“Mi è piaciuto particolarmente interpretare un momento di enorme fragilità del mio personaggio, un lato che in precedenza non era emerso”. Talento, simpatia e umiltà, Jacopo Cullin nella serie “Le indagini di Lolita Lobosco”, in onda il lunedì sera su Rai 1, interpreta da tre stagioni l’agente Raffaele “Lello” Esposito, tra i più fidati collaboratori del vicequestore Lobosco (Luisa Ranieri), che nel corso delle puntate è cresciuto professionalmente, ha sposato Caterina ed è diventato padre di due gemelli.
L’attore sarà impegnato prossimamente a teatro con il suo spettacolo “È inutile a dire!”, sta lavorando al suo primo lungometraggio da regista che sarà ambientato a Cagliari, come ci ha raccontato in questa intervista, in cui ci ha regalato anche un ricordo speciale del suo incontro con l’indimenticabile Gigi Riva.

Jacopo Cullin con Camilla Diana e Donata Frisini in “Le indagini di Lolita Lobosco 3” – credit foto Duccio Giordano
Jacopo, nella terza stagione di “Le indagini di Lolita Lobosco” abbiamo ritrovato il suo personaggio, Lello Esposito, che è diventato papà di due gemelli. Com’è stato tornare a vestirne i panni?
“E’ sempre bello tornare a interpretare Lello, ogni volta che arrivano le sceneggiature leggo e penso che mi piace come sta evolvendo il personaggio. Nell’ultima puntata della scorsa stagione aveva scoperto che sua moglie Caterina era incinta e che quindi sarebbe diventato papà, per cui non vedevo l’ora di capire come mi avrebbero fatto interagire con questi bambini. Devo dire che non è per niente banale o scontato, anzi c’è stato un momento in cui sono rimasto sorpreso da quello che gli sceneggiatori hanno scritto e mi è piaciuto particolarmente interpretare un momento di enorme fragilità di Lello (che vedremo nella terza puntata) che magari nelle precedenti stagioni non era emerso, dato che tendenzialmente è buffo. E’ stato divertente lavorare con Camilla Diana e Donata Frisini ed è stato piacevole ritrovare Luisa Ranieri che nonostante sia così amata e famosa, oltre ad essere una bravissima attrice, è innanzitutto una persona umile, collaborativa, disponibile”.
Cosa ha aggiunto questa serie al suo percorso artistico e umano?
“E’ stata sicuramente un’occasione enorme e una fortuna nel mio percorso artistico perchè Lello è un personaggio nelle mie corde. Dal punto di vista umano ha risvegliato l’istinto paterno e la voglia di diventare padre che ho da quando avevo 20 anni. Avere a che fare con quei bambini anche in scena e provare ad immedesimarmi è stato bello. Chissà, magari in futuro… (sorride)”.
Quale pensa sia il segreto del grande successo di ascolti di “Le indagini di Lolita Lobosco”?
“Innanzitutto Luisa Ranieri è amatissima dal pubblico che la segue a prescindere, poi il cast attorno a lei è composto da attori e attrici bravissimi e ognuno nel proprio ruolo racconta storie in cui le persone possono immedesimarsi. E’ una serie molto seguita anche dai bambini quindi vuol dire che è semplice, diretta, pulita e arriva al cuore dello spettatore”.

Jacopo Cullin in “Le indagini di Lolita Lobosco 3” – credit foto Duccio Giordano
Qual è l’aspetto di Lello che le piace maggiormente?
“La goffaggine, ma anche il modo in cui incassa i “colpi” dalla moglie, dalla madre, da Lolita, senza arrabbiarsi mai. Apprezzo molto la sua leggerezza”.
Poco fa diceva che uscirà la parte fragile del suo personaggio. C’è un altro aspetto in particolare di lui che le piacerebbe raccontare?
“Mi piace lasciarmi stupire dagli sceneggiatori che scrivono benissimo le storie e che fanno compiere a Lello delle azioni alle quali non avrei mai pensato. Quindi lascio a loro la fantasia”.

Jacopo Cullin con Luisa Ranieri e Giovanni Ludeno in “Le indagini di Lolita Lobosco 3” – credit foto Duccio Giordano
Ci racconta un aneddoto divertente accaduto sul set della serie?
