TAOBUK EDIZIONE XIV: MARINA ABRAMOVIĆ E LA PERFORMER ART NEL TEMPIO DELLA CULTURA DEL TEATRO ANTICO DI TAORMINA

Era tra le star più attese del Taobuk edizione XIV ( 20-24 giungo). Un bagno di folla l’ha accolta in quel di Taormina. Ovviamente ci riferiamo a Marina Abramović che è stata protagonista di tre momenti della manifestazione ideata e organizzata da Antonella Ferrara.

La performer di Belgrado ha, infatti, animato l’incontro a lei dedicato, intitolato “È il pubblico lo spazio sacro della performance”, ha inaugurato assieme alla Ferrara il “Progetto espositivo Luigi Ontani. Le Ore” (in collaborazione con il MAXXI) e ha ricevuto, sul palco del teatro Antico, dal deputato Manlio Messina, il Taobuk Award per le arti visive, nella serata di Gala del 22 giugno, presentata dall’organizzatrice dell’evento e dal conduttore RAI Massimiliano Ossini.

Da Rhythm 10, sua prima opera ufficiale del 1973, Abramović è stata autrice, propugnatrice e testimonial della performer art, esaltando i rapporti che si instaurano tra l’artista e il pubblico,  agendo sulle contrapposizioni tra i confini del corpo e le potenzialità del pensiero.

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Nipote di un santo e figlia di due partigiani della Seconda Guerra Mondiale, Abramovic ha appreso i primi rudimenti dell’arte proprio dal padre e dalla madre, divenuta direttrice del Museo della Rivoluzione e Arte in Belgrado. Ben presto ha cominciato ad esplorare e compiere un suo personale percorso artistico che l’ha portata in varie nazioni in tutto il mondo (compresa l’Italia). Durante questo cammino d’arte, nel corso del quale ha anche insegnato all’Accademia delle Belle Arti di Novi Sad (1973-195), ha ricevuto, per la sua attività artistica, tanti premi prestigiosi, dal Leone d’oro, alla XLVII Biennale di Venezia del 1997, al New York Dance and Performance Award (Bessie Awards), nel 2003, al Premio Sonning, nel 2023.

Pronunciando qualche parola in italiano, ha principiato il suo intervento al Teatro Antico, dichiarandosi affascinata dalla magia e dalla bellezza di questo tempio della cultura senza tempo.

L’artista serba ha affermato come nel Teatro taorminese la presenza del passato è talmente vivida che ogni qualvolta si calpesta questo suolo, si cammina su un passato incredibile, quasi mitico e mitologico, che, pure, guarda alla vita contemporanea.

E questa antica struttura regna su Taormina, definita la città del Minotauro o, secondo altre interpretazioni storiche, del Centauro (o Centauressa), che viene simboleggiato in astrologia con il Sagittario, segno zodiacale di Abramović che ha asserito, tra il serio e il faceto, di sentirsi a casa anche per questo motivo quando soggiorna (è la seconda volta) nella città del messinese.

La performer naturalizzata statunitense ha elevato, nel corso della sua carriera, la forma espressiva della performance art allo stesso rango prestigioso della pittura, della scrittura, della videoarte. Quando ha iniziato negli anni ‘70, non c’era nessuna forma d’arte performante accettata.

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Abramović ha spiegato come le critiche che ha ricevuto in quel periodo erano talmente negative, talmente terribili, che se le avesse ascoltate non sarebbe più uscita di casa. Ma la sua perseveranza nel credere nella forza positiva della trasformazione dell’arte performativa, l’ha indotta a proseguire con convinzione per 55 anni, ottenendo il riconoscimento universale della sua forma d’arte.

Chiaramente, come sostenuto dalla stessa artista di Art Must Be Beautiful (1975), la sua è un’arte emotiva, per cui prima di andare a vedere una sua mostra occorre documentarsi. Il suo lavoro ha come finalità il fare emozionare e piangere il pubblico per aiutarlo anche a superare il dolore, svolgendo quasi una funzione terapeutica.

L’aspetto emotivo è centrale nelle sue performance, come lo è, secondo Abramović nel carattere degli italiani. Questi ultimi sono, a suo dire, emotivi, quasi tragici, animati da un naturale piacere all’essere “clamorosamente” di e alla moda, venati da una naturale propensione al mangiare e bere bene, e a essere protagonisti e amanti della buona musica, della buona letteratura della bella arte. Tutti elementi che smuovono l’animo e la mente umana. L’artista serba ha spiegato come tutto questo generi energia e come essa sia alla base del suo lavoro che consiste proprio nel creare energia nel rapporto con il pubblico dando vita ad un’opera d’arte.

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Si tratta ovviamente di una forma espressiva dell’arte che è immateriale ma che si serve di elementi materiali, come nel caso dell’ultima opera di Abramović, Le sette morti di Maria Callas. L’ultima creazione della performer (2020) fa rivivere e riprende tutte le 7 morti che la Divina ha vissuto nella sua carriera canora: Tosca, Carmen, Violetta (La Traviata), Cho Cho-San (Madama Butterfly), Lucia (di Lammermoor), Norma e Desdemona (Otello). Il file rouge che lega tutte queste donne è la causa della loro morte, ossia l’amore. Abramović instaura un dialogo tra la loro drammatica fine e la vita privata del soprano, a volte bersagliata da critiche negative, come accaduto alla performer di Belgrado, da parte di non ha compreso la modernità della sua arte.

di Gianmaria Tesei

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