Intervista con Elena Radonicich: “Il personaggio più bello è quello che devo ancora interpretare”

“Il mio personaggio sembra avere un carattere freddo, calcolatore, manipolatore, in realtà mette in campo queste strategie ma non è in grado di controllarle e si anima di emozioni che la tradiscono”. Elena Radonicich è la protagonista femminile, nel ruolo della procuratrice Elena De Gregorio, di “Il Grande Gioco”, la serie Sky Original in otto episodi, in onda il venerdì sera in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, prodotta da Luca Barbareschi e diretta da Fabio Resinaro & Nico Marzano, che racconta il mondo del calciomercato.

Corso Manni (Francesco Montanari) è passato dall’essere il golden boy dei procuratori della ISG, la più grande società di procuratori in Italia, ad essere emarginato dal mondo calcistico, screditato da false accuse. Con l’aiuto del giovane procuratore Marco Assari, Corso ricostruisce la sua carriera contendendosi la procura del campione Quintana e del promettente Antonio Lagioia con Dino De Gregorio (Giancarlo Giannini) ed Elena De Gregorio, rispettivamente CEO della ISG e sua ex moglie. Un inaspettato gioco di alleanze e tradimenti prende forma con l’ingresso di Sasha Kirillov, un navigato procuratore della russa Plustar, determinato a conquistare non solo il mercato calcistico italiano, ma anche dei preziosissimi terreni intestati alla ISG.

Attrice poliedrica e dalle grandi doti interpretative, ha recitato recentemente nella serie “Sopravvissuti”, andata in onda su Rai 1, ed è nel cast del film “Dall’alto di una fredda torre” e della fiction “Brennero”, girata in Alto Adige.

In questa intervista che abbiamo avuto il piacere di realizzare Elena Radonicich ci ha parlato de “Il Grande Gioco”, del suo personaggio Elena De Gregorio, ma anche della pellicola “Il Boemo” di Petr Václav, ispirato alla vita del compositore Josef Mysliveček, e dell’audiolibro da lei letto “Il corpo in cui sono nata” dell’autrice messicana Guadalupe Nettel.

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Elena, è la protagonista femminile della serie “Il Grande Gioco” nel ruolo di Elena De Gregorio. Come ha lavorato per entrare in questo personaggio?

“Ho cercato di capire quali fossero i motivi per i quali si comportasse in quel modo, di indagare il suo dolore profondo che non appare immediatamente, di riflettere sui suoi limiti e sulle sue mancanze e anche su questo aspetto, sottolineato da Fabio Resinaro, riguardante la sua impulsività e capacità reattiva. Infatti reagisce in maniera violenta e spariglia le carte, cambiando l’ordine delle cose. Sembra avere un carattere freddo, calcolatore, manipolatore, in realtà mette in campo queste strategie ma non è in grado di controllarle e si anima di emozioni che la tradiscono. Ho lavorato su questo substrato abbastanza complesso, sul desiderio di essere visti, accettati, sulla rabbia che questo provoca, sul rapporto con il padre e in generale sul sentimento di superiorità e inferiorità, sul pendolo tra queste due grandi emozioni che in qualche modo finiscono per essere due facce della stessa medaglia”.

Il desiderio di essere visti e accettati è una tematica attuale se pensiamo ai social, in cui spesso si mostrano delle maschere per fare arrivare un’immagine positiva e perfetta di se stessi agli altri…

“La cosa divertente di Elena è che non mostra qualcosa di amabile. Sui social, siccome viviamo in una società perbenista, politically correct, si tende a dare un’immagine di sé edulcorata, vincente o ad esibire ogni viscera per dimostrare la propria sincerità. Si prova a generare empatia e a fare in modo che gli altri pensino quanto siamo belli e simpatici. Elena non cerca un’approvazione di quel tipo, vorrebbe essere amata e vista a livello profondo ma non fa nulla in questa direzione. Non vuole essere accettata diventando un agnellino e insinuandosi con morbidezza nelle situazioni, al contrario si prende oscenamente quel posto e mostra la sua forza, i suoi denti. In realtà non è così, si tratta di una maschera più machiavellica, meno contemporanea rispetto al discorso sui social che facevo poco fa”.

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Elena Radonicich con Giancarlo Giannini ne “Il Grande Gioco” – credit Sky

Ne “Il Grande Gioco” Giancarlo Giannini interpreta Dino, il padre di Elena. Com’è stato ritrovarlo sul set dopo averlo incontrato al Centro Sperimentale?

“Giancarlo Giannini era venuto a fare delle lezioni di recitazione al Centro Sperimentale ma non ho avuto l’imbarazzo che avrei provato se avessi incontrato un insegnante con cui avevo lavorato ogni giorno. E’ stato un incontro con il mito. Quello che mi ha affascinato è vedere come cerchi di riportare questo lavoro a un gioco serissimo. Se non si diverte diventa nervoso come se dovesse trovare ancora e meravigliosamente l’origine di questo mestiere nel gioco, nell’inganno, nella magia, nel fatto di creare delle cose e di poterle far sparire come un prestigiatore. E’ un uomo affascinante, carismatico, mitico, con questa vitalità infantile e giocosa, bella, potente e inesauribile”.

La serie racconta per la prima volta il lavoro dei procuratori sportivi senza tralasciare gli interessi economici e politici che possono gravitare dietro l’ingaggio di un calciatore o il successo di un’intera squadra. Cosa l’ha più colpita di quel mondo?