“Quando ad esempio con Luisa Ranieri giriamo una scena e lei sul controcampo si mette a ridere e non riesce a smettere, io le dico “Lu guardami la spalla” e scatta la risata del compagno di banco. Alla terza stagione è come essere in classe con gli amici. Ti racconto un altro aneddoto curioso: non ho incontrato Daniele Pecci, che è la new entry di quest’anno, sul set ma al bar all’aeroporto, mi sono avvicinato, mi sono presentato con queste parole “ciao, sono Jacopo, facciamo una serie tv assieme ma non penso ci vedremo mai”, ci siamo bevuti un caffè e abbiamo parlato un po’”.
Recentemente ha preso parte a “Esterno Notte” nei panni di Luigi Zanda e a “Napoli Milionaria!” in quelli del brigadiere Ciappa. Che esperienze sono state?
“Sono state entrambe bellissime. Poter lavorare con Bellocchio anche se in un ruolo relativamente piccolo è stato formativo. Nei sette giorni di riprese gli sono stato vicino anche quando non dovevo girare per vedere come lavorava. Mi ha affascinato il modo in cui parla nello stesso modo con tutti, dal protagonista all’ultima delle comparse, dà importanza ai dettagli in maniera quasi maniacale. E’ un’esperienza che porterò nel cuore sperando in futuro di poter replicare.
Per quanto riguarda “Napoli Milionaria!” mi ha chiamato Luca Miniero, regista delle prime due stagioni di Le indagini di Lolita Lobosco, per propormi di interpretare il brigadiere Ciappa ma parlando in cagliaritano perchè gli piaceva quest’idea nonostante sia una commedia di Eduardo De Filippo. Ho accettato subito. Il personaggio è bellissimo e ho cercato di donargli una grande umanità. Stare sul set con tutti quegli attori e attrici straordinari è stato fantastico. Il primo giorno ho girato la scena del letto dove Gennaro (Massimiliano Gallo) finge di essere morto, e al primo ciak tutti si sono avvicinati per farmi i complimenti e da lì mi sono lasciato andare e mi sono divertito tanto. E’ stato impattante”.
Il suo esordio al cinema è stato invece con il film “L’arbitro” di Paolo Zucca che l’ha diretta anche in “L’uomo che comprò la luna”…
“Speriamo di lavorare ancora insieme, perchè con Paolo siamo diventati amici. “L’arbitro” è stato il mio esordio al cinema e mi sono preso quel ruolo, cosa che non faccio mai, nel senso che lui voleva propormi un piccolo personaggio ma quando ho letto la sceneggiatura ho chiesto di fare il casting per il protagonista solo che quella parte era già stata assegnata ad un attore famoso. Io ho voluto comunque provare per vedere se sapessi recitare e Paolo mi ha detto che ero perfetto per quel personaggio. Da lì mi ha proposto di recitare in “L’uomo che comprò la luna” ma ho voluto comunque fare il provino perchè volevo che fosse sicuro di compiere la scelta giusta”.
Tra i personaggi comici che ha portato a teatro ce n’è uno a cui è più legato?
“Ringrazierò per sempre il signor Tonino, quest’uomo con il pigiama, che chiama in continuazione il figlio Roberto che sta dietro le quinte e non si vede mai, quindi ognuno può immaginarlo in maniera diversa. Grazie a quel personaggio ho avuto una notorietà pazzesca in Sardegna nel 2004-2005 e da lì ho iniziato a fare gli spettacoli, a guadagnare i primi soldi, a reinvestire su me stesso per andare a studiare a Roma, ed è partito tutto il treno che non si è ancora fermato e speriamo non si fermi”.

credit foto Facebook Jacopo Cullin
A proposito di teatro sarà a breve in scena con “È inutile a dire!”, cosa può raccontarci a riguardo?
