Intervista con Manuela Ventura, che interpreta Favilla nella serie “Lea un nuovo giorno”: “Con il mio personaggio condivido la chiave ironica con cui guardiamo la realtà”

Attrice versatile e appassionata, dotata di grande talento, ironia ed empatia, Manuela Ventura è tra le protagoniste del nuovo medical drama in onda il martedì sera su Rai 1 “Lea un nuovo giorno”, nel ruolo della schietta e ironica infermiera Favilla Mancuso, a fianco di Anna Valle, con cui ha già lavorato in passato nella serie di grande successo “Questo nostro amore”, sempre diretta da Isabella Leoni.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Manuela Ventura del suo personaggio, ma anche del film “Sulla stessa onda”, dei prossimi progetti e dello spettacolo teatrale “Baccanti”.

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credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni

Manuela, nella serie “Lea un nuovo giorno” interpreta Favilla Mancuso. Come ha lavorato alla costruzione di questo personaggio?

“Quest’avventura con Favilla e con la serie “Lea un nuovo giorno” è arrivata grazie alla proposta della casting che si è occupata della fase di preparazione, Adriana Sabbatini, e della regista Isabella Leoni, che conoscevo in quanto avevamo lavorato insieme nella terza stagione di “Questo nostro amore” e si era creato un rapporto di conoscenza professionale che poi è diventata un’amicizia. E’ un personaggio diverso rispetto a quelli che finora avevo interpretato nelle serie tv ed era una sfida divertente affrontare questa donna abbastanza dura, brusca nei modi, nell’atteggiamento, nelle battute. Innanzitutto abbiamo analizzato bene la sceneggiatura e trovato il modo in cui Favilla, all’interno anche delle scene corali o nei passaggi tra una scena e l’altra, potesse inserirsi con queste battute caustiche che lasciano in fondo una risata nello spettatore ma che sono molto incisive, come se volesse avere l’ultima parola. Nella distribuzione del ritmo e nei dialoghi, soprattutto quando il gruppo delle infermiere si ritrova insieme, il compito di Favilla era quello di pungolare, di rompere l’atmosfera gioiosa con una sua frecciatina. Oltretutto abbiamo lavorato con alcuni consulenti che ci hanno mostrato come utilizzare gli strumenti tipici delle infermiere e le modalità del gioco insieme ai piccoli attori che hanno interpretato i pazienti. E’ stato un momento bellissimo entrare in relazione con questi bambini, bambine, adolescenti, durante le pause e chiacchierare con loro. Favilla ha una posizione più distaccata ma nel corso delle puntate uscirà il suo cuore tenero, mostrerà la sua partecipazione e la sua generosità nei momenti di tensione all’interno dell’ospedale e anche la sua chiave ironica, quando in varie occasioni insieme alle altre infermiere toglierà la divisa e indosserà abiti borghesi, scatenandosi nelle feste e nei concerti”.

E’ un personaggio indubbiamente molto sfaccettato, c’è un aspetto in particolare che l’ha colpita?

“Sicuramente l’aspetto che mi ha colpito di più è il modo di porsi, almeno all’inizio, come un personaggio in contrasto, quindi con un punto di osservazione più spigoloso e questa è una dinamica interessante da affrontare perché all’interno di una storia permette di creare un movimento. Dal contrasto nasce anche l’interesse che lo spettatore può avere per lo sviluppo delle vicende che può portarlo a chiedersi chi tra Favilla e la tirocinante ad esempio avrà la meglio. L’altro aspetto che ho apprezzato è che fa parte della coralità ma riesce a distinguersi con un carattere ben preciso. E’ stato fatto un bel lavoro di regia, di ascolto all’interno del gruppo, di sceneggiatura che mi ha permesso di portare in scena un personaggio definito, seppur con tante sfumature”.

Ha riscontrato dei tratti in comune tra lei e Favilla?

“Con il mio personaggio condivido la chiave ironica con cui guardiamo la realtà che ci circonda, io non sono così caustica ma spesso mi ritrovo ad affrontare e a commentare le vicende della vita un po’ come fa lei, cercando di smorzare i toni, di prenderla un po’ alla leggera”.