“Mi hanno colpito certe dinamiche che non conoscevo. Il calciomercato ha un ritmo molto veloce e in pochi istanti si decide il destino dei giocatori che a volte diventano come delle pedine che vengono spostate. Ci sono i calciatori che hanno un talento enorme e un universo di persone che li gestiscono e che determinano anche le loro vite in qualche modo. Non sono delle marionette ma è vero che possono non avere nemmeno gli strumenti o l’interesse per seguire certi aspetti. Così i procuratori fanno in modo che siano contenti e diventano anche dei consiglieri per questi giovani ragazzi. Per fare quel mestiere ci vogliono una grande preparazione, velocità e anche una certa capacità di giocare d’azzardo”.

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Elena Radonicich con Francesco Montanari ne “Il Grande Gioco” – credit Sky

Che rapporto ha con il calcio?

“Non sono un’appassionata di calcio, non lo seguo, eccetto i Mondiali, ma quest’anno non c’è l’Italia…”.

Recentemente l’abbiamo vista su Rai 1 in “Sopravvissuti”, nel ruolo di Titti Morena. Nella serie ogni personaggio è rotto dentro e il pubblico ha potuto in qualche modo riconoscersi nelle varie fragilità. Cosa le ha lasciato questa esperienza?

“E’ stato un personaggio molto bello da interpretare. Mi è piaciuto questo suo rapporto con la responsabilità. All’inizio della serie Titti è una donna adulta che però non riesce ad addentrarsi all’interno della sua stessa vita per cui vive di espedienti, all’ombra della sorella Giulia. Poi questa tragedia si abbatte su di lei e si ritrova a prendersi cura del nipote che nel frattempo ha iniziato ad odiarla per motivi legati al tradimento, in quanto ha scoperto che era l’amante di suo padre. Piano piano però, attraverso questo rapporto con Nino e il dolore che lui prova, anche Titti cresce, matura e capisce cosa significhi prendersi cura di qualcuno. Occupandosi del nipote inizia ad occuparsi anche di se stessa. Cerca di salvarlo e il cerchio si chiude quando capisce che la responsabilità non è prendersi tutto sulle spalle ma anche rendersi conto di cosa si è in grado di fare oppure no”.

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Elena Radonicich in “Sopravvissuti” – credit foto Rai

Tra tutti i personaggi che ha avuto modo di impersonare ce n’è uno che le è rimasto nel cuore?

“E’ molto difficile, probabilmente quello che devo ancora fare. Le esperienze sul set sono pezzi di vita enormi, e contemporaneamente una volta che sono finite si depositano in qualche parte dentro di noi, e quello che rimane sono le persone che abbiamo incontrato, i posti che abbiamo visto, qualche momento di soddisfazione, i ricordi, qualche scena venuta particolarmente bene. Ho avuto la fortuna di fare tanti lavori che sono stati significativi per me”.

Com’è stato recitare invece in costume nel film “Il Boemo” di Petr Václav, ispirato alla vita del compositore Josef Mysliveček?

“E’ stata un’esperienza molto bella. Il regista è stato in grado di restituire un’epoca e, grazie ad una fotografia naturalistica e delle ambientazioni molto curate, con l’utilizzo di luci naturali, e i costumi creati dallo splendido Andrea Cavalletto, è stato semplice immedesimarsi. Il film ha una capacità di racconto, di analisi, di studio delle scene più profondo rispetto alla serie e questa possibilità di approfondimento diventa linfa vitale. E’ stato un bel regalo interpretare un ruolo di questo tipo, mi ha dato la sensazione di poter intravedere quale potesse essere la vita di un personaggio come il mio in quell’epoca, respirando un’atmosfera diversa. Spero che Il Boemo venga distribuito presto al cinema perchè è un bellissimo film”.

Ha letto anche l’audiolibro “Il corpo in cui sono nata” (Emons Audiolibri) dell’autrice messicana Guadalupe Nettel. Che differenza c’è tra leggere un’opera e recitare un personaggio?

“Leggere audiolibri è come rientrare nell’utero materno, si entra in una dimensione diversa. Amo la Nettel, avevo già letto un altro suo libro, La figlia unica. La sala di registrazione è un posto in cui devi trovare la verità della voce, in prima persona devi capire e sentire quello che leggi, esattamente come nella recitazione a volte basta pensare una cosa per trasmetterla attraverso i tuoi occhi. I pensieri sono sinceri, allo stesso modo se tu leggi devi cercare la voce di chi scrive. E’ un’esperienza compenetrante e di grande concentrazione che ti riporta all’essenza di questo lavoro. Però non è recitare, leggere non necessita degli stessi strumenti, c’è una componente tecnica abbastanza importante e il resto è un filo di sentimenti che deve correre lungo tutto il libro. Rispetto alla pagina scritta aggiungi una sfumatura, dai una direzione all’immaginario con il tuo timbro, con le tue scelte e influenzi l’ascoltatore. L’immaginazione è il tratto essenziale di una lettura e dell’ascolto della stessa”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Ho girato il film di Francesco Frangipane, “Dall’alto di una fredda torre”, tratto dall’opera teatrale scritta da Filippo Gili, con Vanessa Scalera, Edoardo Pesce, Anna Bonaiuto, Giorgio Colangeli, e poi una serie che andrà in onda su Rai 1 nel 2023, “Brennero”, con Matteo Martari, per la regia di Davide Marengo e Giuseppe Bonito”.

di Francesca Monti

foto copertina credit Sky

Grazie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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