“E’ un viaggio itinerante attraverso l’Italia che permette di scoprire posti nuovi, di conoscere le eccellenze e i prodotti che poi utilizzo per preparare i vari piatti”. Attrice, produttrice, conduttrice e ottima cuoca, Maria Grazia Cucinotta, proprio come i personaggi che interpreta al cinema, è una donna ricca di talenti e passioni, un caleidoscopio di colori ed emozioni. Ogni sabato alle 11 su La7 è alla conduzione de L’ingrediente perfetto a tu per tu, in cui invita nei più rinomati ristoranti d’Italia i suoi ospiti per degustare le prelibatezze cucinate per loro dallo chef, tra piatti e racconti di vita privata e professionale.
La domenica alle ore 10.10 è invece in onda sempre su La7 con L’ingrediente perfetto in cui propone al pubblico nuove e gustose ricette utilizzando i migliori prodotti gastronomici del nostro territorio, invitando i suoi amici a farle da sous chef, come le accade usualmente nella vita di tutti i giorni. I due programmi sono prodotti da Me Production.
Tra cucina, cinema, progetti, ricordi legati a “Il Postino” e a Massimo Troisi, e il suo impegno nella lotta alla violenza sulle donne con l’associazione Vite senza paura Onlus, Maria Grazia Cucinotta con grande disponibilità, generosità, profondità e simpatia si è raccontata in questa intervista.

Maria Grazia, su La7 è alla conduzione delle nuove edizioni di “L’ingrediente perfetto a tu per tu” e “L’ingrediente perfetto”. Quali sono le novità?
“L’ingrediente perfetto è un viaggio itinerante attraverso l’Italia che permette di scoprire posti nuovi, di conoscere le eccellenze e i prodotti che poi utilizzo per preparare i vari piatti. Quest’anno abbiamo una cucina nuova, abbiamo dato spazio ai cuochi del web, i cosiddetti influencer del food, ci siamo aperti alla cucina vegana ma anche a quelle che sono le novità culinarie. Inviteremo degli ospiti e ci divertiremo, perché cucinare deve essere un mezzo per unire e condividere, ma anche una scoperta di identità”.
Cosa l’ha convinta ad accettare questa sfida e a mettersi alla prova dietro ai fornelli?
“Elio Bonsignore è il produttore che ha avuto quest’idea, insieme al mio agente Alessandro Lo Cascio. Ero stata ospite in un suo programma e una volta ritornata a casa Alessandro mi ha detto che Elio avrebbe voluto affidarmi la conduzione di una trasmissione di cucina. Io ho risposto che era qualcosa di lontano da me e che non lo avrei fatto, ma poi mi sono ritrovata dietro ai fornelli, felicissima di aver accettato quella proposta. Dopo tre mesi ho vinto il premio Moige come programma adatto per le famiglie e questo mi ha dato uno stimolo in più. E poi è bellissimo lavorare con tutto il team, con La7, con il capo struttura Emanuela Donati che mi ha convinta a fare quest’esperienza. Infatti quando l’ho incontrata mi ha detto che non voleva una presentatrice, ma una donna che ama cucinare, una mamma, un’imprenditrice, una persona che nessuno mai immaginerebbe a casa in cucina e che si doveva raccontarsi per quello che è”.
Guardando il programma emerge la sua grande passione per la cucina, com’è nata?
“E’ nata grazie a mia madre perché quando eravamo piccoli ci faceva cucinare insieme a lei. Mentre i miei fratelli non hanno sviluppato questa passione, io me ne sono innamorata. Per me cucinare significa rilassarmi, divertirmi, pensare a chi posso viziare. E’ un modo per coccolare le persone care, per sentirmi mamma, moglie, padrona di casa. Io vivo in mezzo a ristoranti e alberghi e ritornare a casa e cucinare significa riappropriarmi di tutto quello che mi appartiene”.

credit foto Gaetano Cucinotta
Ha un piatto forte, in particolare, che le piace preparare?
“I primi piatti, in particolare mi chiedono quelli siciliani, quindi la pasta con le melanzane rivista, infatti preparo gli involtini di melanzane fritte con dentro la scamorza e poi li faccio cuocere al forno e li metto sopra la pasta. Mi piace preparare la pizza, i rustici, il pesce, la parmigiana, la caponata. Poi conducendo questo programma ho imparato a fare tante altre cose”.
Ad esempio?
“Non avevo mai preparato la torta Charlotte, così come gli gnocchi fatti con le zucchine, il cacio e pepe e altri ingredienti, o un hamburger con radicchio e insalata di fichi d’India”.
Negli ultimi anni molte persone, complice il lockdown, hanno riscoperto il piacere di cucinare…
“Molte persone hanno iniziato a cucinare durante la pandemia, hanno imparato a fare il pane, c’è chi ha messo a germogliare i semi di avocado o ha costruito l’orto. Insomma, c’è stato un ritorno all’home made, a cucinare insieme che è una delle cose più divertenti che si possano fare”.
Ne “L’ingrediente perfetto a tu per tu”, tra una prelibatezza e l’altra, gli ospiti si raccontano a livello personale e professionale. C’è un personaggio in particolare che vorrebbe ospitare?
“Abbiamo cominciato ad invitare persone non solo appartenenti al mondo dello spettacolo, ma anche influencer che fanno un lavoro che forse nessuno capisce ancora bene. Vorrei avere come ospiti i medici e tutti coloro che fanno parte di questa società e che hanno storie da raccontare. In una delle passate puntate ad esempio è venuta a “L’ingrediente perfetto a tu per tu” Rossella Brescia ed è stato bellissimo trovarci faccia a faccia e osservarci come se fossimo allo specchio, in quanto ci siamo conosciute per la somiglianza fisica ma abbiamo scoperto di avere anche altre cose in comune”.

