“Ho provato a scavare non tanto nella canzone ma nel motivo per cui talvolta si sceglie di scriverne una”. Niccolò Agliardi conduce “Falò”, il podcast di Rai Radio2 da lui ideato e scritto, disponibile sulla piattaforma di RaiPlay Sound. Una serie di incontri di disarmante sincerità e di intensità rara in cui dialoga, con sensibilità e profondità, con sei celebri artisti della musica italiana.
Protagonista della prima puntata è Ermal Meta che parlando della sua “Lettera a Mio padre” racconta di un difficile rapporto padre/figlio, tra consapevolezza e ricostruzione, dando della sua canzone un ritratto inedito e intimo. Samuele Bersani è al centro del secondo episodio con “Mostro” dove il tema della paura per il diverso e l’ignoto si alterna al racconto delle burrasche dell’adolescenza e dell’incontro determinante con Lucio Dalla.
Il terzo episodio vede al centro del racconto “la descrizione di un attimo”, una delle canzoni più iconiche di Federico Zampaglione dei Tiromancino. Un ritornello sbagliato per una storia da rammendare, sullo sfondo il sogno di una vita e una Roma in pieno fermento creativo. Il quarto appuntamento vede protagonista “Babilonia” di Diodato. La crisi professionale di un giovane uomo che deve decidere come riallineare il futuro, la musica come porto sicuro e il perdono verso se stessi e verso una città che soffre.
“Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi” e Mogol sono al centro della quinta puntata di Falò dove il grande paroliere racconta gli anni del sodalizio con Lucio Battisti. A chiudere questo primo ciclo di incontri è Emis Killa, che partendo dal suo brano “Notte Gialla” (featuring Madame) racconta la periferia, il riscatto, le rime, la rabbia e poi la pace di una barca in rada, le sostanze, i tradimenti, il successo e l’età adulta con cui fare i conti.

Niccolò, è disponibile sulla piattaforma di RaiPlay Sound “Falò”, il podcast di Rai Radio2 da lei ideato, scritto e condotto. Com’è nata l’idea?
“E’ nata dalla proposta del direttore di Radio2 che mi aveva avuto nella sua squadra alla conduzione di diversi programmi e mi ha chiesto di fare un racconto più scritto, considerando che la scrittura è una delle cose che mi piace di più. Ho provato quindi a scavare non tanto nella canzone ma nel motivo per cui talvolta si sceglie di scriverne una, soprattutto in un momento in cui sono un po’ sfiduciato nei confronti della forma canzone. Questo non significa che non mi diverta ad ascoltare la musica ma trovo che sia un campionato differente rispetto a quello che sono stato abituato a giocare e nel quale mi sembra che giochino i miei sei preziosi ospiti”.
Come ha scelto i suoi ospiti?
“Non li conoscevo tutti personalmente ma ad ognuno di loro mi sentivo legato da un rapporto fiduciario. Sapevo che avrei potuto chiedere di entrare nelle loro case con molto rispetto e che mi avrebbero accolto. Così non li ho invitati nel mio studio ma mi sono autoinvitato e ho potuto fare questo con le persone che immaginavo potessero avvertire la mia presenza come non ingombrante. Ho pensato prima a nomi altisonanti della grande musica d’autore con il rischio che mi sarei precluso la possibilità di venire ascoltato anche dai più giovani. Così per intercettare i ragazzi della generazione di mio figlio che ha 18 anni ho scelto uno step intermedio e quindi dei bravissimi cantautori che anagraficamente non superano i 50 anni”.
Al centro di ogni puntata c’è una canzone che affronta tematiche importanti e attuali. Come sono state scelte?
“I miei ospiti hanno scelto le canzoni in libertà perchè nel momento in cui chiedi a delle persone di raccontarti una parte della propria anima, della propria vita è giusto che ci sia uno scambio in termini di disponibilità. Quindi ho accolto qualunque tipo di narrazione e non ho voluto scegliere io i brani”.
Cosa ha aggiunto questa esperienza al suo percorso artistico e umano?
“Ha aggiunto la consapevolezza che non mi stancherò mai di restituire le storie degli altri sotto forme diverse, l’ho fatto scrivendo le canzoni, con la radio e la tv, ed ora ascoltando i miei ospiti e cercando di intercettare qualcosa che lo stesso narratore magari non si è accorto di aver messo all’interno della canzone”.
Nel programma la domanda centrale è “perchè si scrive quella canzone”. Quindi le chiedo di scegliere uno dei suoi brani e raccontarci perchè l’ha scritto…
“Ti posso raccontare di una canzone dal titolo “La sentinella”, che ho scritto nel 2012 insieme a Pietro Cantarelli, il produttore di Ivano Fossati. L’ho composta una notte in cui ho provato la sensazione di essere molto solo e ho immaginato come potesse sentirsi un giovane di 18-20 anni che si trovava costretto ad una forma di solitudine altra rispetto a quella in cui mi trovavo. Un ragazzo che era al fronte, che faceva di mestiere la sentinella, abituato a sorvegliare la vita dei suoi compagni e ad avvisarli qualora si presentasse un pericolo. Doveva quindi stare sveglio tutta la notte. Mi viene in mente questa canzone che ho scritto quando non potevo certo immaginare che oggi ci saremmo trovati a vivere una guerra di confini e di potere, una guerra di ragazzi”.
