Martedì 8 febbraio su Rai 1 prende il via la serie in quattro puntate “Lea un nuovo giorno” con la regia di Isabella Leoni, che vede protagonisti Anna Valle, Giorgio Pasotti e Mehmet Günsür, insieme a Daniela Morozzi, Primo Reggiani, Eleonora Giovanardi, Manuela Ventura, Marina Crialesi, Rausy Giangarè, coprodotta da Rai Fiction e Banijay Studios Italy.
Lea è un’infermiera specializzata che, dopo un periodo di aspettativa, riprende servizio nel reparto di pediatria dell’ospedale di Ferrara. Ha dovuto affrontare un grande dolore perché, dopo la perdita del suo bambino all’ottavo mese di gravidanza e la fine suo matrimonio, la sua vita è andata in pezzi. Nonostante il forte desiderio di maternità e la consapevolezza di non poter più avere figli, Lea è decisa a ricominciare, partendo proprio dal suo lavoro e dai piccoli pazienti che accudisce con amore e che diventano per lei come una famiglia. Nel reparto di pediatria viene accolta con affetto dalle altre infermiere: Rosa, la sua migliore amica che è sempre pronta ad aiutare tutti e che la ospita nel suo casale; Favilla, all’apparenza cinica ma con un cuore grande; Olga, allegra e sempre in cerca dell’uomo giusto; Michela, tirocinante di origini nigeriane che ha colpito il cuore di Pietro, giovane e promettente pediatra. Lea dovrà confrontarsi con l’ex marito Marco, diventato primario del reparto di pediatria, e con la sua ex amica Anna, ginecologa dell’ospedale e nuova compagna di Marco. Se lavorare al fianco di Marco è un ricordo costante di ciò che è stato e che sarebbe potuto essere, il futuro di Lea potrebbe avere le sembianze di Arturo, un affascinante musicista, padre di una piccola paziente, con il quale nascerà un rapporto speciale.

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni
Il vicedirettore di Rai Fiction Ivan Carlei ha aperto la conferenza stampa: “Questa serie è incentrata su una storia al femminile, che racconta la rinascita di Lea e di come le amicizie che si creano sul lavoro aiutino a sopportare dei dolori personali. Affrontiamo un hospital per la prima volta dal punto di vista delle infermiere, che sono le figure più vicine ai pazienti”.
Quindi la parola è passata alla regista Isabella Leoni: “Il mio approccio alla serie nasce da una volontà di raccontare una storia semplice ma autentica che parla di amicizia, di passione, di paure, di lacrime e risate, ma anche dell’ironia della vita. Lea Castelli torna a Ferrara per riprendere il suo posto da infermiera nel reparto di pediatria dell’Ospedale Estense. È tornata per ricominciare lasciando alle spalle il suo dolore. Purtroppo presto scoprirà che non è così facile come credeva e che deve imparare ad accettare il suo passato per poter guarire. Da donna e madre ho cercato di calarmi nei panni di Lea, un’anima profondamente traumatizzata che cerca di tenere insieme i pezzi frantumati del suo essere. Volevo raccontare un personaggio femminile forte e sensibile allo stesso tempo, che vuole sopravvivere al dolore di una grande e terribile perdita. Questa serie mi ha fatto conoscere un gruppo di attori meravigliosi, che mi ha regalato dei momenti unici perchè tutti loro nella vita hanno una compassione verso l’altro e l’hanno messa nel racconto, stando accanto ai piccoli pazienti e aiutandoli a sanare le ferite. Siamo partiti dal film “Pieces of a woman” di Kornél Mundruczó che parla di una coppia che perde il proprio bambino e affronta il dolore in modo diverso e questo li porta a separarsi. E’ quello che accade a Lea e Marco. Mi piace poter pensare di dedicare questa serie ai lavoratori del settore sanitario che hanno salvato e continuano a salvare vite svolgendo un ruolo fondamentale nel periodo di crisi che stiamo vivendo”.
La serie è stata girata a Ferrara: “E’ una città che non conoscevo, è un gioiellino, è piena di bellezze e le persone ci hanno accolto a braccia aperte e ci hanno aiutato a sentirci a nostro agio. Sono entrata in questa storia quando era già stata concepita da Massimo Del Frate, Ivan Carlei e Francesca Tura, abbiamo fatto degli aggiustamenti in corsa, ma quello che ci piaceva raccontare era la parte umana della malattia”.
La regista ha poi parlato del rapporto lavorativo con Anna Valle con cui aveva già avuto modo di girare “Questo nostro amore”: “Sapevo di andare sul sicuro. Con Anna ci siamo conosciute in “Questo nostro amore” ed è sempre un piacere lavorare insieme. Lea è un personaggio impulsivo ma mai irrazionale, ha la consapevolezza delle proprie scelte come Anna, che è una donna che riesce a sorprenderti sempre, è preziosa, è una perla rara”.

