VENEZIA79 – “Padre Pio” di Abel Ferrara è in Concorso alle Giornate degli Autori 2022: “Non è un film sui miracoli, bensì su un uomo, Francesco Forgione”

“Padre Pio” di Abel Ferrara è in Concorso alle Giornate degli Autori 2022. Protagonista nei panni del frate di Pietrelcina c’è Shia Labeouf, che dopo tante traversie si è convertito al cattolicesimo e ha ritrovato la fede proprio grazie a questo ruolo.

Nel cast troviamo anche Cristina Chiriac (Giovanna), Marco Leonardi (Gerardo), Asia Argento (Tall Man), Vincenzo Crea (Luigi), Luca Lionello (Silvestro), Salvatore Ruocco (Vincenzo), Brando Pacitto (Renato), Stella Mastrantonio (Elvira), Martina Gatti (Anna), Roberta Mattei (Susanna),
Anna Ferrara (Diana).

È la fine della Prima Guerra Mondiale e i giovani soldati italiani tornano a San Giovanni Rotondo, una terra povera, violenta, sulla quale la chiesa e i ricchi proprietari terrieri esercitano un dominio incontrastato. Le famiglie sono disperate, gli uomini, seppur vittoriosi, appaiono distrutti. Arriva anche Padre Pio, in uno sperduto convento di cappuccini, per iniziare il suo ministero,  La vigilia delle prime elezioni libere in Italia fa da premessa a un massacro reale e metaforico, un evento apocalittico che cambierà il corso della storia.

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credit foto Christian Mantuano

Un film che ci riporta negli anni ’20, a quell’Italia di famiglie disperate, della povertà assoluta, delle malattie e dei disordini politici, di uomini affaticati dalla Prima Guerra Mondiale che  avevano combattuto senza sapere bene in nome di cosa. I giovani soldati tornano a San Giovanni Rotondo, in quelle terre povere e violente sulle quali la Chiesa e i ricchi proprietari terrieri esercitavano un dominio incontrastato.

Ferrara racconta l’arrivo del frate in uno sperduto convento di cappuccini, per iniziare il suo ministero, evocando un’aura carismatica, con la santità e con le visioni epiche di Gesù, di Maria e del Diavolo.  La vigilia delle prime elezioni libere in Italia fa da premessa a un massacro reale e metaforico, un evento apocalittico che avrebbe cambiato il corso della storia.

“Questo non è un film sui miracoli, bensì su un uomo, Francesco Forgione nato a Pietrelcina. Un visionario fin dall’infanzia, un giovane inquieto e dubbioso che lotta per trovare la sua vocazione e il suo posto agli occhi del suo Signore. Ed è un film sul suo arrivo a San Giovanni Rotondo, sulle montagne del Gargano, un luogo di povertà, malattie, disordini politici, lontano da Dio. Nell’assistenza ai poveri dopo la devastazione della prima guerra industriale, trova la sua vocazione. Nel servire, nell’amore, nell’empatia, nei santi sacramenti, nell’ascolto della confessione, nella celebrazione della messa, cioè in tutto quello che si oppone alle forze demoniache di quell’autunno del 1920. Per preparare questo film Shia Laboeuf si è chiuso in un monastero di frati cappuccini in California ed è rimasto là per due mesi”, ha detto Abel Ferrara che ha poi parlato delle musiche del film: “Ci sono due pezzi importanti, Il canto dei monaci per rendere grazie prima dei pasti t quando cantano durante la messa, brani di oltre cinquecento anni fa. Shia i ha imparati e li canta con gli altri monaci veri. I tre musicisti che si occupano della colonna sonora del film hanno preso i pezzi e li hanno esplorati in modo profondo, portandoli ad un livello superiore. Nel corso del film non abbiamo messo le musiche ma sono state portate insieme al girato nella sala montaggio”.

di Francesca Monti

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