“La possibilità di immergermi in un mondo e in una psicologia così lontani da me mi ha subito affascinato”. Martina Avogadri è nel cast del film Lift, in uscita su Netflix dal 12 gennaio, con la regia di Felix Gary Gray, nel ruolo di Leviathan Leader, il capo di un gruppo internazionale di hacker, conosciuto nel mondo criminale per le sue potenti connessioni e per la sua brutalità, apparentemente senza remore né limiti, a cui ricorre l’antagonista, Jorgensen (Jean Reno), per la riuscita del proprio piano.
Attrice e produttrice, Martina Avogadri negli ultimi anni ha preso parte ad una serie di progetti cinematografici e televisivi internazionali, fra cui la serie “Emergency Exit”, girata a Riga e diretta da Igor Zaitsev e quella inglese “The Diplomat”.
Nel 2020 ha co-fondato la casa di produzione Aberrant Gene Films, con cui ha prodotto diversi cortometraggi di grande successo e attualmente sta lavorando alla post-produzione del primo lungometraggio dal titolo “Omio”.

Martina, nel film “Lift” interpreta Leviathan. Ci racconta qualcosa in più sul suo personaggio?
“Leviathan Leader è il capo di un gruppo internazionale di hacker, chiamato per l’appunto Leviathan, e conosciuto nel mondo criminale per le sue potenti connessioni e per la sua brutalità, apparentemente senza remore né limiti. Leviathan è l’aiuto indispensabile a cui ricorre l’antagonista assoluto del film, Jorgensen (Jean Reno), per la riuscita del proprio piano. Ma Leviathan Leader non è disponibile a pagare le conseguenze della cattiva organizzazione di Jorgensen e dei suoi collaboratori ed ha sufficienti assi nella manica per minacciare l’incolumità di Jorgensen e le sue finanze…”.
Come si è approcciata a questo ruolo?
“Personalmente amo dedicare grande preparazione ad ogni ruolo, indipendentemente dalla portata e dimensione della parte, per poi abbandonarmi alle novità e alle esigenze del set. Cerco sempre di capire con chiarezza chi questo personaggio sia, in modo da poter prestare il mio “strumento” (corpo, voce, emotività, comportamento) alle sue necessità e circostanze.
In questo caso il mio personaggio è il capo di un gruppo di hacker ed essendo la mia dimestichezza con la tecnologia limitata, ho fatto ricerca per avvicinarmi a questo mondo. Ci sono elementi di un personaggio che non emergono necessariamente nella narrazione sullo schermo, ma che costituiscono la base dello stesso, quello che io (e non solo io) chiamo ‘the character’s point of view about the world’ o in altre parole chi il personaggio è. La ricerca e il lavoro su questi aspetti è una delle parti del mio mestiere che più mi affascina. Nel caso di Leviathan Leader, la possibilità di immergermi in un mondo e in una psicologia così lontani da me mi ha subito affascinato. Per ogni personaggio cerco una ‘porta d’ingresso’, che a partire da me, mi permetta di allontanarmi. Il punto di partenza non posso che essere io, il punto di arrivo non può che essere altro da me. E questa e la bellezza e la magia di questo lavoro”.
Com’è stato lavorare con un cast internazionale nel quale è presente anche Jean Reno?
“Straordinario. Nel senso che è stato bellissimo e fuori dall’ordinario mettere piede su un set letteralmente straripante di star hollywoodiane tra cui Kevin Hart, Gugu Mbatha-Raw, Sam Worthington, Billy Magnussen e attori che da decenni fanno la storia del cinema, come Jean Reno.
Nonostante la portata “colossale” della produzione (osservabile anche solo nel numero di maestranze coinvolte nella realizzazione del film), l’atmosfera sul set si è da subito rivelata incredibilmente accogliente. Il regista Gray Gray lavora equamente con tutti gli attori e ha la capacità di mettere chiunque a proprio agio, senza mai perdere contatto con la sua precisissima visione.
Questo cast stellare è prima di tutto composto da bravissimi attori, eccellenti e generosi colleghi, che hanno la grazia e l’eleganza dei “grandi” e di chi è sul set per godere della bellezza di questo lavoro e per far vivere questa storia avvincente e ricca di sfumature. Condividere il set con Kevin Hart, Gugu Mbatha-Raw, Úrsula Corberó e Jean Reno, giusto per nominare gli artisti con cui mi sono ritrovata più a stretto contatto è stato davvero divertente e lavorare con attori eccellenti è sempre un grande regalo.
Per quanto riguarda Jean Reno, recitare accanto a lui significa davvero avere la possibilità di elevarsi come professionista. Ha una presenza scenica assoluta, è magnetico. La sua enorme esperienza è palpabile, ma porta con sé anche la leggerezza e l’eleganza di un artista che rispetta il proprio lavoro profondamente e che è innamorato di questo “gioco”. E come tutti i grandi, Jean Reno è un attore generoso, che crea spazio per il proprio partner di scena e che invita ad una danza veramente a due. È il primo ad arrivare sul set ed è sempre stato presente anche quando la camera era puntata su di me. È stato lui a darmi le battute. Può sembrare scontato, ma non lo è, quindi sono molto grata di aver davvero avuto la possibilità di stare in scena con lui”.

