Ripartono da TORINO le sfide tra i migliori ristoratori d’Italia di ALESSANDRO BORGHESE 4 RISTORANTI

Inizia un nuovo viaggio da Nord a Sud dell’Italia per l’iconico van dai vetri oscurati dello chef Alessandro Borghese, pronto a mettersi alla scoperta di nuove e imperdibili tendenze della ristorazione italiana e ad arbitrare le nuove sfide di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti”, lo show – produzione originale Sky realizzata da Banijay Italia – che riparte da domenica 15 maggio, per sette settimane, su Sky e in streaming su NOW.

Ritorna così, con 7 episodi inediti, il programma cult della televisione italiana che ha creato un’abitudine e ha trasformato semplici ristoratori in determinati e agguerriti concorrenti di una sfida senza esclusione di colpi, con l’irrinunciabile pagella da stilare a fine pasto. Immutato il meccanismo – tanto semplice quanto ipnotico – alla base di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti”: quattro ristoratori con qualcosa in comune, ognuno desideroso di dimostrare di essere il migliore, in gara per ottenere l’agognato, amatissimo e inconfondibile “dieci” dello chef Borghese.

In questo nuovo viaggio lungo la Penisola – al via dal 15 maggio ogni domenica in prima serata su Sky Uno, sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW – Chef Borghese visiterà alcuni dei luoghi più affascinanti e caratteristici d’Italia: da Alghero a Grado (Gorizia), dal Molise a Verona, da Gubbio (Perugia) fino a Milano.

Alessandro Borghese sarà a Torino alla ricerca del miglior ristopub del capoluogo piemontese. Si va quindi alla scoperta di una ristorazione spesso poco conosciuta, quella che si “nasconde” all’interno dei pub e proprio in quella città l’offerta è per tutti i gusti. Con una forte sfumatura anglosassone: irlandesi, inglesi, scozzesi dominano la scena, e talvolta i camerieri arrivano a servire i clienti in kilt. In gara dunque, nel primo appuntamento, ci sono Massimo del Six Nations – Murphy’s Pub, Pierpaolo di The Overbridge Pub, Luciano col suo Connery Pub, Luca e il suo The Shamrock Inn.

Anche nei 7 inediti episodi che compongono questo ciclo, quattro ristoratori si sfidano per stabilire chi tra di loro è il migliore in una determinata categoria; ogni ristoratore invita gli altri tre che, accompagnati dallo chef Borghese, commentano e votano con un punteggio da 0 a 10 location, menu, servizio, conto del ristorante che li ospita e la categoria Special, che cambia di puntata in puntata: tutti e quattro gli sfidanti, infatti, dovranno confrontarsi su uno stesso piatto, protagonista di quella puntata, così da rendere la gara tra loro sempre più diretta e intensa, senza esclusione di colpi.

In palio per il vincitore di ciascuna puntata, l’ambitissimo titolo di miglior ristorante e un contributo economico da investire nella propria attività.

Come da tradizione, ogni pasto è preceduto dalla scrupolosa ispezione dello chef Borghese della cucina del ristorante. Tutto viene osservato nei minimi dettagli, per un’analisi che prosegue poi anche durante il pasto, concentrandosi sul personale di sala, messo alla prova su accoglienza, servizio al tavolo, descrizione del piatto e del vino. Solo alla fine si scopre il giudizio di chef Borghese, che con i suoi voti può confermare o ribaltare l’intera classifica.

Tutti i ristoranti che partecipano al programma sono identificabili attraverso un “bollino” 4 RISTORANTI esposto all’esterno, una rete di locali testati da chi se ne intende: i ristoratori stessi.

I RISTORANTI DEL PRIMO EPISODIO

The Shamrock Inn: sito nella storica via Vittorio Emanuele II, è il primo Irish pub aperto a Torino, già nel 1995; pur non essendo un integralista di questa tipologia di pub, Luca lo ha rilevato con gli amici di sempre per una questione sentimentale: era il pub in cui andava a far festa da ragazzino e vederlo chiuso era insopportabile. Se c’è una festa, Luca è sempre in prima fila, e anche nel suo locale unisce serietà e leggerezza. Lo stesso accade anche nel menù: Luca contamina la tradizione anglosassone dell’Irish stew, del Sunday Roast e del Fish&Chips con piatti della cucina italiana tra cui la pasta all’arrabbiata, quella con le verdure o gli gnocchi con formaggi della zona.

L’arredamento del The Shamrock Inn è stato studiato a tavolino da un architetto irlandese che ha portato tutto da lì: su due piani, ha una scenografica scalinata centrale da cui può calare un maxischermo per le partite; ci sono varie stanze con stili diversi: una verde con le panche in legno, una rossa un po’ più elegante e una grande e ariosa, luminosa per essere in un pub.

La connotazione irlandese è data da una serie di pubblicità vintage appese alle pareti e di suppellettili sparsi tra le sale. Ci sono flipper, calcio balilla e un arcade, videogioco tipico degli anni ’80 (tutti elementi che Luca considera fondamentali in un pub). Peculiarità del locale è la tradizionale campana posta sopra il bancone che a 10 minuti dalla chiusura richiama i clienti per The last order, l’ultima ordinazione della serata.