Copy of LEA UN NUOVO GIORNO_Anna Valle con Rausy Giangarè, Manuela Ventura, Daniela Morozzi, Marina Crialesi_credits obbligatori Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni

La serie affronta tematiche diverse con un punto di vista femminile e traspare anche l’importanza del team per superare le difficoltà…

“E’ una storia che viene raccontata e declinata attraverso le vicende di queste donne, naturalmente ci sono anche i protagonisti maschili che sono importantissimi nello svolgimento del racconto, ma in qualche modo la conduzione, lo sguardo è al femminile. Vediamo queste infermiere nelle loro vite private, a cominciare da Lea Castelli, interpretata da Anna Valle, che dopo un evento traumatico ricomincia a vivere, partendo dal suo lavoro in ospedale a Ferrara e questo ci dà modo di conoscere le sue colleghe ed entrare nel mondo femminile. Sono donne che hanno questa capacità collaborativa e risolutiva, che sono capaci di rimboccarsi le maniche, anche andando a volte fuori dai protocolli, come fa Lea. Questa squadra riesce a rimediare agli ostacoli che si creano, a trovare soluzioni. E’ un po’ anche il senso del titolo. Lea vuole costruire ogni giorno come se fosse sempre nuovo. La capacità generativa e la forza di andare avanti sono caratteristiche proprie delle donne. Inoltre viene dato risalto alla figura delle infermiere che durante la pandemia sono state ancora di più simbolo di generosità, responsabilità, sacrificio e cura”.

Ogni personaggio della serie è alla ricerca della felicità. Qual è la sua idea di felicità?

“Riuscire a coltivare le piccole gioie della vita, a cominciare da quelli che sono gli affetti più cari. Felicità è la condivisione con la mia famiglia, con i miei figli, guardarli e vedere il futuro che va avanti attraverso i loro occhi, ma anche il contatto con la natura e con tutto quello che mi fa sentire parte di qualcos’altro. E’ felicità ritrovare quel tempo libero in cui ci si immerge nelle cose profonde come guardare i tramonti, viaggiare, conoscere luoghi e persone nuove, piccole felicità che la vita ti può regalare in un istante”.

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Sul set ha ritrovato Anna Valle con cui aveva lavorato nella serie “Questo nostro amore”…

“E’ stato bello, Anna è un’amica e una compagna di lavoro con cui mi trovo molto bene perché ha una grande generosità ed energia, si crea subito un’alchimia quando si recita con lei, c’è quella dimensione di ascolto utile per rendere credibile e naturale quello che si sta raccontando. Ritrovarci dopo un po’ di tempo sul set è stata una grande gioia”.

A proposito di Teresa Strano, da lei interpretata in “Questo nostro amore”, cosa le ha lasciato?

“Un bellissimo ricordo. Questa piccola donna va alla scoperta di un nuovo mondo con grande curiosità, intelligenza e passione per continuare ad imparare e cambiare. Arriva dall’entroterra siciliano e sbarca nel continente con la sua valigia, ricongiungendosi al marito e a questa famiglia numerosa. Da piccola donna diventa una figura gigante perchè riesce a piccoli passi ma con grande determinazione a fare dei cambiamenti fondamentali non solo per la sua vita, per la sua condizione ma anche all’interno del nucleo famigliare quasi tutto maschile, nei figli che hanno avuto questo tipo di madre come esempio, nel granitico e testardo Salvatore, nelle persone che ha conosciuto. Ha lasciato un segno in qualche modo sul lavoro, come amica, infatti tra Anna e Teresa c’è stato un vero scambio di valori, hanno tratto insegnamenti reciproci per cambiare, crescere ed aiutarsi. E’ una donna che ha attraversato  cambiamenti epocali, ai quali ha assistito durante gli anni raccontati nelle tre stagioni della serie, facendone tesoro”.

Ha preso parte anche al film “Sulla stessa onda” nel ruolo di Tuccia, che esperienza è stata?

