Il magòn della laguna a “Il provinciale”

Dalla provincia di Rovigo fino alle isole di Venezia. Questo l’itinerario de “Il provinciale” in onda sabato 5 novembre alle 11.25 su Rai1 e domenica 6 alle 14.00 su Rai 2 con contenuti extra. Lo scopo è capire come due zone lagunari, a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra, abbiano nei secoli avuto destini tanto dissimili. In Polesine, sul Delta del Po, dove l’acqua del fiume e quella del mar Adriatico si incontrano in un confine senza orizzonte, donne e uomini raccontano come questo territorio abbia trasformato e si sia lasciato trasformare da chi lo ha abitato. Pescatori e contadini d’acqua che, fino a non molti anni fa, vivevano in case di fango e canne prima che le numerose alluvioni li costringessero ad allontanarsi da quel paesaggio che, piatto e immutabile, è la fonte stessa del “magòn”, il magone. Un sentimento difficile da descrivere, che è quasi un’atmosfera. 
Navigando verso nord, lungo la costa adriatica, si approda poi nella lingua d’acqua più famosa del mondo, il Canal Grande di Venezia, cerniera, per secoli, tra Oriente e Occidente, dove sono arrivate tradizioni, arti, ricchezze da ogni parte del Mediterraneo. Si sbarca infine nell’isola più settentrionale della laguna, quella di Burano, dove un tempo venivano confinati i condannati, e che ora ha mantenuto un’anima popolare, con le case colorate e i panni stesi nei cortili pubblici. Mia Canestrini, da parte sua, racconta le caratteristiche naturali del Polesine, approdando in quella che è chiamata l’isola che non c’è, una striscia di sabbia che divide il Po dall’Adriatico. Poi, si sposta nell’isola di Lazzaretto Nuovo, preposta al controllo delle merci e delle navi per il rischio di epidemie. È proprio lì che è nato l’uso sanitario della parola “quarantena”.

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