LA VINIMILO CONCLUDE CON UNA MASTERCLASS ALL’INSEGNA DELL’ETNA AL FEMMINILE

L’ultimo giorno, ossia l’11 settembre, della quarantaduesima edizione della ViniMilo ha vissuto della splendida interpretazione dell’Etna e dei suoi vini da parte delle donne protagoniste della produzione del vino sul vulcano, con l’incontro intitolatoL’Etna declinata al femminile”, che ha avuto luogo al Centro Servizi di Milo, a cura della Fondazione Italiana Sommelier, con la vicepresidente regionale di FIS, Agata Arancio, che ha condotto la masterclass da lei ideata e fortemente voluta.

Ad accogliere le personalità presenti ed i winelovers partecipanti alla masterclass sono state le sonorità del violino di Ilaria Bonanno, violinista e sommelier FIS (che si è esibita anche successivamente), con la Arancio che ha illustrato il fine dell’evento, ossia un incontro corale di donne che si frappongono tra L’Etna, che è una presenza anche spirituale e la vigna e la terra che sono presenze prettamente materiche, con il dialogo tra questi elementi che si dispiega attraverso la donna in una sorta di cerchio che unisce il materiale e lo spirituale del mondo magico del vino etneo.

Sulla stessa linea di pensiero l’intervento della commercialista Francesca Salvago che ha parlato dell’aura di misticismo che permea il vulcano con le sue leggende ed i suoi miti. Tra questi, ad esempio, una versione di quello di Zeus e Tifeo, con il primo salvato dalla furia del secondo che lo voleva esautorare ad opera della ninfa Etna che avvolse con il proprio corpo l’antagonista del padre degli dei imprigionandolo nel ventre della terra, da dove questi sbuffa e sputa fuoco dall’Etna da millenni. Secondo la Salvago, le donne del vino etneo sono come quella ninfa perché “rivestono” del loro talento, carisma e forza un territorio ostico e complicato.

Maurizio Lunetta, agronomo di fama e direttore del Consorzio dei Vini Doc dell’Etna, ha evidenziato la sempre maggior presenza e centralità delle donne nel mondo enoico del vulcano augurandosi un futuro direttore del consorzio proprio di sesso femminile, esponendo inoltre l’iniziativa di Etna Days (14-17 settembre), manifestazione con 15 giornalisti di testate di settore americane, 10 di testate europee e ancora una decina di testate nazionali italiche, con lo scopo di mostrare e promozionare l’Etna ed i suoi vini, attraverso visite ed incontri con i produttori. E questo evento, come detto dalla giornalista Valeria Lopis, è arricchito da “Catania Beve Etna”, con il coinvolgimento di locali quali Polpetteria, Il Sale, Tanticchia, Vuciata, con il dialogo degustativo con il pubblico attraverso sedici vini etnei e la Rinascente colorata da vetrofanie create per l’evento e degustazioni di sicuro interesse.

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Ad accompagnare la Arancio nel corso della masterclass sono state Aurora Ursino, premiata come miglior agronomo d’Italia 2021 nel corso della Vinoway Wine Selection 2022, Tina Merlino, olivocoltrice tra Passopisciaro e Randazzo, Valentina Rasà, chef di Cucina Manipura, la suddetta Lopis, Irene Foti, proprietaria e direttore generale a Bronte de “La Fucina di Vulcano”e le vignaiole etnee ospiti.

La Ursino, che si occupa di progettazione di cantine e vigneti, ha raccontato come dopo la laurea sia andata a Torino, scoprendo bene il mondo del vino, nella consapevolezza che il mondo enoico, soprattutto in Sicilia, fosse molto “maschile”. Successivamente, anche dopo aver fatto un corso da sommelier (prima era astemia!) ha deciso di tornare per supportare (con successo) il territorio siciliano ed anche la forza produttiva femminile.

La Merlino ha ricordato come la sua attività di olivocoltrice origini da una tradizione di famiglia che con lei ha portato a produrre olii Dop (degustabili anche a Casa Merlino) e prodotti cosmetici derivati proprio dall’olio tratto dai sedici ettari dell’azienda omonima.

La Rasà, sommelier, agronoma e chef (che ha fine serata ha proposto una suo tortino mediterraneo a base anche di fichi d’india), ha affermato come abbia fatto, nel corso della sua carriera, molte sperimentazioni per creare abbinamenti tra cibo e vini, anche spumanti, sfruttando anche la propensione personale alla chimica, di cui ha atteso agli studi, ed alla genetica che ha coniugato con un approccio familiare della cucina che nella sua famiglia veniva vista come una sorta di “cura”, nel senso di porre attenzione a chi si vuol bene nutrendolo. Nella sua visione il vino ed il cibo hanno l’energia di chi li fa ed il paesaggio non va modificato mai anche nel caso di eventi come i matrimoni in vigna che spesso vedono alterazioni del contesto quotidiano del luogo con addobbi o vini esterni, quando (c’è a tal fine anche un progetto con Terra Costantino e Camporè) andrebbero rispettati appieno i connotati naturali e di conteso del luogo.

