Intervista con Romano Reggiani: “Io e Ferruccio Lamborghini non abbiamo nulla in comune, eccetto la determinazione”

“Mi ha colpito la sfacciataggine di un uomo che ha sempre scelto e prediletto il lavoro rispetto alla famiglia, a causa di un fallimento sentimentale”. Attore tra i più interessanti e richiesti della nuova generazione, dalle spiccate doti interpretative e dalla grande versatilità, capace di spaziare tra personaggi profondamente diversi risultando sempre credibile, Romano Reggiani interpreta Ferruccio Lamborghini da giovane nel film “Lamborghini – The Man Behind The Legend”, scritto e diretto dal Premio Oscar® Bobby Moresco e prodotto da Lambo Film, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2022 e disponibile su Prime Video da gennaio.

La pellicola, che vede tra i protagonisti Frank Grillo, Mira Sorvino, Gabriel Byrne e Hannah Van Der Westhuy ed è stata al primo posto su Apple Tv negli Stati Uniti, racconta l’uomo dietro il mito scavando nella mente e nelle emozioni di un genio visionario, fondatore dell’omonimo brand celebre in tutto il mondo ed è liberamente ispirata a “Ferruccio Lamborghini, la storia ufficiale”, uno dei cinque libri scritti dal figlio, l’imprenditore Tonino Lamborghini.

In questa piacevole chiacchierata, con grande disponibilità e umiltà, Romano Reggiani ci ha parlato del lavoro che ha fatto per entrare nel personaggio di Ferruccio Lamborghini, ma anche dell’esperienza nel film “Dante” di Pupi Avati nei panni di Guido Cavalcanti, dei ricordi legati alla serie “Una grande famiglia”, di musica e nuovi progetti.

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Romano Reggiani in “Lamborghini” – credit foto Lionsgate film

Romano, sei protagonista del film “Lamborghini – The Man Behind The Legend” nei panni di Ferruccio Lamborghini. Partiamo dall’inizio: quanto è stato complicato ottenere la parte?

“Essere protagonista di questo film è stata una sfida ma anche una grande fatica a livello di vittoria del ruolo perché prima di scegliere questo famigerato Ferruccio Lamborghini hanno visto mezzo mondo. E’ stato il percorso di casting più complicato che abbia mai fatto in carriera”.

Quanti provini hai fatto?

“Inizialmente c’era un altro regista, Michael Radford, e avevo fatto i provini con lui. Dopo un anno Bobby Moresco decise di prendere in mano la regia. Ho sempre avuto grande stima di lui perchè è bravo a dirigere gli attori e speravo bastasse il primo casting. Invece ha deciso di rifare tutto daccapo e ho pensato che non avrei più preso parte a quel film. Alla fine mi ha detto che dopo aver visto parecchi attori aveva capito che ero io quello giusto e che gli dispiaceva avermi fatto fare tutta quella fatica”.

Che tipo di lavoro hai fatto per entrare nel personaggio?

“Ho fatto un lavoro di ricerca per entrare nell’ottica del vivere ed essere in un’altra epoca. Sono ingrassato 3-4 kg per avere una faccia più tonda e poter rispecchiare l’attitudine dei nostri bisnonni. Moresco ha la grande capacità di dirigere gli attori in modo dinamico rispetto al percorso psicofisico e questo mi ha aiutato molto in quanto recitare in un’altra lingua un film intero non è semplice, richiede un livello di concentrazione sopra la norma. Questo tipo di approccio molto diretto mi ha permesso di avere meno pensieri”.

Cosa ti ha più colpito di Ferruccio Lamborghini?

“La sfacciataggine di un uomo che ha sempre scelto e prediletto il lavoro rispetto alla famiglia a causa di un fallimento sentimentale. Questa cosa mi fa molto riflettere in quanto io e Ferruccio siamo agli opposti. Non abbiamo nulla in comune se non il fatto di essere determinati, io però cerco di avere una vita appagante a livello personale, che vada oltre i rapporti e le relazioni di lavoro”.

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Romano Reggiani in “Lamborghini” – credit foto Lionsgate film

Hai avuto modo di incontrare Tonino Lamborghini, il figlio di Ferruccio. Che consigli ti ha dato?

“Con Tonino è nato un bellissimo rapporto ed è stato fondamentale anche per lo sviluppo della narrazione e di alcune scelte attoriali. E’ chiaro che lui abbia una sorta di risentimento per non aver mai conosciuto sua madre e per aver sempre visto suo padre come questo grande uomo distaccato che si occupava delle faccende lavorative pensando meno alla famiglia. Tonino ha riposto in me la fiducia di rappresentare suo padre, che da una parte ha sempre stimato e amato e dall’altra ha anche odiato. E’ stato commovente questo tipo di approccio e il fatto che abbia partecipato con grande entusiasmo alla prima parte del film, forse perché raccontavo quel periodo della vita di suo padre precedente alla sua nascita”.

Hai riscontrato qualche differenza sul set a livello lavorativo rispetto ai film italiani?

“Essendo Lamborghini un film americano ma prodotto da Andrea Iervolino che è italiano, a livello di set non ho notato molta differenza, a parte il fatto che fosse un po’ più grande rispetto allo standard di quelli nostri, ma con cast condiviso e i capireparto italiani. E’ stata un’esperienza italoamericana, è un prodotto nostrano che vince all’estero”.

