Dal 18 al 30 gennaio va in scena al Teatro Manzoni di Milano “Don Chisciotte”, con protagonisti Alessio Boni e Serra Yilmaz: “Bisogna avere il coraggio di inseguire i propri sogni”

“Se per un paio d’ore riusciremo a far sì che il pubblico non pensi ai problemi ma riesca a volare con la fantasia avremo fatto bingo”. Dal 18 al 30 gennaio va in scena al Teatro Manzoni di Milano “Don Chisciotte”, con protagonisti Alessio Boni e Serra Yilmaz, liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra. Nel cast figurano anche Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico e Biagio Iacovelli.

Ci vuole forse una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani. Don Chisciotte trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale. È forse meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete sono stati spesso considerati “pazzi”, salvo poi venir riabilitati dalla storia stessa.

La regia è di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer, che firmano anche la drammaturgia insieme a Francesco Niccolini.

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credit foto FM

“Da sei anni lavoro con Roberto Aldorasi e Marcello Prayer, e l’idea è sempre stata quella di mettere in scena non solo testi teatrali ma anche romanzi che ci hanno colpito, di cui la gente ha sicuramente sentito parlare ma che magari non ha avuto il tempo di leggere. Era il 23 febbraio 2020, ricordo quel giorno come fosse ieri, stavamo andando a Pavia per la pomeridiana quando ci hanno avvisato che lo spettacolo non si sarebbe fatto a causa della pandemia. Da quel momento sono passati due anni e sono felice di poter finalmente portare sul palco del teatro Manzoni di Milano il nostro “Don Chisciotte”. In questo testo di Cervantes ci sono tre parole fondamentali: ironia, visionarietà e poetica. La difficoltà maggiore è stata scegliere le dosi giuste, scoprendo quanto fosse potente il dialogo tra Don Chisciotte e Sancho Panza, tra un aristocratico e un contadino. Da lì è iniziata quest’avventura, abbiamo selezionato il cast, e quello che vorremmo arrivasse al pubblico è una sorta di fiaba per adulti. Per questo abbiamo realizzato anche una scenografia fanciullesca e ci divertiamo come bambini. L’idea è tornare a quel tipo di gioia e spensieratezza, al coraggio di perseguire i propri sogni. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno, come ad esempio Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Nelson Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte”, ha dichiarato Alessio Boni in conferenza stampa.

“Conosciamo Don Chisciotte come grande esempio letterario di follia, che vede giganti dove ci sono mulini a vento, non perché sia matto ma perché li vuole vedere. E’ una follia della volontà ed è il nucleo attorno a cui si sviluppa questo romanzo geniale. Il teatro è il luogo dove dare sostanza alla realtà. Attraverso il Don Chisciotte Cervantes racconta la genesi della sua illusione e il dubbio di aver combattuto la sua causa persa. E’ come se in questo personaggio trovasse lo specchio della sua anima. E’ un romanzo imperfetto e dispersivo, per cui c’è una lettura registica in modo tale da seguire una precisa direttrice”, ha spiegato Roberto Aldorasi.

“Alessio ed io ci siamo formati da Orazio Costa che è specialista del lavoro corale. La coralità è un insieme di energie che si uniscono per far nascere un sogno. Don Chisciotte si è inzuppato della figura cavalleresca e si è fatto carne di un sogno”, ha aggiunto Marcello Prayer.

A dare il volto e il corpo a Sancho Panza è Serra Yilmaz: “Sono davvero felice di iniziare questa avventura che si era fermata due anni fa a Pavia, non vedevo l’ora e vorrei ringraziare fin da ora il pubblico che verrà a condividere con noi quel momento di divertimento e di riflessione. Non è facile, ci vuole coraggio e determinazione, ma nei momenti di crisi è importante nutrirsi di cultura e sostenerla. Il mio sogno era fare l’attrice e mi considero una privilegiata ogni volta che salgo sul palco, malgrado le difficoltà e la precarietà di questo lavoro”.

di Francesca Monti

credit Lucia De Luise

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