Il falò può avere una duplice funzione, infatti si può gettare nel fuoco quello che non ci serve più o che vogliamo eliminare, ma può anche fare da cornice ad una serata in spiaggia con gli amici. Quindi le chiedo se c’è qualcosa della sua carriera che butterebbe e qual è la canzone che invece canterebbe davanti ad un falò?
“Nella mia carriera ci sono alcune canzoni che non riscriverei ma si tratta di errori di piccola venialità, niente di categorico. Non ho sensi di colpa su quanto fatto finora perchè mi ritengo una persona molto fortunata.
Io non vorrei cantare niente davanti a un falò ma ascoltare qualcuno che suonasse con la chitarra “Canzone per l’estate”, scritta da Francesco De Gregori e Fabrizio De Andrè, che è molto malinconica ma sanamente belligerante”.

credit foto di Giovanni de Sandre
Dopo queste sei puntate di “Falò” ha in programma di realizzarne altre?
“Mi piacerebbe proseguire con nuovi episodi. E poi voglio anche raccontare un’altra storia molto importante. Si tratta di un fatto di cronaca realmente accaduto e cercherò di trovare il motivo che ha confuso l’anima di chi è stato coinvolto. Ho tra le mani la storia ma non so ancora in quale forma la racconterò”.
Cosa può anticiparci riguardo la trasposizione cinematografica del suo romanzo “Per un po’ – Storia di un amore impossibile” (Salani Editore)?
“Abbiamo appena finito di scrivere la sceneggiatura, stiamo cercando di metterci d’accordo su come provare a rendere universale la vicenda personale di un genitore affidatario. E’ un percorso non semplicissimo per me ma è anche una bellissima prova in termini sia di contenuti che di umiltà, in quanto per una volta la mia storia può diventare degli altri e non il contrario”.
Come ha vissuto la vittoria del Golden Globe e del Nastro d’Argento e la candidatura all’Oscar della canzone “Io Sì/Seen”, scritta con Laura Pausini e Diane Warren, colonna sonora del film originale Netflix “The Life Ahead /La vita davanti a sé” di Edoardo Ponti con Sophia Loren?
“Con molta allegria, ero felice e sorpreso, mi ha divertito ciò che è accaduto in quei giorni, l’amore più o meno inatteso che ho ricevuto. Mi è dispiaciuto che Laura Pausini non abbia vinto l’Oscar perchè sarebbe stato bellissimo realizzare quel sogno. Voglio sperare che se siamo andati vicini una volta in futuro possa accadere di vincere la statuetta”.
Lei ha scritto dei brani per i film “The Life Ahead /La vita davanti a sé”, “Nove lune e mezza” di Michela Andreozzi e la colonna sonora di “Ostaggi”. E’ diverso l’approccio alla scrittura rispetto ad una canzone destinata a far parte di un disco?
“E’ diverso perchè quando scrivi per un film non devi attingere per forza dalla tua storia personale ma fare riferimento a qualcosa che è già molto solido, cioè la sceneggiatura, il racconto deciso dagli sceneggiatori o dal regista, unendo le forze. In quel caso non sono il creatore ma una sorta di rammendatore, che aggiusta alcune cose con le canzoni o accompagna le immagini. E’ un esercizio di rispetto oltre che di creatività”.
A cosa si è ispirato per scrivere il testo di “Io sì”?
“Il brano è ispirato alla storia del film “The Life Ahead /La vita davanti a sé” che ha per protagonista una donna che decide più o meno serenamente di prendere in affido un piccolo ragazzino “criminale” e di riallinearlo alla vita. E poi ho attinto dalla mia storia privata e personale, essendo diventato papà affidatario non mi è stato difficile raccontare quello che può provare una famiglia che decide di accogliere una persona non nata dai propri geni ma da un incontro fatale e fortunato della vita”.
Come vede il futuro della musica dopo la pandemia?
“Io tifo per quelli che non si sono lamentati ma che hanno creato qualcosa di innovativo e di potente, che hanno qualcosa da dire, uno su tutti Blanco. Secondo me ha avuto la capacità di guardarsi dentro e di sfruttare questi anni strani in termini estrosi, istrionici, profondi, traendone benefici”.
Un sogno nel cassetto…
“Mi piacerebbe fare un monologo a teatro prima dei cinquanta anni”.
Per ascoltare Falò: https://www.raiplaysound.it/programmi/falo
di Francesca Monti
credit foto copertina di Giovanni de Sandre
Grazie a Jessica Gaibotti
