A “Cose nostre” il coraggio del giusto

La sera del 26 giugno 1983, il procuratore capo della repubblica di Torino Bruno Caccia viene ucciso in via Sommacampagna, mentre porta spasso il suo cane. Una vicenda ripercorsa da Emilia Brandi a Cose nostre, in onda lunedì 31 ottobre alle 23.35 su Rai 1. L’omicidio avviene nel periodo in cui il Piemonte è sotto la pressione del terrorismo rosso e di bande di criminali legati alla mafia siciliana e calabrese che fanno affari riciclando denaro sporco proveniente da operazioni illecite, gioco d’azzardo, droga, e sequestri di persona. 
Poco dopo l’omicidio del magistrato arriva la prima rivendicazione da parte delle Brigate Rosse, che appare subito credibile, data la concomitanza dei processi alle colonne torinesi delle Brigate Rosse di Prima Linea; ma dopo 15 giorni i terroristi detenuti negano qualsiasi coinvolgimento.
La svolta nelle indagini c’è un anno dopo l’omicidio: nel luglio 1984 il boss catanese di Cosa Nostra a Torino, Francesco Miano, decide di collaborare con gli inquirenti e raccoglie le confidenze in carcere del boss della ‘ndrangheta Domenico Belfiore, registrandole con un sofisticato apparecchio nascosto dentro i pantaloni. Domenico Belfiore viene individuato come il mandante e successivamente condannato all’ergastolo. Il 22 dicembre 2015 come esecutore materiale viene arrestato Rocco Schirripa, panettiere calabrese residente a Torino originario di Gioiosa Jonica. Nel 2019 viene confermato l’ergastolo.

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