Qual è il tuo rapporto con il mondo dei motori e con le auto in particolare?

“Non sono per niente fan delle auto, per me è soltanto un mezzo di trasporto e non ne ho neanche una (sorride). Appena ho letto la sceneggiatura e ho visto che dovevo dire tutte quelle cose tecniche in inglese ero preso male. Mi piacciono le Lamborghini e altre macchine ma sono più fan delle motociclette, specialmente quelle degli anni Sessanta come la Royal Enfield e la Triumph”.

C’è una scena tra quelle girate in “Lamborghini – The Man Behind The Legend” che a livello emotivo ti è rimasta nel cuore?

“La scena che più mi è rimasta nel cuore è stata quando mi sono trovato a distruggere tutto il garage dopo che era morta la moglie di Ferruccio, è un momento molto intenso e di impatto.  Bobby Moresco mi ha detto che la girava con tre camere, che potevo rompere tutto quello che c’era nel garage senza però farmi troppo male. E’ stato molto divertente ed emozionante e mi sono anche sfogato potendo recitare in totale libertà. Un’altra scena forte è quando Ferruccio domanda al dottore dov’è sua moglie, mi ha scosso molto e la ricorderò per sempre”.

Da “Lamborghini – The Man Behind The Legend” a “Dante”, film diretto da Pupi Avati, con cui avevi già avuto modo di essere diretto in passato ne “Gli amici del Bar Margherita” e nella serie “Un matrimonio”. Com’è stato vestire i panni di Guido Cavalcanti?

“Avere questa grande opportunità è stato entusiasmante soprattutto per come Guido Cavalcanti è stato costruito nella sceneggiatura di Pupi Avati. Era un personaggio splendido, vincente, molto moderno e poi il fatto di poter vivere in un’altra epoca, di essere vestito e comprendere la difficoltà e la cultura di un altro mondo è stato bellissimo. I più grandi registi d’autore ti scuotono dentro per il loro modo di fare cinema, per l’approccio recitativo, la scelta e la dinamica coreografica per la realizzazione delle scene. Ho fatto Lamborghini e poi Dante, due film opposti non solo per il tema ma per il modo in cui si fa il cinema. Amo quello europeo e quello italiano d’autore che ha una ricerca della verità che proviene da ogni regista in maniera culturalmente differente. Pupi Avati ha una forte identità registica e la trasporta anche negli attori. Sono stato felice di lavorare nuovamente con lui”.

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Romano Reggiani in “Una Grande Famiglia” – credit foto ufficio stampa Rai

Che ricordo conservi della serie “Una grande famiglia”, in cui interpretavi Nicolò?

“Ho un grande ricordo, è stata la serie che mi ha tenuto a battesimo in televisione ed è stata una vittoria anche per me interpretare un ruolo complicato. Soprattutto è stato bello lavorare con Gianni Cavina, siamo diventati amici e ci siamo visti fino a quando poi ha iniziato a stare male. Era un set goliardico, spumeggiante, pieno di attori importanti, dove c’era tanta convivialità”.

Che esperienza è stata invece quella nella serie “Viola come il mare” nei panni di Raniero?

“Viola come il mare è stato un sipario mentre facevo altri progetti, a cui ho preso parte con piacere, perchè era un prodotto della Lux Vide e mi piace saltare da una cosa all’altra, spaziare tra vari campi. Ci siamo divertiti molto con Francesca Chillemi, mi sono trovato bene con il regista Francesco Vicario, e poi Palermo è una splendida città. E’ stata una bellissima esperienza”.

Nel 2019 hai pubblicato il disco “Time is a time”. Ci sono nuovi progetti musicali all’orizzonte?

“In realtà ora no, io suono tutti i giorni da quando ero in terza media, la musica è una grande passione e sarà così per sempre. Attualmente faccio tre eventi all’anno dove propongo alcuni pezzi di Bob Dylan e miei brani. Ho un progetto cantautorale in italiano, un disco che si chiama Zattere che ho inciso ma non ancora pubblicato. Prima o poi arriverà il momento giusto, ma non ho fretta, è un lavoro a cui tengo tanto e voglio dargli il giusto valore”.

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Romano Reggiani in “Il nostro Generale” – credit foto ufficio stampa Rai

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Il 9 gennaio arriva in tv su Rai 1 “Il nostro Generale”, una bellissima serie con la regia di Lucio Pellegrini, prodotta da Stand By Me, con Sergio Castellitto. Io sono tra i protagonisti insieme ad Antonio Folletto, Andrea Di Maria, Flavio Furno e Viola Sartoretto. Siamo una grande squadra e racconteremo come è nato il primo nucleo antiterrorismo, realizzato e voluto dal Generale Dalla Chiesa per contrastare il terrorismo delle Brigate Rosse. E’ stata presentata al Festival del Cinema di Torino e ne vado molto fiero. Probabilmente verrà venduta anche all’estero e avrà un respiro internazionale. E poi sempre nel 2023 sarò al cinema con il film di Marco Martani “Eravamo bambini””.

Un sogno nel cassetto..

“Mi piacerebbe riuscire a realizzare una mia opera prima alla quale sto lavorando da tempo”.

di Francesca Monti

credit foto sito ufficiale Romano Reggiani

Grazie a Gianni Galli – The Rumors

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