Intervista con Giusy Buscemi, protagonista di “Vanina – Un Vicequestore a Catania”: “Grazie a questa serie ho imparato a non darmi limiti nel provare a interpretare nuovi personaggi, anche distanti da me”

“E’ una donna che lavora per la giustizia, che dà una grande importanza alla squadra, e che nonostante a volte abbia un modo di fare brusco e spigoloso alla fine entra in empatia con l’altro”. Giusy Buscemi, talentuosa e amatissima attrice, è la protagonista della nuova appassionante serie  “Vanina – Un vicequestore a Catania”, in onda il mercoledì sera su Canale 5, prodotta da Palomar per RTI e diretta da Davide Marengo, tratta dai romanzi di Cristina Cassar Scalia e scritta da Leonardo Marini.

Vanina, vicequestore alla mobile di Catania, è una vera e propria forza della natura. Ha conosciuto la morte e il dolore quando aveva quattordici anni, assistendo all’omicidio del padre, Giovanni Guarrasi, poliziotto ucciso da un commando mafioso e spirato tra le sue braccia. È in quel momento che ha deciso che anche lei sarebbe stata una poliziotta, avrebbe lottato contro la mafia e catturato gli assassini del padre. Ci è quasi riuscita, ma l’amore ha fatto saltare tutto. Vanina si è innamorata di Paolo (Giorgio Marchesi), il magistrato con il quale ha condiviso indagini e arresti. Il pensiero di perdere anche lui l’ha fatta fuggire da Palermo e dall’antimafia, per rifugiarsi a Catania, dove ha scoperto la possibilità di una vita lontano dai fantasmi. Ma non si può scappare per sempre, né dal passato né dall’amore.

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credit foto Valentina Glorioso

Giusy, in “Vanina – Un Vicequestore a Catania” interpreta la protagonista Vanina Guarrasi, capo sezione della Omicidi…

“E’ un personaggio che ha avuto un passato doloroso, a causa della perdita del padre e da quel momento in poi è stata animata da una sete di giustizia e ha scelto di entrare in polizia. Nella serie vengono mostrati la vita di Vanina, gli amori, le amicizie”.

Uno dei temi centrali della storia è sicuramente la fuga, infatti Vanina si trasferisce da Palermo a Catania per fuggire dal passato e anche per questioni di cuore. Le è mai capitato di essere in fuga da se stessa o da situazioni che le creavano difficoltà?

“Mi è capitato di vivere gradualmente i vari passaggi della vita, a parte l’arrivo a Roma a 19 anni che è stato un po’ una sorpresa. Questo scappare però l’ho vissuto per un periodo all’università quando ad un certo punto ho pensato di gettare la spugna e non laurearmi, però poi per fortuna, anche sbagliando, sono sempre riuscita a stare sul momento”.

Vanina dice una frase molto importante, sottolineando la fallibilità dell’essere umano: “siamo tutori della legge ma siamo persone, imperfetti come tutti”…

“E’ una frase bellissima. Già il fatto che si voglia descrivere come una che fuma tanto, mangia tanto, non dorme la notte ci mostra un personaggio super umano. E’ una donna che lavora per la giustizia e che dà una grande importanza alla squadra, ed è un po’ il piccolo superpotere di Vanina, anche se spesso sa cosa fare in ambito lavorativo delega molto ai suoi collaboratori perchè vuole che ciascuno cresca nella propria qualità, nel proprio talento”.

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Giusy Buscemi con Danilo Arena, Claudio Castrogiovanni, Giulio Della Monica e Paola Giannini in “Vanina – Un Vicequestore a Catania” – credit foto Valentina Glorioso

Quanto è importante per lei fare squadra, nel lavoro e nella vita?

“Io devo imparare molto da Vanina sotto questo aspetto, la difficoltà è proprio delegare, a volte penso che chiedere aiuto sia più difficile che aiutare perchè ci vuole anche umiltà, bisogna riconoscere che non si è capaci di fare una cosa. Spesso mi incaponisco, cerco in ogni modo di incastrare i tempi e poi mi rendo conto che basterebbe chiedere una mano per risolvere un problema”.

Ha trovato dei punti di contatto tra lei e il suo personaggio?

“Vanina, anche se a volte ha un modo brusco e spigoloso, alla fine entra in empatia con l’altro, cerca di capirlo e questo potrebbe essere un punto in comune tra me e lei. E poi c’è la sicilianitudine, girare questa serie è stata un’occasione bella per riprendere il dialetto siciliano, che poi fa parte del pensiero, del modus vivendi e quindi è stato un po’ andare a pescare nelle origini, nella terra dove sono cresciuta, che però non avevo mai veramente rappresentato e interpretato”.