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni
Anna Valle interpreta la protagonista Lea Castelli: “Emotivamente è stato pesante girare certe scene perchè tendenzialmente cerchi di allontanare questo tipo di dolore. Isabella ha tenuto che vedessi Pieces of a woman in cui questa perdita viene affrontata con delicatezza ma anche forza ed era la chiave per raccontare la storia di Lea e Marco. E’ un personaggio che mi è piaciuto subito quando ho letto la sceneggiatura, in particolare per il modo in cui affronta il suo lavoro, ma anche perché c’è questo gruppo di colleghe e amiche da cui si sente protetta e aiutata dopo questa tragedia così grande che ha passato, avendo perso un bambino all’ottavo mese di gravidanza. E’ sicuramente una cosa che ti resta dentro per sempre e con cui farai i conti ogni giorno, ma grazie alla tua forza e all’appoggio delle persone che hai intorno si può riuscire a sostenerne il peso e avere una vita in cui puoi fare del bene, tornare a innamorarti e stare accanto ai pazienti. Tutti i personaggi sono alla ricerca della loro personale felicità, ma nel cercarla ognuno di loro fa una cosa grandiosa, fa del bene agli altri e sta accanto a chi sta male con dedizione, empatia, con passione, riuscendo a rendere la vita di questi piccoli pazienti più leggera di quello che potrebbe essere se loro non ci fossero”.
L’attrice ha poi raccontato come si è preparata per entrare nel personaggio: “Mi hanno dato una mano nella preparazione due infermiere di Bassano del Grappa che sono venute a casa mia portandomi determinati strumenti che si usano per i neonati per capire come funzionano e per essere credibile nel ruolo, oltre a sentirmi con Isabella per la creazione ideologica del personaggio. Mi rivedo in Lea per l’empatia con cui si approccia alle persone mentre io sono meno diretta rispetto a lei nel dire quello che penso. Speravo di poter lavorare di nuovo insieme a Isabella che con il suo tocco femminile ha dato un valore aggiunto ad una storia molto bella, infatti riesce ad approfondire i personaggi già scritti bene e a sviscerarli provando a renderli veri e realistici”.

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni
Al Festival di Sanremo in cui è stata ospite Anna Valle ha spiegato che ad ogni personaggio che interpreta è associata una colonna sonora: “Ho un bellissimo rapporto con la musica e quando sono sul set, se mi sento accolta da un’amica oltre che regista come Isabella Leoni e da colleghi con cui sono a mio agio, porto una cassa a cui è collegato il cellulare con la mia playlist. Ascolto musica rock e al personaggio di Lea associo quella dei Mumford and Sons. Quando arrivavo nel reparto di pediatria la prima cosa che facevo era uno sfogo di musica e danza, per alleggerire un po’ la giornata. C’è competizione tra gli attori ma ho la fortuna di avere degli amici, donne e uomini, con i quali nonostante non ci si possa vedere molto ci sono affetto e stima e un’amicizia leale”.

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni
Giorgio Pasotti dà il volto al primario Marco Colomba: “Ho preso una laurea in medicina e quando ho girato la fiction ho pensato che sarebbe potuta essere la mia vita ma ho capito che non sarei stato un bravo medico perchè fatico a empatizzare con il dolore. Vedere dei bambini malati è qualcosa di innaturale, forse perchè sono padre. La perdita di un figlio, che è un tema poco trattato ma molto forte, si riflette non solo sulla madre ma anche sull’altra metà della coppia e fa sì che condizioni anche le scelte di questo uomo. Ho trovato interessante interpretare questo medico che nonostante sia bravissimo nel suo lavoro rimane un essere umano, con i suoi difetti, con le scelte sbagliate che si è trovato a fare. Credo sia il modo giusto di raccontare una professione che abbiamo conosciuto durante la pandemia. Si pensa spesso che i medici siano macchine perfette ma sono anche loro degli esseri umani. Il desiderio di paternità di Marco non è stato vinto dalla perdita di un figlio ma deve passare da quel tunnel oscuro per il quale non riesce più ad essere lucido nel privato, per cui vive il rapporto di Arturo con sua figlia con una punta di gelosia”.

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni
Mehmet Günsür interpreta il musicista Arturo: “Dopo la Compagnia del cigno ho avuto la possibilità di lavorare nuovamente con Anna Valle e mi sono trovato dentro questa famiglia meravigliosa, con Isabella Leoni e dei colleghi fantastici. E’ stata un’esperienza indimenticabile ma soprattutto recitare con mia figlia Cloe è stato bellissimo. La musica è la mia vita perché sono un ex musicista, con Santi abbiamo preparato delle canzoni che ho cantato nella serie e mi sono divertito molto. Arturo si è dedicato a sua figlia e prova ad essere il miglior padre possibile ma fondamentalmente è un uomo libero e in cerca di amore. Quando incontra Lea si aprono di nuovo le finestre del suo cuore, ma poi viene a conoscenza della situazione esistente tra lei e Marco e questo lo porta a fare delle scelte”.
di Francesca Monti
credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni
