Tra le più importanti protagoniste della tredicesima edizione di Taobuk, manifestazione culturale di rilievo internazionale, è stata sicuramente Annie Ernaux. La scrittrice Premio Nobel della letteratura 2022 – insignita del Taobuk Award For Literary Excellence, il 17 giugno, nel corso della serata di Gala al Teatro Antico di Taormina, dall’Assessore Regionale Turismo, Sport e Spettacolo Elvira Amata – che ha discettato di varie tematiche tra cui quella centrale dell’evento, ossia le libertà, sollecitata anche dall’ideatrice e direttrice dell’evento Antonella Ferrara.

Qual è la cosa che Le interessa di più del processo creativo e della scrittura?
“Gli scrittori hanno delle domande da porsi solamente quando leggono quello che un loro collega ha redatto, perché consente loro di parlare e fare paragoni. La scrittura per me è come una separazione dalla realtà. Io penso a scrivere, ricerco la profondità di quanto sto scrivendo. E’ questo quello che mi interessa”.
Le interessa il modo in cui viene accolto un libro?
“Non scrivo in funzione di come verrà accolto il libro. Quando scrivo ho in testa solo lo svolgimento dell’argomento che tratto e che magari perde la sua materialità. E’ un lavoro che faccio nel profondo per raccontare quello che conta per me e che quindi poi scrivo. Poi il lettore ha la sua personale percezione. Tante volte mi hanno detto, leggendomi: ho molto amato i suoi libri e i mi sono riconosciuto in quello che ha scritto. Ma questo è un passo ulteriore”.
Quanto di femminile c’è nei suoi libri?
“Nei miei libri non c’è solo la donna che scrive. Certo c’è molto della donna che scrive, però non c’è solo quello”.

La Libertà è un concetto astratto ma anche, realmente, concreto?
“E’ evidente che la libertà non è ancora stata realizzata in modo permanente. Essa implica vari livelli culturali e materiali delle persone. Essa si attua solo quando possono essere rimosse tutte le condizioni di sottomissione”.
Come cambia la vita di una scrittrice premio Nobel?
“La vita cambia, come capita a tutti, per un evento inatteso come questo. Mi ha toccato profondamente. È stata una luce fortissima che coinvolge e sconvolge intimamente. La prima reazione che ho avuto è stata la fuga interiore in me stessa, domandandomi anche cosa succedesse nel presente e cosa sarebbe accaduto in futuro. Inoltre ho avvertito il peso delle responsabilità che io ho trasposto nel mondo reale aiutando alcuni movimenti ecologisti francesi . E mi sono resa consapevole del fatto che, proprio da quando mi è stato dato il Premio Nobel, il mio appoggio ha un valore più forte. Quindi questo premio per me è anche un mezzo per capire ed avere libertà, facendola esercitare anche da chi avrebbe meno ascolto per le cause nobili per cui si batte”.
Ha detto che con il Premio Nobel ha “vendicato” le sue origini.
“E’ stata una rivalsa per il fatto che i miei genitori non avevano una grande formazione culturale né mezzi materiali significativi e, quindi, per entrambi i motivi non avevano una vera libertà. Io, studiando, ho “aperto” la mia vita e la letteratura, per questi motivi, è stato un mezzo per prendermi una rivincita. La letteratura è uno strumento di consapevolezza delle cose e quindi anche di libertà. Vedo il Premio Nobel non come un punto di arrivo ma un punto di partenza sulla strada delle libertà”.

Cosa si può fare per agire contro la discriminazione verso le donne?
“E’ una storia antica. Al centro della dominazione maschilista c’è il grande potere che hanno le donne di generare vita. Potere che gli uomini hanno sempre voluto controllare, assoggettando le donne con varie modalità e metodi”.
Ha criticato la globalizzazione. Ma in virtù di questa abbiamo raggiunto un più elevato livello di libertà?
“Sì. E’ vero. La globalizzazione consente più libertà Però comporta dei problemi di rispetto per gli altri, rendendo la libertà come un qualcosa di non gratuito. Bisognerebbe parlare di “liberazione” più che di libertà”.
Perché, aggiungiamo noi, è un valore che si conquista con la crescita culturale del mondo.
di Gianmaria Tesei