Vanina ha una passione per i film in bianco e nero, a lei cosa piace guardare?

“Mi piacerebbe avere il tempo per fare una scorpacciata di film in bianco e nero, avevo visto qualcosa nel periodo universitario quando studiavo per l’esame di storia del cinema, ma sono soprattutto amante delle commedie romantiche, quindi io e Vanina abbiamo gusti diversi anche riguardo il cinema (sorride)”.

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Giusy Buscemi e Giorgio Marchesi in “Vanina – Un Vicequestore a Catania” – credit foto Valentina Glorioso

Nella serie ha ritrovato Giorgio Marchesi (che interpreta Paolo), con cui aveva già avuto modo di condividere il set in passato…

“Giorgio è stupendo, è diventato nel tempo un amico, è un professionista con cui si lavora benissimo. E’ stato divertente passare da nemici acerrimi in “Un passo dal cielo” a innamorati in “Vanina – Un Vicequestore a Catania”, dove lei cerca di scappare e Paolo vuole convincerla che sia l’uomo giusto”.

La serie è tratta dai romanzi di Cristina Cassar Scalia, aveva già avuto modo di leggerli prima delle riprese? Ha avuto occasione per confrontarsi con l’autrice?

“Ho iniziato a leggere i romanzi quando ho fatto il provino, perchè volevo capire di più questo personaggio, poi piano piano li sto recuperando tutti. Ho conosciuto Cristina i primissimi giorni sul set quando è venuta a trovarci ed ero curiosissima di sapere quale fosse la Vanina che si aspettasse, così le ho chiesto quali fossero le tre cose che secondo lei doveva assolutamente avere. Lei ha risposto innanzitutto l’ironia, poi il modo in cui mangia che è abitudinale, infatti divora continuamente il cibo. Quando abbiamo girato era luglio, c’erano 45 gradi e non era facile mangiare il calzone fritto più volte in quanto le scene andavano ripetute, così come è stato complesso cercare di fumare visto che non sono una fumatrice. La terza caratteristica è che non si affeziona mai alle persone che interroga, è come se avesse sempre un grandissimo muro davanti a sè. Ovviamente quando i personaggi passano dalle pagine di un libro alla tv qualcosa cambia, ma ho sentito Cristina ed è soddisfatta della Vanina rappresentata. E anche noi siamo contenti del risultato e del fatto che la serie sia stata vista da tante persone e sia piaciuta”.

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credit foto Valentina Glorioso

Cosa ha aggiunto questa serie al suo percorso artistico e umano?

“Ha aggiunto la scoperta di nuove corde dal punto di vista professionale e forse ha aperto ancora di più una strada nel cercare, io in primis, di essere ambiziosa e di non darmi limiti nel provare a interpretare nuovi personaggi, anche molto distanti da me. All’inizio ero spaventata, avevo paura di non riuscire a trovare i punti giusti per Vanina, poi studiando anche con un coach ho capito invece che era nelle mie corde”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Tornerò a maggio sul set per l’ultima stagione di Un Passo dal cielo e poi andrà in onda prossimamente sulla Rai una miniserie sulla storia di Leopardi diretta da Sergio Rubini”.

Qualche giorno fa a “Le Iene” ha portato un intenso e interessante monologo relativo al lavoro al femminile e al fatto che spesso in Italia le donne siano obbligate a scegliere tra carriera e famiglia. Cosa si potrebbe fare per cambiare questo trend?

“Mi rendo conto che ho fatto quel discorso da professionista privilegiata, potendomi permettere di avere una babysitter quando lavoro, dato che i miei genitori sarebbero dei nonni perfetti ma vivono in Sicilia e sono lontani. Sicuramente da una parte si può lavorare sul dare supporto psicologico prima e pratico poi alle famiglie, alle mamme e ai papà che lavorano, partendo da un’organizzazione seria a livello di nidi, di sostegni e dall’altra ci deve essere un risveglio delle coscienze, cercare di incoraggiare e sostenere le aziende, le imprese, ad assumere donne e mamme. La preoccupazione più grande è quella della perdita del posto di lavoro, ma anche di non riuscire ad avere un sostegno a casa e tante volte ci si ritrova costretti a scegliere proprio per questo motivo”.

di Francesca Monti

credit foto Valentina Glorioso

Si ringraziano Veronica Oriali – Ufficio Stampa Mediaset e Viviana Ronzitti

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