credit foto Gaetano Cucinotta
Poco fa diceva che molti ancora non hanno ben chiaro il lavoro che fanno gli influencer, lei che rapporto ha con le tecnologie e con i social?
“Io sono pro social, ma ritengo anche che sia necessario imparare a gestire le nuove tecnologie e insegnare ai bambini come utilizzarle. Quello che mi infastidisce è che non ci sia un controllo e possano quindi diventare un boomerang, anche per i ragazzi stessi che a volte arrivano a tentare il suicidio perchè magari vengono diffusi in rete foto compromettenti o video e sono vittime della macchina del fango”.
Lei è attrice, produttrice, conduttrice, che punti in comune pensa ci possano essere tra cinema e cucina?
“In entrambi vengono utilizzati creatività, buon gusto e visione. Come si mettono insieme dei fotogrammi per creare un film così per preparare un piatto devi unire un insieme di sapori, di ingredienti per dare vita all’emozione che ti regala un cibo cucinato e presentato bene”.
Parlando di cinema, è stato presentato al Festival di Cannes 2023 “Il meglio di te”, in cui interpreta Nicole. Un film intenso, un viaggio nei sentimenti della natura umana. Com’è stato impersonare quel personaggio?
“E’ un film che continua ancora oggi a farmi battere il cuore. Quando ho letto la sceneggiatura ho visto che si trattava di una storia d’amore, con una donna tradita, arrabbiata, ma sul set è accaduto qualcosa di magico. Eravamo isolati in questo albergo nei pressi di Potenza, a Brindisi di Montagna, e grazie al regista Fabrizio Maria Cortese, a Vincent Riotta, che è protagonista insieme a me, a Simone Montedoro, che è un attore meraviglioso e al resto del cast, questa storia è diventata molto potente in quanto ognuno di noi ha messo nel suo personaggio esperienze, incubi e li ha metabolizzati. Il cinema è come una seduta psicologica che ti aiuta ad elaborare quello che non avevi ancora elaborato. E’ stata un’esperienza forte, intensa e penso che traspaia guardando il film”.
Attraverso Nicole cosa ha elaborato di sé che ancora non sapeva?
“Sono una persona che solitamente non perdona e forse arrivano dei messaggi nella vita che ti fanno capire che perdonare ti permette di vivere meglio anche il futuro, perché la rabbia dentro rischia di avvelenarti. Rivedendomi mi sono sorpresa di questo”.

