Giovedì 30 maggio in prima serata su Rai 1 va in onda “Com’è umano lui”, il biopic su Paolo Villaggio con la regia di Luca Manfredi: “Abbiamo cercato di raccontare gli aspetti meno conosciuti della sua vita”

Giovedì 30 maggio in prima serata su Rai 1 va in onda “Com’è umano lui”, il biopic per la televisione su Paolo Villaggio diretto da Luca Manfredi, e da lui scritto con Dido Castelli, con la collaborazione alla sceneggiatura di Elisabetta e Piero Villaggio.

Il film tv, coprodotto da Rai Fiction e Ocean Productions, vede Enzo Paci nel ruolo di Paolo Villaggio ed è interpretato anche da Camilla Semino Favro, Andrea Filippi, Andrea Benfante, Augusto Zucchi, Emanuela Grimalda, Vincenzo Zampa e Valentina Ruggeri.

Genova, seconda metà degli anni ‘50. Paolo Villaggio e la sua piccola “banda” di amici della borghesia genovese, composta da un giovanissimo Fabrizio De André e dal “Polio”, professore di greco in sedia a rotelle, compiono le loro goliardiche scorribande notturne.
Mentre di giorno “Polio” lavora come docente, Paolo e Fabrizio se la dormono e, a tempo perso, compongono canzoni come “il Fannullone” e “Carlo Martello”. Ma un giorno arriva una sorpresa a sparigliare le carte: Paolo, studente di legge decisamente fuoricorso, mette incinta Maura, la sua fidanzata, e viene costretto dai genitori a sposarla. Il padre Ettore, stimato ingegnere della Genova “bene”, stanco dell’inconcludenza di Paolo, lo mette di fronte alle sue responsabilità di novello genitore e gli trova un impiego alla Cosider. Paolo – suo malgrado – accetta e negli uffici della fabbrica resiste circa sette anni tra sbadigli, assenteismo e battaglie navali con il suo compagno di stanza, il ragionier Bianchi (prototipo di Fantozzi). Sono anni che Paolo sopporta solo grazie alle sue estemporanee “esibizioni” alla radio e nel teatrino della goliardica compagnia Baistrocchi, dove propone al pubblico un umorismo caustico con dentro alcuni “embrioni” dei personaggi che poi lo renderanno celebre. Ed è proprio in un teatrino genovese che lo scopre Maurizio Costanzo, andato lì a vedere Jannacci, che invece quella sera è malato, e che Paolo sostituisce all’ultimo momento, buttato sul palcoscenico dall’impresario Ivo Chiesa. Costanzo, entusiasta dell’umorismo aggressivo del “professor Otto von Kranz”, un maldestro prestigiatore tedesco interpretato da Paolo (personaggio ispirato a sua madre) gli propone un contratto nel suo teatro romano di cabaret: il “7×8”. Maura, che conosce la sofferenza di Paolo, refrattario al suo lavoro da “travet”, lo convince a lasciare il certo per l’incerto e a licenziarsi dall’azienda, per tentare il successo artistico. Da lì in poi è un’escalation di successi, che vanno dal teatrino di Costanzo a un nuovo modo di fare la televisione con “Quelli della Domenica” nel 1968, dove Paolo interpreta ancora l’aggressivo “professor Kranz” e una prima versione dell’impiegato “Fantozzi”. Poi nel 1969, con il varo della nuova trasmissione Rai “È domenica, ma senza impegno”, Villaggio inventa un nuovo personaggio, il succube impiegato “Giandomenico Fracchia” alle prese con il “Megadirettore”, interpretato nei divertenti sketch dall’attore Gianni Agus. Il successo televisivo è enorme. Ormai la sua popolarità è alle stelle e gli consente di scrivere anche
due libri sul “ragionier Ugo Fantozzi”, parodia tragicomica dell’impiegato, che gli regalerà un enorme successo nelle sale cinematografiche nel 1975, consegnando la sua “maschera” alla storia del cinema italiano.