La Foti, laureata in farmacia e con un master in chimica, ha descritto la sua attività, inserita nel territorio del Parco dell’Etna, dove il pistacchio è assoluto protagonista, composta dall’ hôtellerie, nella forma del boutique hotel (con le camere tutte differenti tra loro con unico tema comune che è l’avvolgente calore dell’ospitalità siciliana) e la ristorazione, con uno “slow restaurant” che avvicina produttori e consumatori.

Gabriella Lo Mastro, assicuratrice in campo agricolo e sponsor da vari anni della ViniMilo, ha affermato come sia importante l’impatto femminile sul mondo del vino, prima che avesse inizio la degustazione guidata di tre batterie di vini: la prima composta da 4 vini bianchi, la seconda quattro rosati e la terza da cinque rossi.

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I VINI ED IL RACCONTO DELLE PRODUTTRICI

BIANCHI

DOC Etna Bianco Superiore, Contrada Volpare 2020 – Maugeri

100% Carricante

La storia della Cantina Maugeri si sostanzia nel racconto di Carla che, essendo anche architetto, segue tutta la filiera della vigna nella sua costruzione complessa e globale e che assieme alle sorelle Michela e Paola ed al padre Renato, ha scritto le pagine di un “ritorno consapevole” al territorio fatto del recupero di terreni antichi, già di proprietà della famiglia, che sono stati rimessi proficuamente a coltura nella zona tra Contrada Praino e Contrada Volpare( 700 metri s.l.m., versante Est). Gea Calì ha poi sottolineato l’atteggiamento “purista” della cantina che produce anche un Catarratto in purezza che rende bene questa idea di verticalità.

Il vino presenta un colore carico con qualche riflesso verdolino. Al naso si mostra immediato con nota fumè interessante e mineralità spiccata ed il sorso concede un buon equilibrio tra sapidità e freschezza, promettendo una buona longevità.

DOC Etna Bianco Superiore, Nuna 2020 – Tenute di Nuna

100% Carricante

Tenute di Nuna si trova a metà strada tra Sant’Alfio e Milo (900 metri circa s.l.m.). Maria Novella Trantino ha spiegato come fu acquistato il terreno su impulso ed intuizione di sua madre per poi essere tutta la famiglia ed anche il compagno ed enologo di Maria Novella, Fabio Percolla, a cogliere il grande potenziale di un terreno vitato a Carricante su consiglio di una vicina esperta di vini. Il nome “Nuna”, come ha aggiunto la stessa Trantino deriva dal soprannome datole da piccola dalla madre, così come il gatto presente sull’etichetta vuole significare l’unico “inquilino” presente al momento in cui venne acquistato l’appezzamento di terreno della futura cantina.

Il vino all’esame visivo appare più carico e racconta al naso un effluvio floreale che poi schiude una mineralità intensa e lime. In bocca si staglia un’avvolgenza morbida ed una sapidità che si sprigiona gradatamente.

DOC Etna Bianco, A’ Puddara 2020 -Tenute di Fessina

100% Carricante

Tenute di Fessina si poggia sulla voglia della compianta Silvia Maestrelli di generare“un luogo di bellezza, tra terra e spirito”, con quell’idea di “A’ Fimmina su la Muntagna” che emanava dalla forte personalità dell’imprenditrice del vino, di origine toscana, che tanto amore e competenza ha messo nel suo impegno produttivo sull’Etna, diventando un importante riferimento per i creatori di vini bianchi etnei (e non solo) per la sua passione, forza innovativa e capacità imprenditoriale che si leggono nei suoi vini, originati da terreni di Biancavilla ( 900 metri s.l.m.) e viti impiantate negli anni ’50.

Il vino si presenta con un colore cristallino e più verdolino rispetto ai precedenti ed al naso dona sensazioni ridondanti di fumè, erbe aromatiche e fiori bianchi e gialli, con nota agrumata finale. Al gusto si mostra pronto e verticale con un equilibrio che verte verso una maggiore mineralità rispetto ai precedenti.