credit foto Gaetano Cucinotta
E’ stato presentato pochi giorni fa alla Camera dei Deputati il film “Goffredo e l’Italia chiamò” , cosa può raccontarci a riguardo?
“Goffredo e l’Italia chiamò del regista Angelo Antonucci è l’unica storia su Goffredo Mameli. Tutti cantiamo l’inno d’Italia ma in pochi conoscono la vita di questo poeta e patriota. Mi ha emozionato interpretare sua mamma, che perde il figlio a 20 anni, la stessa età che ha mia figlia e poi Emanuele Macone che lo interpreta è nato come lei nel 2001. Questo mi ha fatto immedesimare molto in questa donna, quella disperazione è diventata più che reale, non puoi restare distante da un dolore del genere, perchè quando diventi madre una delle paure più grandi è perdere la persona a cui hai dato la vita e per la quale daresti la vita. Inoltre Mameli lottava per i valori, per un’ideologia. Oggi si è perso il senso del bene e del male, la gente è confusa, i ragazzi pensano che facendo cose sbagliate siano più fighi e il rischio è che non ci sia una via di ritorno. Andrebbero invece ripristinati i veri valori, con il male che perde e il bene che vince. Un po’ come nelle favole di una volta che oggi non si leggono più… forse dovremmo ricominciare a leggerle”.
Cosa si potrebbe fare, secondo lei, per provare a invertire questo trend?
“Quando i ragazzini compiono azioni e gesti folli significa che non hanno sbagliato solo loro ma anche noi, soprattutto a non punire. Per troppo tempo si è cercato di giustificare, invece se sbagli bisogna pagare, non devono esserci attenuanti per chi uccide, per chi violenta, per chi provoca dolore e morte. Ci deve essere solo una punizione esemplare perchè questo serve come deterrente e a ridare dignità a chi ha perso la vita o si è visto rovinare l’esistenza”.
E’ fondatrice e presidente dell’associazione Vite senza paura Onlus, che si occupa di donne vittime di violenza, a quali progetti state lavorando?
“Vite senza paura lotta contro i mulini a vento, ho la fortuna di avere super professioniste come Solveig Cogliani che è un magistrato del Consiglio di Stato, Mariastella Giorlandino, Presidente della Fondazione Artemisia che ha messo a disposizione dei centri di diagnostica per dare la possibilità alle donne di denunciare una violenza mentre effettuano i controlli, abbiamo fatto un protocollo con i Carabinieri per attenzionare le donne che sporgono denuncia in un determinato comune in modo da non avere brutte sorprese. Abbiamo fatto delle proposte di legge per tutelare le donne perchè le tempistiche della giustizia sono ancora troppo lunghe. Ogni giorno purtroppo c’è un femminicidio a causa di pazzi che non vengono allontanati dalla società, che dovrebbero essere messi in luoghi idonei per essere curati, che non devono andare in giro pensando di poter decidere di accendere e spegnere le vite delle persone nel momento in cui non possono averle per sé”.
Forse bisognerebbe partire dalle scuole per far capire fin da piccoli che nessuno può decidere della vita di un’altra persona e che chi subisce violenza non ha colpe. Oggi invece sembra che si siano invertiti i ruoli di vittima e carnefice e si leggono spesso commenti aberranti…
“Abbiamo dei programmi di educazione nelle scuole, io vorrei iniziare dalle elementari perchè i bambini a 5-6 anni sono svegli, usano i tablet, capiscono tante cose e si deve insegnare loro il rispetto per le vite altrui e che nessuno è autorizzato a maltrattarle, denigrarle o eliminarle. Ho letto spesso commenti raccapriccianti tanto che sono arrivata a dire che si dovrebbe chiudere il web e avere rispetto per le vittime. Come ci si può permettere di definire una poco di buono colei che ha subito violenza? L’educazione sessuale manca nelle scuole, perché forse c’è pudore nel parlarne, invece è importante far capire che il sesso non è e non deve essere violenza”.
Restando nel sociale, ha preso parte a “Insieme”, il brano e video di Raffaele Viscuso, interpretato dal Maris’ Chorus diretto da Grazia Alonso, nato dalla volontà dell’Associazione MARIS, Malattie Reumatiche Infantili Sicilia, di dare voce e risposte ai bambini e ai ragazzi che soffrono di queste patologie…
“Io ho fatto una lettura per questo brano legato a questa importante iniziativa. L”associazione MARIS si occupa di malattie devastanti per i ragazzini, e cerca di fare in modo che ognuno dei piccoli pazienti abbia un trattamento sanitario ottimale e possa avere una vita normale e integrata nella società”.

credit foto Gaetano Cucinotta
Da diversi anni è madrina del Premio Troisi, lei ha recitato ne “Il Postino” che le ha dato la grande popolarità. Che ricordo conserva di quel set e di Massimo Troisi?
“Sono qui grazie a Il Postino, l’anno prossimo saranno trenta anni dalla sua uscita e questo fa capire quanto sia stata fortunata. E’ un film che merita così come Massimo per l’eredità che ci ha lasciato a livello di emozioni e sono strafelice di ricordarlo. Troisi è stato il mio portafortuna, mi ha insegnato che la semplicità e l’unicità, con i tuoi difetti, vincono su tutto”.
Nella sua carriera ha spaziato in vari campi, cinema, teatro, televisione, c’è ancora un sogno nel cassetto?
“Un lungometraggio, ho diretto dei corti ma non ho ancora trovato la storia giusta per un film”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Oltre a “Goffredo e l’Italia chiamò”, ho girato “Gli agnelli possono pascolare in pace”, un film d’autore un po’ visionario, prodotto da Corrado Azzolini e diretto da Beppe Cino, che racconta di questa bidella di nome Alfonsina Milletari a cui appare in sogno la Madonna del paese”.
Recentemente è stata in scena con lo spettacolo “Figlie di Eva”, tornerà a teatro nella prossima stagione?
“Per quest’anno ho messo da parte il teatro perchè sono impegnata con la televisione ma il team con cui ho lavorato è vincente e magari faremo qualcos’altro insieme in futuro”.
Tornando alla cucina, quale ricetta consiglierebbe ai nostri lettori?
“Una pasta con pesto e gamberi. Innanzitutto prepariamo il pesto frullando nel minipimer 30 gr di foglie di basilico, 50 gr di pinoli o mandorle con l’aggiunta di un filo d’olio, sale, parmigiano o pecorino. Poi facciamo saltare i gamberi in padella, li sfumiamo con un po’ di vino, mettiamo una cipollina a dorare, aggiungiamo un pizzico di paprika, sale e pepe. Nel frattempo cuociamo la pasta, tagliamo i pomodorini datterini a metà e li uniamo a crudo ai gamberi. Una volta cotta scoliamo la pasta nella padella, aggiungiamo i gamberi, facendoli mantecare con l’acqua di cottura, e il pesto. Completiamo il piatto con due foglie di basilico e una spolverata di pistacchi tritati”.
di Francesca Monti
credit foto Gaetano Cucinotta
Si ringrazia Federica Ciliberti – Ufficio Stampa La7
