Intervista con Michele Rosiello: “In “Mina Settembre” vediamo una Napoli molto vicina a quella vera, che ha delle difficoltà ma soprattutto tanta bellezza”

“Il segreto del successo della serie è che riesce a trovare il giusto equilibrio tra la drammaticità delle storie e la leggerezza con la quale vengono raccontate e risolte. Credo che il pubblico abbia voglia di emozionarsi e sentirsi rassicurato”. Michele Rosiello è tra i protagonisti della seconda stagione di “Mina Settembre”, una coproduzione Rai Fiction – Italian International Film, in onda la domenica sera su Rai 1, che ha esordito con  5 milioni 4 mila spettatori e il 28,6% di share.

Il talentuoso e affascinante attore riveste il ruolo di Giordano, un uomo orgoglioso, dalla scorza dura, ma al contempo dolce e romantico, che ora convive con Titti (Valentina D’Agostino) e che si trova ad affrontare le gioie e i problemi della vita di coppia.

In questa piacevole chiacchierata, con la consueta disponibilità, Michele Rosiello ci ha parlato del suo personaggio e della canzone che assocerebbe a lui, della seconda stagione di “Mina Settembre” ma anche dei ricordi legati al suo primo film diretto dal maestro Ettore Scola e all’esperienza nella serie “Guida astrologica per cuori infranti” che lo ha fatto appassionare all’astrologia.

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credit foto ufficio stampa Rai

Michele, in “Mina Settembre – seconda stagione” ritroviamo il tuo personaggio, Giordano, che ha iniziato una storia d’amore con Titti. Quale evoluzione avrà?

“Sia letteralmente che metaforicamente nella seconda stagione conosciamo un Giordano fuori dal locale. Ora convive con Titti e devono affrontare quella che è la vita a due e una gravidanza che diventa un tema fondamentale della loro storia. Sono una coppia che regala sempre sorrisi, soprattutto grazie al carattere di Titti che si scontra con quello più burbero e al contempo dolce di Giordano”.

Com’è stato tornare sul set per girare la seconda stagione di Mina Settembre, nella quale ci sono anche tre new entries: Marisa Laurito, Antonia Liskova e Yari Gugliucci?

“E’ stato come tornare in estate nello stesso posto per le vacanze e ritrovare gli amici di sempre. La maggior parte della troupe era la stessa e siamo stati bene. Antonia non l’ho mai incrociata, con Marisa abbiamo girato una scena insieme, proprio quella del suo ingresso nella vita di Mina (Serena Rossi), ed ha invaso il set proprio come Zia Rosa nella serie, carica di energia e positività. Con Yari ci conoscevamo ma non avevamo mai lavorato insieme ed è stato bello averne l’occasione qui. E’ un bravissimo attore e una persona piacevole. Con lui, le lunghe attese sul set erano decisamente divertenti”.

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credit foto ufficio stampa Rai

Quale pensi possa essere la chiave del successo della serie?

“Riesce a trovare il giusto equilibrio tra la drammaticità delle storie in cui si imbatte la nostra assistente sociale e la leggerezza con la quale vengono raccontate e risolte. Credo che il pubblico abbia voglia di emozionarsi e sentirsi rassicurato. E qui, in un modo o nell’altro, ci si ritrova nei personaggi o nei temi affrontati, empatizziamo con loro e sappiamo che alla fine andrà bene. Un altro elemento importante è dato dal modo in cui sono sviluppate e integrate anche le altre linee drammaturgiche. Lo spettatore segue Mina, Claudio e Domenico, ma è coinvolto, allo stesso tempo, da quello che succede a Irene o dalle vicende di Titti e Giordano. E poi c’è Napoli, che non fa solo da cornice al racconto, ma ne diventa protagonista al pari degli interpreti. In “Mina Settembre” vediamo una Napoli molto vicina a quella vera. Una Napoli che ha delle difficoltà, ma soprattutto tanta bellezza”.

Interpretando Giordano hai scoperto qualcosa di te che non sapevi?