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“Chi di noi non ha riso o sorriso alle innumerevoli maschere che Paolo Villaggio ci ha offerto? Lui ha lavorato sia in radio che in tv e quando Luca Manfredi ha portato il progetto a Rai Fiction lo abbiamo sposato con entusiasmo. Insieme ai suoi figli abbiamo fatto una scelta di racconto particolare, con un saluto a Genova per ricordare le radici di Paolo con questa sua straordinaria amicizia con De Andrè di cui lui è stato anche autore e poi l’incontro con sua moglie che lo ha accompagnato per tutta la vita, gli ha dato fiducia e ne ha esaltato il talento, per arrivare fino a Fantozzi”, ha esordito Anouk Andaloro, Capostruttura Rai Fiction.

“Questo progetto nasce come seguito di una mia produzione di biografie. Abbiamo avuto l’occasione di fare un incontro con i figli di Villaggio e abbiamo deciso di raccontare anche Paolo. E’ rimasto nell’immaginario collettivo come Fantozzi ma noi abbiamo voluto mostrare anche l’uomo, com’era nella vita, che fatica ha fatto per arrivare dove è arrivato”, ha detto Sergio Giussani, Produttore Ocean Productions.

“Enzo Paci ha studiato la comicità di Villaggio fin da ragazzino, l’ha assimilata, metabolizzata e resa molto bene. E’ dimagrito una decina di chili, gli ho cambiato il profilo del naso e scurito i capelli. Abbiamo fatto ricerche approfondite, ho letto l’autobiografia di Paolo Villaggio e ci siamo confrontati con Maura, Elisabetta e Piero. Un film, quindi, che ripercorre gli inizi della sua carriera con una “lente” molto attenta a cogliere gli aspetti meno conosciuti della sua vita, scandagliando la dimensione privata e familiare, ma anche la sua formazione artistica in quello straordinario mondo della Genova degli anni ’50 – ‘60, fucina di molti artisti e intellettuali di quegli anni. Non a caso, nel nostro “biopic” si racconta anche l’amicizia tra Paolo e un altro grandissimo artista, Fabrizio De André, detto Faber.
Un’amicizia che si cementa nelle giornate al mare da “fannulloni”, nelle bravate, negli scherzi continui e nelle “ombrosità” della loro giovinezza. Paolo e Fabrizio, infatti, diventano uomini e artisti insieme. Poi, come spesso accade nella vita, le loro strade si separeranno, le scelte saranno diverse, ma l’amicizia resterà intatta. E insieme a loro, a formare un solido “terzetto”, anche il professor Piero Repetto, insegnante di greco e latino, chiamato dai due amici “Polio” con cinico affetto, perché affetto da una malattia muscolare che lo ha costretto a stare su una sedia a rotelle.
E sempre a proposito del Villaggio più privato, conosceremo il contrasto che Paolo oppone alla sua famiglia borghese: il padre ingegnere e la madre insegnante di tedesco, di ascendenza teutonica. Genitori che avrebbero voluto per Paolo una carriera da avvocato e non certo il mondo bislacco e poco serio dello spettacolo, che non garantisce un’entrata certa alla fine del mese. E poi Maura, la sua futura moglie, che sarà determinante nelle scelte “cruciali” di Paolo, sempre pronta ad incoraggiare le sue aspirazioni artistiche, anche a costo di dover abbandonare il certo per l’incerto”, ha spiegato il regista Luca Manfredi.