“Zia Tuccia è un’altra esperienza che porto nel cuore. Massimiliano Camaiti, alla sua opera prima, ha avuto una grande sensibilità nel condurre tutti noi all’interno di questa storia, che racconta l’amore tra due giovanissimi con risvolti dolorosi e che ha tratteggiato con delicatezza. Il lavoro fatto su Zia Tuccia è stato di grande concretezza, è una donna energica, una spalla per il nipote, infatti nei momenti di maggiore abbattimento sa essere dolce ma al tempo stesso incisiva, come una guida che dà uno sguardo, una possibilità a Lorenzo (Christian Roberto) di non arrendersi rispetto alla vicenda che sta vivendo. E poi è divertente, ha dei modi schietti con cui dialoga con il fratello ed è stato bello fare parte di questo film”.

Attualmente è a teatro con “Baccanti” in cui interpreta Dioniso. Cosa può raccontarci a riguardo?

“Baccanti è una produzione del Teatro Stabile di Catania con la regia di Laura Sicignano. La tragedia di Euripide è riadattata nel testo mantenendo la sua forza tragica e poetica attraverso un linguaggio più concreto. Siamo nove attori e attrici più un musicista dal vivo in scena, io interpreto Dioniso, divinità rappresentativa del teatro, del piacere estremo, dell’ebbrezza e per natura multiforme e cangiante, da qui anche il fatto di poter dare vita a un dio attraverso un’interprete femminile perché è un fanciullo e una ragazza insieme, è toro e pesce, sfugge continuamente, non ha una dimensione definita. Questa forza divina, vitale è sostenuta da un esercito di femmine folli, le Baccanti, le sue seguaci che in una maniera quasi inarrestabile diffondono questo nuovo culto che vorrebbe sovvertire l’ordine precostituito sia dal punto di vista della tradizione religiosa del tempo ma anche del potere rappresentato dal Re Penteo, che impersona la rigidità, la razionalità, non perde mai il controllo, mentre Dioniso è tutto ciò che ha a che fare con l’irrazionale. In questo scontro vince l’esito tragico per cui Re Penteo verrà comunque smembrato dalla sua stessa madre Agave, irretita dalla forza dionisiaca, e quindi si concluderà con una sconfitta rispetto a quelle posizioni preordinate ma con uno sguardo verso un possibile rinnovamento. Laddove infatti si affrontano crisi profonde o stravolgimenti ci si può augurare che venga un futuro migliore, che porti dei cambiamenti”.

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In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Usciranno due film a cui ho partecipato, “Una boccata d’aria”, una commedia con la regia di Alessio Lauria, che vede protagonisti Aldo Baglio e Lucia Ocone, e “Shotgun” con la regia di Marta Savina, con Claudia Gusmano e Fabrizio Ferracane, ispirato alla storia di Franca Viola, in cui interpreto sua madre. Sono pellicole molto diverse tra loro, due esperienze belle, importanti, che non vedo l’ora che il pubblico possa vedere”.

Ha preso parte anche al programma “Mompracem l’isola dei documentari” su Rai 2 parlando dell’Etna e di Sant’Agata. Qual è il rapporto con la sua città, Catania? 

“E’ stata un’altra grande sorpresa. Durante una delle prime aperture dopo la pandemia sono stata contattata dalla giornalista Raffaella Scaglietta che si è occupata di fare questo approfondimento sull’Etna e sulla relazione con Sant’Agata. Ci siamo incontrate, abbiamo parlato e registrato alcune immagini. Io nasco a Catania e vivo lì, il mio rapporto con la città si nutre anche dei suoi elementi naturali e in qualche modo spirituali, dunque questo collegamento tra l’Etna e Sant’Agata è importante per tutti i catanesi ed è stato bello poterlo raccontare, dare il mio contributo, tanto che poi è stato inserito all’interno della puntata di “Mompracem l’isola dei documentari”. Sono andata negli studi ad introdurre una parte di questo documentario realizzato a Catania ma anche un altro che parlava in generale dei vulcani attivi in Italia, tra cui l’Etna. E’ stata una bella esperienza che mi piacerebbe ripetere. Il mondo del documentario mi affascina e mi è piaciuto molto anche essere presente in tv nelle vesti di presentatrice temporanea”.

di Francesca Monti

credits Banijay Studios Italy, foto di Pierfrancesco Bruni

Grazie a Sara Morandi

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