“Farò tre tappe quest’anno al di fuori della Sardegna, l’11 maggio a Bari, la città in cui giriamo Le indagini di Lolita Lobosco, una seconda casa per me, il 29 maggio a Torino e il 30 a Firenze, quindi esportiamo un po’ di sardità (sorride). Protagonisti sono tre personaggi che porto in scena da venti anni. Lo spettacolo è una fotografia dei nostri tempi, racconta il modo in cui sono cambiati i rapporti e le relazioni con l’avvento dei social, dei telefonini ma anzichè fare un’analisi filosofica do il compito di analizzarli a questi tre uomini. C’è un ragazzino tamarro che ha problemi a corteggiare le ragazze sui social perchè non sa chi si troverà di fronte, dato che si usano i filtri e non riesce ad uscire senza fare un selfie da postare. Poi c’è il signor Tonino che è una specie di corpo esterno che vive in un mondo totalmente diverso, senza social e cellulare, ma è felicissimo, mentre il terzo, che sarebbe mio nonno, ha un modo di vedere i nostri giorni un po’ bizzarro perchè ha una punta di Alzheimer quindi dice tutto e il contrario di tutto. Lo scorso anno sono stato in scena al Teatro Manzoni di Milano e all’Ambra Jovinelli a Roma ed è andata benissimo. Era la prima volta che portavo lo spettacolo fuori dalla Sardegna e c’era un po’ il timore di non essere capiti invece la comicità va oltre un dialetto, un accento, supera le barriere linguistiche e culturali”.
Sul suo sito leggendo la sua biografia nella sezione i numeri della mia vita si è fermato a 37 anni. Cosa scriverebbe ora a 41?
“Mi sono fermato con la pandemia, come se la mia vita fosse sospesa, ma devo aggiornare la biografia (ride). C’è stata sicuramente un’accelerazione importante post pandemia. Poco prima del lockdown stavo girando il mondo per la promozione di L’uomo che comprò la luna nei vari festival e quindi quando non si poteva uscire ero quasi felice di stare a casa, ovviamente al netto della sofferenza che c’era intorno e ne ho approfittato per fermarmi un attimo. Non mi faceva impazzire tutto il caos che c’era, con dirette e ricerca di attenzione continue. Paradossalmente alcuni video realizzati in precedenza sono diventati viralissimi senza che me ne rendessi conto perchè stavo facendo altro, ad esempio in quel periodo mi sono appassionato alla filosofia. Una volta finito il lockdown ho ripreso a fare gli spettacoli che diventavano sold out in poche ore e pensavo fosse perchè c’era tanta voglia di tornare a teatro, di socializzare. Ma in realtà anche oggi accade la stessa cosa. Da quel momento è iniziata un’altra fase della mia vita, ho girato Le indagini di Lolita Lobosco e fatto tante altre cose. Arrivato ai 40 anni ho raggiunto un grado di consapevolezza e di leggerezza che mi permette di vivere in modo sereno e con grande gratitudine e felicità poiché faccio il lavoro che sognavo. E’ stato un bel passaggio”.
Sempre sul suo sito c’è una sezione chiamata “racconti” dove parla del suo incontro con il leggendario Gigi Riva, purtroppo recentemente scomparso, che ha coinvolto nello spot da lei girato per i giochi estivi Special Olympics. Che emozione è stata?
“E’ stato un azzardo perchè tantissimi registi avevano provato a coinvolgere Gigi Riva per film o spot, ma non aveva mai accettato. Sono andato nel ristorante dove cenava tutte le sere, ero emozionatissimo, avevo il computer portatile con me per fargli vedere questo spot. A lui è piaciuto e ho detto che in realtà volevo coinvolgerlo. All’inizio mi ha detto di no perchè non voleva apparire più dei suoi compagni di squadra. Era infatti un uomo di grande umiltà e con un forte senso della giustizia, nonostante fosse un mito. Per me è stato bello sapere di avere la fiducia di Gigi perchè vuol dire che ci siamo trovati a un livello più profondo, ha capito che non avevo alcun interesse. Tra l’altro non ho nemmeno inserito il mio nome come regista nello spot, volevo fare questo gesto per i ragazzi e perchè mi sembrava anche per Gigi un modo carino per umanizzarlo. Io sono un grande tifoso del Cagliari e lui una leggenda per noi in Sardegna. Lo porterò sempre nel cuore”.
Oltre a teatro, in quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Dopo aver diretto diversi cortometraggi e spot sto lavorando al mio primo lungometraggio. E’ una commedia romantica e sarà ambientata quasi interamente a Cagliari, una città stupenda e non lo dico perchè ci sono tornato a vivere dopo un lungo vagare ma perchè è stata ancora poco raccontata cinematograficamente e ha un potenziale enorme. Penso di conoscerla abbastanza bene per poter mostrare gli angoli giusti”.
di Francesca Monti
credit foto Duccio Giordano
Si ringrazia Sara Battelli