“Il tratto principale che mi distingue da Giordano è proprio la prima impressione che dà a chi non lo conosce, un uomo orgoglioso dalla scorza dura. Poi abbiamo scoperto che è anche dolce, romantico, ma a volte, messo alle strette, alza un muro. Così accadrà anche nella seconda stagione, quando alcune certezze verranno messe in dubbio. Ecco, questo modo di agire non mi appartiene perché, qualsiasi cosa accada, cerco invece di confrontarmi, di parlare con l’altra persona e risolvere il problema. Mi rendo conto però, grazie a lui, che forse in alcuni momenti ci sta anche il suo modo di reagire, prendersi del tempo e dare la possibilità all’altro di riflettere più a fondo su ciò che è successo”.

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Michele Rosiello e Claudia Gusmano in “Guida Astrologica per cuori infranti”  credit Lucia Iuorio / Netflix © 2021

In un’altra serie di successo, “Guida astrologica per cuori infranti”, hai interpretato Davide, un uomo misterioso inizialmente ma che poi mostra di avere un grande cuore. Cosa ti ha lasciato questo personaggio?

“Davide Sardi preferisce ascoltare, parla poco. Inizialmente può apparire presuntuoso, il classico capo un po’ “stronzo”, ma in realtà ha una profonda sensibilità e osserva scrupoloso chi ha intorno proprio per individuarne le potenzialità. Ed è ciò che fa con Alice (Claudia Gusmano), una donna totalmente diversa da lui che lo incuriosisce da subito, tanto che le dà un’opportunità lavorativa, prima di ingarbugliarsi emotivamente ed innamorarsi di lei. Davide tende a caricarsi di troppe responsabilità, nel senso che ha bisogno che le persone intorno a lui e i suoi cari stiano bene, anche a discapito delle sue priorità e di ciò di cui ha davvero bisogno. In chiave diversa, mi ritrovo anch’io in questo e ho riflettuto sul fatto che a volte bisogna invece provare a mettere prima se stessi davanti al resto”.

Qual è il tuo rapporto con l’astrologia e l’oroscopo?

“Devo ammettere che, dopo aver girato “Guida astrologica per cuori infranti”, ci credo un po’ di più. Non tanto in termini di destino, perché penso che siamo padroni di noi stessi, quanto rispetto al carattere delle persone. Prendo l’esempio di due fratelli che hanno più o meno la stessa età, cresciuti nello stesso contesto, amicizie, famiglia ma magari sono completamente diversi tra loro. Perché non possiamo pensare che ciò sia legato al posizionamento delle stelle quando sono nati? Prima ragionavo solo in termini di segno zodiacale e trovavo assurdo incasellare tutti noi in soli 12 gruppi. Ma se consideriamo tutti i pianeti e le stelle, le loro posizioni nelle costellazioni quando siamo nati, allora vien da sé che possono esserci tantissime combinazioni e, ad esempio, tantissimi acquario tutti diversi tra loro. Chissà, se non altro è un modo affascinante per dare una spiegazione alle nostre personalità e perciò, ora, mi diverte provare a intuire il segno zodiacale di una persona prima di conoscerla a fondo”.

Un punto in comune tra le due serie è che la regia è affidata a registe donne, Michela Andreozzi e Bindu de Stoppani sono le registe di “Guida astrologica per cuori infranti” e Tiziana Aristarco di “Mina Settembre”. Come ti sei trovato con loro?

“Tre donne per tre approcci alla regia abbastanza diversi, anche per Bindu e Michela che dirigevano la stessa serie. E devo dire che mi sono trovato bene con tutte loro. Un attore ha bisogno di fidarsi dei registi e capire insieme qual è la strada più giusta per raggiungere un risultato comune. Con Bindu e Michela abbiamo fatto un buon lavoro di preparazione per capire a fondo chi erano i nostri personaggi, qual è stata la loro vita fino a prima che li incontriamo nella storia. Domande e risposte su cui lavoro sempre, ma che non sempre c’è il modo e il tempo di farlo con il regista. Poi, abbiamo lavorato sul copione e sulle relazioni tra i personaggi. Bindu, essendo anche creatrice del progetto, è stata molto utile in questo processo, sul set aveva chiaro cosa voleva ottenere e lavoravamo su ogni dettaglio. Michela, più solita alla commedia sia da attrice che regista, conscia del lavoro approfondito con Bindu, ci metteva in una dimensione più rilassata così da esplorare maggiormente le scene facendole. Diversamente, su “Mina Settembre” non ho avuto modo di lavorare con Tiziana prima delle riprese, ma mi ha dato estrema libertà sul personaggio che, insieme, abbiamo limato nei primi giorni. Credo che non sia stata una casualità avere registe donne in questi progetti, che necessitavano proprio di uno sguardo femminile per raccontare storie con al centro due protagoniste donne, Alice e Mina”.