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Enzo Paci veste i panni di Paolo Villaggio: “E’ un personaggio complesso, è una persona che ha vari colori e che riesce a miscelare una grande profondità al coraggio, a lasciare il certo per l’incerto. In un’epoca dove si cercava di insegnare anche ai figli il rigore, l’importanza dello studio, quest’uomo si rivela subito un ribelle, un anticonformista, dotato di una genialità particolare che inserita in un ambiente non consono faceva di lui una persona fuori luogo. I genitori volevano che facesse l’avvocato, invece lui era già un letterato, ha cominciato a fare il comico in un mondo educato, seguendo certe regole, e poi ha scosso il pubblico, ha capito che si poteva anche insultare la gente. Abbiamo cercato di raccontare lo spiazzamento di Villaggio quando vede che dando dell’imbecille a una persona la gente ride. E’ stato l’inventore del politicamente scorretto in Italia, che va distinto dal cattivo gusto. Tutte le sue reazioni scorrette mediate dall’uso di un personaggio facevano sì che lo spettatore recepisse una dinamica di comportamento e questo alleggeriva il tutto. Si può scherzare anche sulle fasce più deboli con buon gusto e in modo inclusivo. Ho fatto il primo provino durante le riprese di Blanca, interpreto una delle scene più emotive del film, credo di aver fatto breccia ma il problema dell’età era importante. Mi hanno chiesto un secondo provino, taglio la barba e i capelli, mi convocano a Roma per la terza volta, mi sono tinto i capelli e sono arrivato all’incontro ringiovanito e ho capito di avere una grande dote non attoriale ma legata ad una pelle meravigliosa grazie ai consigli di un’amica che mi ha riempito di creme (ride). Paolo nella vita era altro che Fantozzi, aveva una spietatezza favolosa infatti ha disegnato un mondo in maniera chirurgica e la mente che fa tutto ciò non può farne parte”.

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A interpretare la moglie Maura è Camilla Semino Favro: “Sono felice di aver conosciuto Elisabetta e Maura. Il lavoro di Enzo è complesso perché deve restituire qualcosa di visto, conosciuto e amato, io partivo da zero quindi ho letto il libro di Elisabetta, siamo andate a pranzo insieme e poi ho parlato con la signora Maura che mi ha raccontato tante cose, alcune vere altre forse no, aneddoti pieni d’amore, c’è sicuramente tanta narrazione. In questo film viene narrata una piccola parte della vita di un uomo dal punto di vista di Maura. Mi ha colpito la frase “lascia il certo per l’incerto” ma anche “Paolo diventerà qualcuno”, lei davvero credeva incondizionatamente in qualcosa che ancora non c’era tanto da appoggiarlo nelle sue scelte. Quando Costanzo gli propose le serate al 7×8 non sapevano nemmeno dove stessero andando ma hanno deciso di provare. Ho cercato di cogliere quello che potevo, è una donna di un’arguzia, intelligenza e forza incredibili e con Paolo si sono sostenuti nel percorso a vicenda”.

“Il pranzo con Camilla è durato varie ore, lei aveva un quadernetto con tante domande e poi c’è stato un secondo pranzo a casa nostra con mamma che è stata fondamentale per il film. Nessuna delle due famiglie era contenta di questo rapporto, i nonni paterni volevano che papà si trovasse un lavoro serio e non un gioco, poi mia madre è rimasta incinta prima che si sposassero e ha scombussolato le cose. I nonni materni volevano che trovasse un uomo con un lavoro vero e mia madre diceva vedrete che diventerà qualcuno. Ha sempre creduto molto in mio padre, dice che è l’unica persona al mondo con cui non si era mai annoiata. Erano molto diversi. A lui piaceva uscire con gli amici, lei era più defilata, va a dormire presto. Attraverso questo film mi auguro che le persone vedano la parte sconosciuta dell’uomo Paolo”, ha detto Elisabetta Villaggio.

“Papà era una persona molto particolare, per certi versi difficile, ma io sono contento perché vedo che tutt’ora anche persone giovani conoscono Paolo Villaggio per quello che è stato, per il modo di porsi, per aver cambiato la comicità. E’ stato un suo grande pregio”, ha concluso Piero Villaggio.

di Francesca Monti

credit foto ufficio stampa Rai

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