Martina Avogadri e Jean Reno in una scena di “Lift”
Tra le altre esperienze internazionali a cui ha preso parte ci sono anche la serie TV Emergency Exit, girata a Riga e diretta da Igor Zaitsev, e quella inglese The Diplomat prodotta da Netflix…
“Sì, esperienze preziose e diversissime. In Emergency Exit il mio personaggio è presente in tutti gli episodi, il che mi ha permesso di seguirne lo sviluppo e trascorrere più tempo con lei. Alex è una con-artist di mestiere, compra e vende falsi d’arte. Spesso presentata come manipolatrice senza scrupoli, Alex è però anche capace di amare e di farsi amare e in qualche modo prova (almeno a tratti) a farlo e a contemplare la possibilità di una vita diversa. Emergency Exit mi ha insegnato tantissimo e sono molto grata a Igor e alla sceneggiatrice e produttrice Nina per l’opportunità.
The Diplomat è un’esperienza molto recente. Un set nella mia Londra, ancora una volta con nomi importanti come Keri Russell e Rufus Sewell. In questo caso ho fatto una piccola parte in francese. La mia lingua madre è l’italiano e sono ormai completamente bilingue per quanto riguarda l’inglese, ma il francese sul set mi mancava! Un’ottima occasione per mettermi a studiarlo meglio nel caso si presentino altre opportunità!”.
Lei è anche produttrice, infatti nel 2020 ha co-fondato la casa di produzione Aberrant Gene Films…
“Per me il lavoro di produttrice è cominciato per la necessità di creare e per farlo non si può sempre aspettare di ottenere una parte. Così con la mia business partner ho fondato la mia compagnia di produzione in Inghilterra, appunto Aberrant Gene Films, che si concentra su film di genere sci-fi, horror e thriller. Il genere è la nostra modalità preferita per esplorare temi complessi senza le restrizioni strutturali di un dramma classico. Facciamo quello che oggi viene definito ‘elevated genre’, ovvero film di genere con una premessa drammatica. Alcuni chiari esempi in questo senso sono i lavori di Ari Aster e di Yorgos Lanthimos, che sono ovviamente grandi ispirazioni”.

Quali sono i prossimi progetti?
“A breve sarà completata la post-produzione del nostro lungometraggio di debutto, che si chiama ‘Omio’. Si tratta di un film che ho coprodotto e di cui sono protagonista. È una produzione inglese, ma girata in Italia, in linea con il desiderio di ricreare un ponte con il mio paese. “Omio” è un horror psicologico, un film vivo, crudo e spero “difficile”, in cui nessuno si risparmia e che non risparmia. Si tratta di un lavoro molto personale e che mi sta a cuore e, sinceramente, non vedo l’ora di condividerlo con il mondo e di portarlo ai festival e di poterne parlare con più persone possibile!
Ho anche alcuni progetti in attesa di conferma, grazie alla dedizione e al lavoro della mia agenzia DBA, di cui, anche in questo caso, spero di poter parlare molto presto!”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Licia Gargiulo