Hai esordito al cinema nel film “Che strano chiamarsi Federico” diretto da Ettore Scola. Che ricordi conservi?

“E’ stata un’esperienza che è andata al di là del film. Era il mio esordio, ero teso, mi trovavo sul set nel Teatro 5 di Cinecittà con Ettore Scola come regista e Luciano Tovoli alla direzione della fotografia. Respiravo l’aria di un cinema che ormai non c’era più, eppure ero lì. Il ricordo che conservo, seppur breve, è quello di un nonno che non ho mai avuto, perché quello materno non l’ho conosciuto e quello paterno è scomparso quando avevo 4 anni. Scola era estremamente tranquillo e si fidava degli attori, diversi dei quali giovani ed esordienti come me. Durante le pause o tra un ciak e l’altro, più che darci indicazioni sulle scene, ci raccontava degli aneddoti della sua vita, del suo lavoro. Ti faceva sentire come un nipote, appunto. Girare quel film è stato per me un grande regalo, come per un bambino può essere andare a Disneyland Paris”.

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credit foto Federica Pierpaoli

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Sono sul set di “La voce che hai dentro”, una nuova serie Lucky Red per Mediaset, che mi vede protagonista con Massimo Ranieri, Maria Pia Calzone e tanti altri. E’ la storia della famiglia Ferrara e della Parthenope, la loro storica casa discografica che oggi rischia il fallimento. E’ una serie che parla di musica, di rapporti familiari e di amore in tutte le sue forme”.

Sei tra i testimonial di “Voglio un pianeta così”, la campagna di comunicazione del Parlamento Europeo per sensibilizzare sull’ambiente. Quanto è importante per te questa tematica e come sei stato coinvolto in questo progetto?

“Sono stato contattato direttamente dal Parlamento Europeo, ho letto la mail ed era chiaro che fosse un’iniziativa importante. Così come, in maniera diversa, mi è capitato per altre tematiche sociali rilevanti, su tutte il bullismo e il cyberbullismo, dove si è creato un forte legame con l’associazione Miky Boys creata da Maria, la madre di Michele Ruffino, un ragazzo di Rivoli che a 17 anni si è tolto la vita proprio perché vittima di bullismo. Credo che chi ha un minimo di visibilità e seguito sui social abbia una responsabilità e, oltre a raccontare del suo lavoro, debba cercare di parlare dei temi che gli stanno a cuore. Personalmente, se riuscirò a sensibilizzare anche una sola persona su mille, ne sarà valsa la pena.

Riguardo il tema ambientale, bisogna capire che coinvolge tutti e che siamo ancora in tempo per migliorare la situazione con azioni concrete. Basta davvero poco, iniziare da piccole cose quotidiane come la raccolta differenziata, il riciclo, la riduzione dei consumi energetici, i prodotti a chilometro zero. Se si trova una chiave per far arrivare questi concetti a chi ci segue, con meno tecnicismi e con esempi pratici, ce la possiamo fare”.

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credit foto ufficio stampa Rai

Nella precedente intervista ci avevi raccontato che una delle tue passioni è la musica. Quale canzone assoceresti al tuo personaggio, Giordano?

“Direi “Je stò vicino a te”. Pino Daniele era una costante sul nostro set e questo brano, anche solo musicalmente, mi restituisce il ritmo del personaggio e della sua storia con Titti. E poi, il titolo incarna perfettamente il senso dell’amore che Giordano prova per lei”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Federica Pierpaoli

Grazie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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