Intervista con Ambra Sabatini: “L’atletica leggera è un mondo in cui posso rifugiarmi ed essere me stessa”

“Vorrei riconfermarmi ai Giochi di Parigi e far realizzare una pista di atletica a Monte Argentario dove abito, in modo che i giovani possano allenarsi senza fare lunghi viaggi”. Grinta, carisma, umiltà, uniti a talento e simpatia: Ambra Sabatini è una splendente punta di diamante della Nazionale italiana di atletica paralimpica, ha conquistato un oro a cinque cerchi a Tokyo 2020 con record del mondo e ha concesso il bis ai Mondiali di Parigi 2023.

Tra preparazione sportiva e studio, negli ultimi due anni la campionessa toscana ha vissuto diversi momenti indimenticabili, dall’incontro con Papa Francesco alla presentazione nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia della serie “I Fantastici 5” incentrata sul mondo paralimpico, come ci ha raccontato in questa intervista.

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Ambra, nel 2021 ha vinto l’oro con record del mondo nei 100 metri T63 ai Giochi Paralimpici di Tokyo, nel 2023 è arrivato il titolo mondiale a Parigi, sempre precedendo Martina Caironi e Monica Contrafatto. Ci racconta le emozioni che ha vissuto?

“La medaglia d’oro iridata vinta a Parigi 2023 mi ha regalato un’emozione anche più forte di quella di Tokyo 2020. E’ stato un Mondiale sudato, quindi dall’inizio della stagione puntavo a riprendermi il record che era stato battuto nel 2022 da Martina Caironi, la mia avversaria, compagna di squadra e amica. Alla prima gara stagionale sono caduta, alla seconda, esordio sui 100 metri, sono arrivata terza, insomma non riuscivo mai a fare un buon tempo ma sapevo di aver lavorato bene e che al Mondiale avrei tirato fuori l’energia giusta. Così è stato e abbiamo anche abbattuto il muro dei 14 secondi che era l’obiettivo che mi ponevo dopo Tokyo 2020.

Una Paralimpiade resta impressa nell’immaginario di tutti. E’ stata la mia prima esperienza importante, in precedenza avevo fatto solo una gara all’estero e arrivavo da un anno di preparazione. E’ stato tutto talmente veloce che lì per lì non mi sono resa conto di dove mi trovassi e cosa avessi raggiunto, ma le emozioni di quella serata sono indelebili nella mia mente e spero di replicarle a Parigi 2024″.

In entrambe le gare è stato bellissimo vedere un podio completamente tricolore…

“C’è un bel rapporto tra me, Monica e Martina e sono contentissima quando saliamo tutte e tre sul podio nella gara individuale e festeggiamo insieme perchè è così che si porta in alto la bandiera italiana. Siamo un’eccellenza in questo campo e questi risultati dimostrano che siamo molto avanti rispetto agli altri Paesi dal punto di vista tecnico e protesico”.

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Quali sono gli step verso Parigi 2024?

“Riprenderò la preparazione ad ottobre in modo graduale per arrivare a Parigi abbastanza fresca, poi la parte più intensa sarà quella invernale, da dicembre a febbraio. Penso faremo una gara indoor come test verso marzo, poi di nuovo si riprenderà il training con le prime gare a maggio e la stagione estiva”.

Qual è la sua giornata tipo?

“Ora sono a Monte Argentario avendo due settimane di riposo, poi tornerò al centro Sportivo delle Fiamme Gialle, a Castel Porziano, dove mi alleno con il mio allenatore Pasquale Porcelluzzi e le compagne di squadra. La giornata tipo è sveglia la mattina, allenamento dalle 10,30 alle 12, a volte facciamo una doppia sessione mattutina e pomeridiana, quindi pranzo nella mensa della caserma e poi fisioterapia oppure palestra. C’è anche l’università online, sono iscritta a scienze della comunicazione ed è un po’ difficile coniugare sport, impegni vari e studio ma ci sto provando. Il focus però è su Parigi 2024”.

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Se dovesse definire cosa rappresenta per lei l’atletica leggera quali parole userebbe?

“L’atletica leggera è un mondo in cui posso rifugiarmi ed essere me stessa. Quando corro non sento la mia disabilità ma anzi mi sembra di essere più abile di tante altre persone”.

Dai Giochi di Londra 2012 è finalmente cresciuta l’attenzione mediatica verso il movimento paralimpico, cosa manca per fare un ulteriore passo in avanti e abbattere quei pregiudizi ancora esistenti?