Connery Pub: Luciano è innamorato pazzo della cultura Scottish ma soprattutto fan sfegatato di Sean Connery, che secondo lui incarna lo spirito indipendentista scozzese. Il Connery è una vera e propria public house, gli arredi ricordano un salotto accogliente dove ospitare i clienti come fossero amici e dove il servizio al tavolo è imprescindibile. Non ci sono freccette, maxischermi o biliardo perché, secondo lui, «la gente vuole rilassarsi senza schiamazzi».

Il menù, un tempo legatissimo alla cultura scottish, si è adattato al mercato italiano e ora mescola piatti tipici scozzesi o cucinati con whiskey a primi italiani come l’amatriciana e la carbonara; in più, c’è anche un’offerta vegana. Alcuni piatti sono dedicati a Connery, tra cui la “pasta Sean”, quella “Connery” e la “Merenda degli Intoccabili”, dal film con cui Connery vinse l’Oscar.

Il Connery Pub ha la particolarità di essere al piano rialzato di un condominio: non ha vetrate sulla strada ma solo le finestre di quello che era, a tutti gli effetti, un appartamento. Il locale dentro ha tre stanze: la prima occupata dal bancone, la seconda ampia coi tavoli in marmo, la carta da parati e i divanetti in tessuto, la terza al piano inferiore sempre nello stesso stile.

Le pareti sono – ovviamente – tappezzate da immagini di Sean Connery: giovane 007, papà di Indiana Jones, lui agli Oscar e anche lui in mutande… l’intimo della star, infatti, è incorniciato e autografato proprio vicino al bancone.

Six Nations – Murphy’s Pub: sorge nel centro di Torino, in Via Vittorio Emanuele II, dove fu fondato il birrificio Boringhieri. Massimo vuole portare un angolo di Irlanda in città: integralista e purista dell’autentica filosofia del pub, tanto da lavorare rigorosamente in kilt, non accetta contaminazioni. Fedele alla cultura irlandese da quando se ne innamorò nei suoi viaggi, propone un menu fatto di piatti tipici come Fish&Chips, hamburger ma soprattutto ostriche da abbinare alla birra («altro che champagne!», dice), stinco di maiale alla birra, stufato di beef irlandese, Dublin Coddle (salsiccia e patate). Non ammette né primi piatti italiani né pizza e ci tiene a spillare la birra in modo diverso a seconda della sua provenienza (tedesca, belga, inglese, ecc).

L’orgoglio di Massimo è il bancone, impreziosito dai buchetti lasciati dai tacchi delle ballerine e dalle strisciate dei boccali di birre servite. Non c’è servizio di ordinazione al tavolo ma il cliente ordina il cibo e ovviamente la birra direttamente al bancone. Il locale è su due piani ed è molto grande: al piano terra l’ingresso è occupato dal bancone con le birre alla spina e la selezione di whiskey. Sulle pareti appaiono le scritte dei clienti accumulate nel tempo e i maxischermi per vedere sport, dal calcio al rugby. Oltre al bancone principale ne ha un secondo al piano terra e un terzo a scomparsa al primo piano.

Al piano superiore ci sono la sala del biliardo, quella delle freccette, una dedicata al mondo della pesca, un’altra per i non fumatori, ma la più particolare è sicuramente quella che riproduce la cucina di una casa antica, rimando alla cultura popolare e casalinga delle public house.

The Overbridge Pub: Pierpaolo, cresciuto in una famiglia di “pubbari”, ha un modo più elastico (e furbo) di gestire il pub. Due anni fa, dopo un folgorante viaggio a Londra, ha rilevato un Irish pub trasformandolo in English pub per renderlo, a suo dire, «più elegante, più curato, meno spartano» ma anche meno integralista, perfetto per strizzare un occhio al mercato italiano e l’altro a qualsiasi cosa sia vendibile, anche i tacos messicani: «Mi sento un ponte tra varie culture – dice Pierpaolo – Mi ispiro a Londra che è la culla delle culture, c’è di tutto, anche il cibo messicano, quindi perché nel mio English Pub non posso servire i tacos?».

Oltre a questa visione un po’ da mercante, ha anche un’offerta fedele alla tradizione inglese: English Breakfast, Sheperd’s Pie, Fish&Chips… senza però dimenticare quella italiana e quella piemontese con piatti come la tagliata di fassona o gli straccetti alla paprika. Per Pierpaolo vale una sola regola: «I clienti italiani non amano troppa schiuma, e io li accontento».

Il locale – oltre al dehors esterno molto ampio – è composto da un’unica grande sala interna tutta di legno e intonaco giallo, con il bancone centrale a farla da padrone. Alle pareti compare dell’oggettistica autentica, frutto di ricerche di Pierpaolo in mercatini dell’usato: da cimeli di guerra (ci sono un fucile e un elmo) a libri inglesi di inizio ‘900. All’ingresso c’è un murales con un ponte che svetta sullo skyline di Torino. Per non snaturare la storia del locale, nato come Irish pub, Pierpaolo ha lasciato qualche richiamo dell’originale come alcuni trifogli irlandesi e una cartina geografica del Paese.

Questa puntata di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” si è avvalsa della collaborazione di Città di Torino, Turismo Torino e Provincia.

Il programma è stato realizzato nel pieno rispetto della sicurezza dei partecipanti e delle normative relative alle misure di contenimento del contagio da Virus Sars – Cov2 come da DPCM vigenti durante le registrazioni.

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