva” ed è stato bellissimo. Spero di poter fare un ruolo anche nella soap “Un Posto al sole” così resto ancora un po’ a Napoli”.

Suona la tromba nel Tessalonica Jazz Quintet. Com’è nata la passione per la musica?

“C’è sempre stata, soprattutto grazie a mia madre che ascoltava Beethoven, Bach, a sei anni ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte, poi sono un pigro e ho lasciato e l’unica cosa che rimpiango è non aver studiato quanto avrei dovuto. Ogni tanto suonavo a casa il pianoforte, poi la tromba. La musica è una presenza costante di cui non si può fare a meno. Con questo quintetto jazz di amici non professionisti ci divertivamo prima della pandemia ad andare nei locali a suonare, ora è più complicato”.

Quali sono i prossimi progetti?

“Al momento non ne ho. Terminato lo spettacolo teatrale vedremo quello che succederà”.

Un ruolo o uno spettacolo che le piacerebbe interpretare…

“Mi piacerebbe fare una commedia a teatro alla Feydeau. Come personaggio sarebbe bello interpretare Corto Maltese, magari al cinema”.

di Francesca Monti

Grazie ad Alessia Ecora

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