“Da Londra c’è stata una maggiore attenzione mediatica, poi sfortunatamente i Giochi di Tokyo erano a porte chiuse a causa della pandemia e non ho potuto toccare con mano il tifo che aumentava da parte del pubblico, però un cambiamento avverrà quando le persone guarderanno le gare in tv senza fare commenti sulla disabilità o sulla storia dell’atleta, ma solo parlando dei tempi o della preparazione. Certamente può interessare come uno sportivo sia arrivato a praticare quella disciplina. Io per esempio ho avuto un incidente stradale ed è corretto dirlo, ma non deve essere quello il tema principale, devi ammirare l’atleta per i risultati che ottiene. Poi indubbiamente siamo anche un punto di riferimento, un esempio per alcune persone che magari stanno affrontando un periodo difficile come lo abbiamo vissuto noi, ma quando sei in pista deve prevalere l’attenzione mediatica sul lato professionale”.

Il tuo tatuaggio con la scritta “Perfectly Imperfect” è un bellissimo messaggio per tutti, in una società votata alla ricerca della perfezione…

“Ho fatto quel tatuaggio dopo Tokyo 2020 insieme a quello delle Paralimpiadi. Volevo qualcosa che rappresentasse la mia filosofia, come vedo il mio corpo. Per me è una cosa scontata ma ci sono persone che tendono a nascondersi anche per un neo, una voglia, per motivi più futili di una gamba mancante. Perfettamente imperfetta sta a significare che la perfezione non esiste e se esiste risiede nelle piccole imperfezioni che ci rendono unici”.

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Dopo Tokyo 2020 tra le altre cose ci sono stati tre momenti speciali: l’incontro con Papa Francesco, a cui ha messo al collo la medaglia d’oro vinta da Antonella Palmisano nella marcia, quello con i Giffoners al Giffoni Film Festival e il red carpet all’80. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia…

“Sono stati tre momenti iconici, molto diversi tra loro. Per quanto riguarda l’incontro con Papa Francesco è stata una situazione un po’ assurda. Eravamo una delegazione delle Fiamme Gialle e siamo stati ricevuti in Vaticano. Mai avrei immaginato di trovarmi di fronte al Pontefice e di mettergli la medaglia d’oro al collo che mi ha prestato Antonella Palmisano perché non avevo portato la mia. E’ stato stranissimo e al contempo un onore.

Il Giffoni Film Festival è un piccolo mondo da conoscere. Vado poco al Sud ma quando capita è sempre fantastico perchè c’è un’atmosfera diversa, trascinante. I Giffoners mi hanno accolta con entusiasmo, mi hanno fatto tante domande, c’erano dei ragazzini che sono venuti appositamente per avere il mio autografo. E’ stata una grande emozione avere un contatto ravvicinato con il pubblico, ancora di più dopo l’oro mondiale.

La Mostra del Cinema di Venezia è l’ultima chicca che mancava e un’esperienza indimenticabile. Appena è arrivato l’invito in occasione della presentazione della serie “I fantastici 5″ che andrà in onda prossimamente su Canale 5, mi sono organizzata per l’abito, i gioielli, affidandomi ad un’amica. E’ stato incredibile salire sul red carpet con Martina e Monica, conoscere Raoul Bova e i ragazzi che interpretano la fiction”.

Una serie per la prima volta dedicata al mondo paralimpico e in particolare all’atletica è indubbiamente un altro step importante… 

“La serie racconta la storia di un insegnante di atletica determinato a preparare quattro velocisti paralimpici per portarli alla vittoria. Gli sceneggiatori hanno studiato tanto, alcuni sono venuti ai nostri raduni con la Nazionale al Tre Fontane a Roma, quindi hanno fatto sicuramente un grande lavoro. Sarà interessante vedere come sarà accolta dal pubblico”.

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Quali sono i suoi sogni nel cassetto?

“Mi piacerebbe riconfermarmi ai Giochi di Parigi 2024 e lavorerò duramente per raggiungere questo obiettivo perchè sembra facile ma ci sono tante avversarie forti, su tutte Martina e Monica, e vogliamo ripetere il podio tutto tricolore. Il secondo sogno è far realizzare una pista di atletica a Monte Argentario dove abito, poiché quella più vicina è a Grosseto, a 50 km di distanza. Quando facevo mezzofondo andavo lì ad allenarmi e per raggiungerla occorrono 45 minuti. Nella zona che comprende Porto Ercole, Orbetello, Porto Santo Stefano, Magliano, Albinia, c’è un bel bacino di ragazzi ma non riescono ad interessarsi all’atletica non essendoci una pista”.

di Francesca Monti

credit foto ufficio stampa

Grazie a Moreno Gigante – DMTC

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