IGT Terre Siciliane, Incanto 2020 – Tenuta Enza La Fauci

100% Grecanico

La Tenuta Enza La Fauci, come asserito dalla sommelier Marcella Scicali, nasce dalla volontà della fondatrice omonima di impiantare un vigneto, nei pressi di Capo Peloro (300 metri s.l.m.) da seguire con tanta passione per mettersi in gioco con sé stessa dopo essersi occupata di Giovi, ossia la distilleria di famiglia, utilizzando prettamente un lavoro manuale in vigna ed improntando la produzione al concetto di naturalità dei vini.

Il vino al naso dà sentori di terra bagnata e mela golden ed al sorso la nota sapida tende a scemare a vantaggio di una forte mineralità.

ROSATI

DOP Etna Rosato, Rosato di Martinella 2021- Vivera

100% Nerello Mascalese

Il palmento di Linguaglossa della cantina Vivera, come affermato dall’enologa dell’azienda, Irene Vaccaro rappresenta uno dei più antichi della zona a significare l’attenzione alla tradizione della cantina che è situata sul versante nord-est (550-600 metri s.l.m.) e che da 20 anni produce con metodo biologico. La Vaccaro ha raccontato la sua storia professionale che l’ha vista partire da Palermo per andare a studiare il Barolo in Piemonte, dove c’è una maggiore presenza di donne nella viticoltura, per poi tornare in Sicilia, nel versante orientale, testimoniando così la voglia delle donne di costruire sull’ Etna una nuova dimensione in ambito enoico.

Il vino mostra un colore rosa con note di corallo evidente e l’approccio olfattivo rileva frutta rossa, con nota salmastra e marina. La bocca apprezza una matrice leggermente tannica, con accenno di note agrumate.

DOC Etna Rosato, Piano dei Daini 2019– Tenute Bosco

100% Nerello Mascalese

Tenute Bosco sorge grazie alla volontà di Alice e Sofia Ponzini che hanno creato una produzione che per il rosato si giova dell’uso dell’alberello, in una zona a circa 700 metri s.l.m., in contrada Santo Spirito, a Passopisciaro, in pieno versante nord, mentre gli altri vini derivano anche da vigneti compresi tra il suddetto paese e Solicchiata.

Il vino visivamente si presenta rosa scarico e di colore buccia di cipolla. Il naso coglie il timo, erbe aromatiche e nota ferrosa ed in bocca il vino esprime un tannino evidente, una componente agrumata, mostrandosi complesso e profondo.

DOC Etna Rosato, Millemetri 2016 – Feudo Cavaliere

100% Nerello Mascalese

Feudo Cavaliere (che si trova a Santa Maria di Licodia, versante sud dell’Etna tra i 900 ed i mille metri s.l.m.) costituisce piena espressione della passione enoica di Margherita Platania che ha sostenuto come l’energia femminile emerga sull’Etna attraverso l’amore, la dedizione e la competenza riversate dalle donne nella cura dei vigneti e nella produzione vinicola. Per la stessa Platania vivere in vigna vuol dire concedersi benessere, in quanto l’Etna fa percepire una matericità “umana”unica e profonda.

Il vino ha un colore di cipolla carica ed al naso mostra una giovinezza non comune ad una 2016, con sentori mediterranei, note fruttate e pietra bagnata. In bocca c’è grande morbidezza ed eleganza.

IGT Terre Siciliane Rosato, Rosso Relativo 2020 – Valcerasa

100% Nerello Mascalese

La famiglia Bonaccorsi proprietaria di Valcerasa produce vino da tanto tempo, come asserito da Alice Bonaccorsi, con la svolta produttiva avutasi nel 2000 con l’acquisto di terreni in Contrada Croce Monaci a Randazzo, quindi versante nord. Sono 20 gli ettari vitati (con 5 palmenti) per un’altitudine che oscilla tra i 700 ed i 900 metri s.l.m. e con il rosato in assaggio che segue il criterio del “pista ed ammutta” (ossia macerazioni brevi).

Il vino mostra un colore ramato ed al naso si avverte una nota balsamica ed ematica, ciliegia e susina. In bocca entra in modo diretto e la tannicità e la sapidità si incontrano in maniera equilibrata.

ROSSI

DOC Etna Rosso, Etna Rosso 2020 – Azienda Agricola Irene Badalà

100% Nerello Mascalese

L’Azienda Agricola Irene Badalà ha le sue origini nella grande passione, come asserito dalla stessa Irene Badalà, della sua famiglia per la produzione enoica già a partire dalla metà del diciannovesimo secolo, in contrada Santo Spirito a Passopisciaro (versante Nord,a circa 700 metri s.l.m.). La storia di questa impresa del vino è legata a due “Irene”, ossia la nonna dell’attuale guida dell’azienda che fu la prima a dare un grande impulso all’attività enoica, in un territorio ricco di ginestre e di tante varietà di piante e proprio l’Irene che attualmente è a capo dell’azienda e che, dopo che il padre era intenzionato a vendere i terreni nel 2003, decise invece di subentrare assieme al marito, con tutto il portato del suo amore per il territorio.

