“Ogni volta che si gira un film si racconta qualcosa di sé. In questo caso ho messo nella storia la mia parte femminile”. Così, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, il regista Eric Lartigau parla a ruota libera, in piedi davanti a una platea composta dai 35 giovani giurati, del suo film “Cet été-là”, presentato oggi in concorso ad “Alice nella città”, la sezione autonoma e parallela del Festival del Cinema di Roma diretta da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli.
Chiamato a intervenire dopo la proiezione del film per le scuole dove ha riscosso grande successo, Lartigau ha invitato i giovani a essere “liberi” e a fargli ogni tipo di domanda, senza imbarazzo e senza remore. E così domanda dopo domanda, ha rivelato come ha lavorato sul film, “seguendo il filo rosso delle emozioni”. Un film che ha dedicato a sua sorella Nadine, morta durante le riprese e a cui era profondamente legato. “In effetti – ha confidato Lartigau – il film è Nadine, o meglio sono io che guardo Nadine, e sono anche le mie emozioni messe in pellicola”. Nel film però ci sono anche altri ricordi della sua adolescenza: “A 13 anni ero andato in un bosco a fumare con un gruppo di amici e ci siamo imbattuti in un cinghiale inferocito. In “Cet été-là” c’è questa scena della mia vita ma qui assume anche un significato simbolico perché la foresta come il mare sono luoghi bellissimi, magici ma anche molto pericolosi”. A significare come il passaggio dall’infanzia all’adolescenza sia affascinante ma anche pieno di insidie.
Adattamento della graphic novel giapponese “This Summer There” scritta da Mariko Tamaki e illustrata da Jillian Tamaki, “Cet été-là” racconta la storia di Dune che ha undici anni e che, come ogni estate, trascorre le vacanze con i suoi genitori e la sua migliore amica Mathilde, di due anni più piccola. Insieme le due bambine esplorano foreste di pini, contemplano la forma delle nuvole, seguono gli adolescenti e si intrufolano alle loro feste e guardano di nascosto film dell’orrore. Ma quest’estate è speciale per Dune: l’anno scorso, la famiglia ha saltato le solite vacanze senza che lei sapesse perché. Sente che qualcosa è cambiato. E man mano che l’infanzia si allontana, inizia a vedere adulti e adolescenti in modo diverso e comincia a comprendere i loro segreti.
“Cet été-là” non affronta solo il tema del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Lartigau lascia emergere anche altri temi universali come la maternità, l’infertilità, l’aborto, il tempo che passa, la perdita. Rispetto alla graphic novel, Lartigau ha inserito degli elementi in più, come la presenza dei nonni e la telecamera utilizzata da Dune. “Con la figura dei nonni – spiega – volevo raccontare quattro generazioni a confronto. E poi realizzare una storia di donne di età diverse, con i loro drammi e le loro gioie, osservate però dal punto di vista di una bambina”. Quanto alla telecamera di Dune spiega: “è un elemento in più che ho inserito che funge da diario intimo della protagonista e allo stesso tempo le permette di prendere le distanze, di proteggerla da emozioni troppo forti che può così elaborare a posteriori”.
Nel corso dell’incontro con i ragazzi Lartigau ha poi spiegato l’uso dei primi piani, che consente allo spettatore di identificarsi con il personaggio, la cura per i suoni in presa diretta (“ogni mattina il fonico andava in giro a raccogliere suoni e rumori” – racconta Lartigau) e poi l’utilizzo dei colori molto marcati per le ambientazioni, quasi a voler ricreare i contrasti dei bianchi e dei neri della graphic novel. “Ogni scena deve avere un obiettivo, un’emozione, come una musica di sottofondo – conclude Lartigau – senza per questo mettere in evidenza qualcosa in particolare, perché lo spettatore deve sentirsi libero: ognuno – conclude – deve vivere le emozioni a modo proprio”.
