ETNACOMICS 2023: ORNELLA MUTI E MILO MANARA RACCONTANO I FUMETTI, IL CINEMA E L’EROS

Ad Etnacomics la giornalista Fabiola Foti, nell’area Taboocom, ha moderato l’ attesissimo incontro tra due notissimi esponenti dall’arte filmica e di quella fumettistica, rispettivamente Ornella Muti e Milo Manara, con quest’ultimo che nel corso della manifestazione ha ricevuto il Premio Uzeta (conferito ai protagonisti della manifestazione) dal giornalista Francesco Alò.

Il suddetto evento si è svolto il primo giorno dell’undicesima edizione (dall’1 al 4 giugno) della creatura di Antonio Mannino, manifestazione che è divenuta nel corso degli anni un imperdibile punto di riferimento degli appassionati, e non solo, del mondo dei fumetti, ma anche di altri settori artistici.

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Icona sexy senza tempo, Ornella Muti, è stata introdotta dalla Foti, ricordando il suo ruolo della Principessa Aura, nel film del 1980 “Flash Gordon”, ispirato al personaggio omonimo dei fumetti e diretto da Mike Hodges ed interpretato anche da Sam J. Jones e Max Von Sydow. La Muti ha evidenziato come sia stato molto particolare vestire i panni di una donna di un altro mondo che ha emozioni proprie del nostro. Una donna che cambia grazie all’incontro con Flash divenendo migliore.

Milo Manara, prendendo spunto dalla presenza dell’attrice romana, ha posto in evidenza come il cinema ed i fumetti abbiano degli elementi in comune, come ad esempio l’immagine, e delle differenze, quali il movimento ed il sonoro, caratteristiche proprie della cinematografia. Il fumetto, ha aggiunto il famoso disegnatore, ha una sua “povertà”: per farlo, di base,  basta disporre di una matita e della carta, mentre la creazione di una pellicola prevede ingenti costi produttivi. Ciò si riverbera anche nella stesura di una sceneggiatura che per i fumetti non trova limiti nelle possibilità creative, cosa che non accade al cinema. Il cartone animato si colloca in una posizione intermedia perché muove dal disegno ma necessita dell’uso di tecnologie varie. Manara –autore del manifesto della manifestazione etnea, in cui è presente il volto di una giovane donna che rappresenta la patrona di Catania, Sant’Agata –  ha spiegato come il manifesto di un evento o la locandina di un film siano come la copertina di un libro: esse, senza anticipare in modo eccessivo, devono dare l’idea di quanto è contenuto nel prodotto, creando un’importante aspettativa . Nel cinema le indicazioni per creare la locandina, ha soggiunto il fumettista di Luson, sono il regista ed il produttore a dare le indicazioni, mentre per quanto riguarda lo storyboard il director imbastisce un rapporto ancora più stretto con chi lo realizza.

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E proprio lo storyboard aiuta il regista, consentendogli meglio di definire l’azione ed in un certo i personaggi, con questi ultimi che  devono poi tradurre il tutto in emozioni. A riguardo La Muti, trovando concorde lo stesso Manara, ha rimarcato come il lavoro dell’attore sia duro fisicamente, ma, soprattutto, psicologicamente in quanto si devono far emergere emozioni profonde ed incarnare personalità spesso differenti da sé. Manara ha inoltre posto in rilievo come per l’attore girare scene di nudo sia complesso perché in un certo senso, dovendo rifare le scene più volte e da diverse prospettive, diventa un oggetto nelle mani del regista. Per quanto concerne questo tema, la Muti ha evidenziato come sul contratto spesso si mettano delle clausole  per limitare il potere del regista e come ella non si sia mai avvalsa di controfigure, perché il regista avrebbe potuto gestire in maniera ancora più soggettiva e personale le riprese che la riguardavano. Riprese con al centro un’attrice che ha asserito di non essersi resa conto di incarnare dei personaggi erotici, proprio per i tempi dilatati sul set e per i diversi tipi di riprese, se non dopo avere visto le pellicole da lei interpretate.

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La Muti, amante delle serie –  soprattutto quelle francesi, spagnole e messicane, perché non si tende, a suo dire, a risparmiare sul budget, al contrario di quanto succede in Italia – ama essere diretta da registi di personalità che la sappiano condurre totalmente sul set.

Se l’eros, nel cinema, ha trovato una sua musa palese nella Muti, Manara ha spiegato come nel disegno occorra la complicità del lettore nel comprendere le emozioni del disegno stesso. ”Il disegno rappresenta un’idea, non una pratica”, ha detto Manara, ed in quanto tale se egli avesse dovuto rappresentare il sadismo non avrebbe avuto l’impatto turbativo di una pellicola incentrata su di esso, consegnando il concetto e non la realtà in quanto tale. Manara ha voluto inoltre, asserendo che il limite non è sempre facilmente individuabile, spiegare che la pornografia è la rappresentazione del sesso e l’eros è la sua elaborazione culturale. I suoi disegni esprimono questo secondo aspetto. E regalano, a detta della Muti, un volo senza limiti con la fantasia, in un immaginario fatto di colori, storie e personaggi unici. Unica com’è la stessa Muti per il fumettista trentino che non ha mai disegnato direttamente l’attrice due volte nominata miglior attrice ai Nastri d’argento (nel 1988 e 1989), ma che l’ha fatto indirettamente in quanto ella costituisce uno degli elementi che compone la sua idea di bellezza ideale che, per nostra fortuna, ha traslato in disegni memorabili.

di Gianmaria Tesei

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