Il vino ha una buona trasparenza ed un colore rubino interessante ed al naso sprigiona la coralità delle piante del territorio, speziatura e nota sulfurea. In bocca esprime un tannino evidente compensato da una buona sapidità, dimostrando una buona possibilità evolutiva.

DOC Etna Rosso, Tenute San Lorenzo 2018 – Camporè

95% Nerello Mascalese, 5% Nerello Cappuccio

La cantina Camporè trova la sua nascita nel 2016 ad opera di Maria Pia Madaudo, avvocato, e sua sorella, Cristina, medico cardiologo, che hanno raccolto la vocazione familiare alla viticoltura, principiata nel 1945, trasferendola sull’Etna, rilevando una struttura storica e i vigneti, collocati tra le contrade San Lorenzo e Campo Rè, a 765 metri s.l.m., che erano appartenuti al Re d’Italia Vittorio Emanuele II e poi agli eredi del Cavalier Giovanni Vagliasindi. L’idea di fondo, come asserito dalla stessa Maria Pia Madaudo è stata partire dal rispetto del terroir e del passato per creare un percorso naturalistico di approccio con il vino.

Il vino mostra un colore rosso rubino con orlo granata. Al naso si colgono note di speziature, arancia rossa e corteccia ed in bocca il vino si mostra morbido, sorretto da una componente finale di acidità e buona tannicità.

DOC Etna Rosso ,Quinto Arco 2017 – Azienda Agricola Martina Grasso

90% Nerello Mascalese, 10% Nerello Cappuccio

La fondatrice omonima dell’Azienda Agricola Martina Grasso veicola la grande cultura enogastronomica dell’Osteria “Quattro Archi” che le ha trasmesso la passione per questo ambito. La giovanissima Martina Grasso, come da lei stessa riferito, studia storia dell’arte e cerca di trasferire questa sua passione in un prodotto che esprima anche grande creatività oltre la qualità e le peculiarità del territorio di Zafferana.

Il vino al naso è sferzante con note di frutti rossi aciduli ed all’assaggio emerge un tannino evidente con una buona freschezza.

IGP Terre Siciliane Rosso, La Fata Galanti 2017, Al Cantàra

100% Nerello Cappuccio

Al Cantàra è l’azienda di Pucci Giuffrida, che sorge nel 2005 e si contraddistingue, oltre che per le importanti caratteristiche organolettiche dei suoi vini tratti da vigneti a 620 metri s.l.m. a Contrada Santa Anastasia (vicino Randazzo, versante Nord), anche per l’attenzione all’arte che promana dal suo packaging, dalle sue etichette e dal museo che racchiude circa 400 opere d’arte di artisti vari. Grande è il lavoro svolto dalla vignaiola dell’azienda, ossia Maria Rita Spatafora (che non era presente ma ha inviato un video), che cura le vigne assieme ad un gruppo di donne che si occupano anche della raccolta dei grappoli e della scacchiatura nel periodo primaverile.

Il vino al naso dona note di frutti di bosco e marasca, seguiti da spezie ed in bocca regala una buona morbidezza, tannicità e persistenza, apparendo meno acido rispetto ai precedenti.

DOC Etna Rosso, Arcuria 2018 – Calcagno

80% Nerello Mascalese, 20% Nerello Cappuccio

Giusi Calcagno, figlia di Gianni e nipote del di lui fratello Franco, citando Elisabetta II, ha affermato come i ricordi siano una seconda possibilità di felicità, facendo ben come prendere come Calcagno sia un’azienda che sa trarre spunto dalla tradizione, guardando al futuro. La figura della donna, secondo la Calcagno, ha sempre avuto un ruolo fondamentale interpretato pienamente da sua nonna che lavorava non solo in vigna ma anche curando l’aspetto commerciale di una cantina che ha i suoi vigneti nei pressi di Passopisciaro tra il Parco dell’Etna, dell’Alcantara e dei Nebrodi (tra i 350 ai 700 metri s.l.m.).

Il vino all’approccio olfattivo dona note di frutta di bosco e fruttate di mora e ciliegia, rivelando anche del vegetale e del balsamico con punte di tabacco e fumè. In bocca è sferico, equilibrato nel rapporto tra sapidità e tannini.

Questo incontro ha consentito di esplicare di alcuni esempi delle tante potenzialità del vino al femminile etneo che si propone di assurgere ad un ruolo di sempre maggiore rilevanza nella produzione delle eccellenze del vulcano.

di Gianmaria Tesei

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