Intervista con Francesco Russo, protagonista della serie “L’amica geniale – Storia di chi fugge e di chi resta”: “In questa stagione Bruno Soccavo viene mostrato sotto una luce diversa, più scura”

Francesco Russo, tra i giovani attori più talentuosi del panorama italiano, è tra i protagonisti de “L’amica geniale – Storia di chi fugge e di chi resta”, terza attesa stagione della serie tratta dal libro omonimo di Elena Ferrante, in onda su Rai1 da domenica 6 febbraio, diretta da Daniele Luchetti.

Russo dà il volto a Bruno Soccavo, proprietario della fabbrica di salumi e insaccati dove lavora Lila (Gaia Girace), un uomo meschino e viscido, famigerato per molestare costantemente le operaie nell’essiccatoio. Dopo aver letto un articolo di Elena (Margherita Mazzucco) sembra sentirsi genuinamente tradito, mostrando un lato vulnerabile e sensibile, ma si smentisce nuovamente quando si libera dei manifestanti di sinistra, sguinzagliando contro di loro estremisti del Movimento Sociale Italiano.

IMG-20220131-WA0011

Francesco Russo sul set di “L’Amica Geniale – Storia di chi fugge e di chi resta”

Francesco, nella terza stagione de “L’Amica Geniale” torni a vestire i panni di Bruno Soccavo. Quale sarà l’evoluzione del tuo personaggio?

“Bruno Soccavo viene mostrato sotto un altro aspetto, sotto una luce diversa, più scura, rispetto a quella che lo aveva illuminato nella seconda stagione dove rappresentava l’amicizia, la giovinezza, la spensieratezza dell’adolescenza e anche questa inconsapevolezza di vivere la spiaggia, i giochi, la vita con Lila, Lenù, Nino e Pinuccia. Nella terza, ambientata negli anni Settanta, si trova a gestire l’azienda di famiglia che produce salumi e in cui lavora Lila. Così da amico estivo diventa il suo padrone. Ha un’attività e un impegno da portare avanti, si sente il mondo sulle proprie spalle e deve far fronte ai problemi di un’epoca caratterizzata dalle rivolte nelle fabbriche”.

Come hai lavorato alla costruzione del personaggio?

“Ho potuto lavorare sul personaggio in maniera differente dal solito. Infatti nella serie non viene raccontato il cambiamento di Bruno seguendo un arco temporale ma viene mostrato quando è già cambiato. Interpretare due sfaccettature, due età, due volti della stessa persona è stato interessante. E poi sono stato diretto da due registi diversi, nella seconda stagione da Alice Rohrwacher e nella terza da Daniele Luchetti”.

Cosa ti ha colpito della direzione di Daniele Luchetti?

“Abbiamo fatto un lavoro immersivo, quando abbiamo girato la serie la Campania era in zona rossa, eravamo chiusi in questo albergo dove per una settimana abbiamo fatto improvvisazione ed esercizi con una coach per vedere come poteva cambiare la storia e c’era anche una grande libertà nel proporre le proprie idee. Mi sono sentito protetto perché c’era il tempo per girare, per pensare, si poteva variare la scena tra un ciak e l’altro. E’ stato interessante a livello attoriale”.

Com’è stato tornare sul set per questa terza stagione ritrovando gli altri colleghi?

“Ho legato molto con i colleghi con cui mi sono rapportato maggiormente, nella seconda stagione con Francesco Serpico che interpreta Nino, che è l’amico di Bruno, nella terza invece ho avuto modo di conoscere meglio anche gli altri personaggi della serie. Mi sono trovato bene con tutti e ho imparato molto”.

La terza stagione de “L’Amica Geniale” è ambientata negli anni Settanta. Cosa ti ha più affascinato di quell’epoca?

“Anche prima di girare la serie mi ha sempre affascinato di quell’epoca l’incredibile desiderio di ribellione, di cambiare lo stato delle cose perché anche se venivano viste come un’utopia si pensava che potessero comunque realizzarsi. Bruno invece appartiene alla schiera opposta, quella del sistema dei padroni e vuole stabilizzare la sua vita”.

IMG-20220131-WA0012

credit foto Dirk Vogel

Nel 2021 tra i vari progetti hai preso parte a “Freaks Out” di Gabriele Mainetti e sei stato protagonista del film “A Classic Horror Story” di Roberto De Feo e Paolo Strippoli. Che esperienze sono state?

“In “Freaks Out” ho fatto una piccola partecipazione ma è stato divertente perchè ho visto un set enorme e ho messo la mia impronta in un bellissimo film. “A Classic Horror Story” è un’esperienza a cui tengo molto perché sono stato protagonista nel ruolo di Fabrizio. Ho dovuto lavorare su una cadenza non mia, quella calabrese, e poi cercare di studiare l’horror perché il mio personaggio doveva essere un esperto di questo genere e dunque mi sono documentato. Spero mi abbia fatto crescere attorialmente perché si giravano le scene in modo discontinuo ma dovevo dare una grande continuità ai frammenti in quanto la storia era ambientata in un giorno. E non era semplice ricordarsi da dove viene a dove va il personaggio. Mi sono divertito a improvvisare con gli altri attori, a riscrivere alcune battute, a girare la scena dell’agonia”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Ho appena terminato uno spettacolo al Teatro Carignano di Torino, “Sogno di una notte di mezza estate”, ma non ho ancora certezze per quanto riguarda i prossimi progetti”.

Hai ricevuto il Premio Ambasciatore della Cultura 2021 alla Biennale Internazionale Giano Vetusto. Cosa rappresenta per te?

“E’ stata una sorpresa enorme e un grande onore perché ho ricevuto questo importante riconoscimento insieme a Tony Laudadio che è un grande attore, musicista, scrittore casertano ed è stato il mio primo insegnante di recitazione quando ho iniziato a 12 anni”.

di Francesca Monti

Grazie a Paola Spinetti

Rispondi