TRA VILLE E GIARDINI 2024 – Intervista con Ginevra Di Marco: “Cantare Tenco è un’emozione che si rinnova ogni volta”

“La grande eredità che ci ha lasciato Tenco è fare musica per la necessità di dire qualcosa, di lanciare un messaggio”. Martedì 6 agosto alle ore 21,30 a Ceneselli (Ro) presso l’Arena Don Arrigo Ragazzi, nell’ambito della 25a edizione del festival “Tra Ville e Giardini”, Ginevra Di Marco sarà sul palco con “Quello che conta – Ginevra canta Luigi Tenco”, in cui l’artista, tra le più interessanti interpreti del panorama italiano, affiancata dagli inseparabili compagni d’avventura Francesco Magnelli e Andrea Salvadori, fa sue le canzoni di Tenco, vestendole con un nuovo abito musicale.

Un delicato equilibrio che non tradisce lo spirito originale ma le rinnova, permettendo sempre alla loro essenza più profonda di affiorare.

Il viaggio di ricerca musicale di Ginevra Di Marco è una tappa del percorso di esplorazione musicale intrapreso dai primi anni 2000 che l’ha portata a incontrare e a confrontarsi con autori e personaggi della cultura internazionale, da Margherita Hack a Luis Sepúlveda.

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Ginevra, a Tra Ville e Giardini porterà sul palco “Quello che conta”. Cosa può anticiparci riguardo questo concerto?

“Quello che conta è un progetto che è nato in realtà nel 2018, quando Tenco avrebbe compiuto 80 anni e un organizzatore di Firenze ci propose di rivisitare alcune sue canzoni, mescolando la nostra visione artistica di arrangiamento con un quartetto d’archi che invece avrebbe riproposto le tessiture originali riscritte dei brani del cantautore. Quindi c’era questo crossover. Abbiamo fatto una serie di concerti molto belli relativamente a questo progetto che doveva essere essenzialmente live, invece poi è arrivata la pandemia, tutto si è congelato, e abbiamo deciso di farlo diventare anche un disco. Ricordo la frase che ci dicevamo sempre di Luis Sepulveda, “anche in tempi di solitudine bisogna continuare a raccontare” e siamo andati avanti forti di questo pensiero e dell’affetto delle persone che ci chiedevano di esserci in qualche maniera, di farci sentire”.

Infatti nel 2020 è uscito l’album “Quello che conta – Ginevra canta Tenco” che contiene quindici tra le canzoni più belle del grande cantautore…

“Contiene una rosa di canzoni che abbiamo scelto tra le miriadi del repertorio di Tenco. Ovviamente era necessario fare una selezione abbastanza ridotta ed è stato bello perché abbiamo cercato di creare questa collaborazione trasversale tra musica classica e moderna e poi questo viaggio meraviglioso delle interpretazioni cercando di costruire qualcosa che sta in quel delicato equilibrio tra il senso originario, l’emotività che quella canzone stava dando e la sua visione. A me piace molto interpretare proprio per questo tipo di ricerca che poi bisogna fare, non snaturando i brani ma rilanciandoli con una propria sensibilità e il fatto dell’interpretazione appunto poi è stata l’attività con cui mi sono dilettata negli ultimi anni, se penso a Quello che Conta o anche al disco sulla grande cantora argentina Mercedes Sosa, quindi sono contenta perché è un progetto che ancora viene richiesto”.

Cantare Tenco quali emozioni le regala?

“Cantare Tenco è un’emozione che si rinnova ogni volta perché aveva questa sensibilità spiccatissima nonostante fosse un ragazzo giovane, dato che quando è morto aveva solo 26 anni, ma ha scritto delle cose come se fosse un uomo maturo che ha vissuto la vita. Sembra sempre di cantarlo per la prima volta ed è travolgente da questo punto di vista. E’ stato un viaggio bello perché io sono cresciuta con le canzoni di Tenco, le ascoltava la mia famiglia quando ero piccola ed è stato anche un tuffo nella mia infanzia, che mi ha dato la possibilità di guardarmi indietro e ritrovare un autore che avevo un po’ lasciato da parte ma che in realtà è sempre stato lì. Mi sono resa conto di sapere a memoria tante canzoni di Tenco che non avevo magari riascoltato più ma che erano dentro di me, quindi è stato speciale anche da un punto di vista strettamente personale. L’obiettivo era omaggiare un autore che ci è sempre piaciuto e a cui abbiamo riconosciuto grande valore perché era autentico, sincero. Viene ricordato dai più per questi suoi struggimenti amorosi, per questi testi così malinconici, in cui canta amori mal riusciti, ma era un personaggio animato anche da grandi ideali sociali e politici, ha scritto brani manifesto, di contestazione, senza rifarsi alle mode del momento. Erano gli anni ’60, c’era questa società intorpidita, perbenista, lui si è tolto i suoi bei sassi dalle scarpe. Quindi abbiamo costruito una rosa che abbracciasse canzoni più o meno conosciute ma che ne definisse anche la figura artistica il più possibile”.

Quale pensa sia l’eredità che ci portiamo, che si porta dietro la musica italiana di questo grandissimo artista?

“L’eredità è l’autenticità, scrivere per necessità, perché fare musica è anche lanciare un messaggio e dire delle cose, è cultura. Ecco, io sono legata tantissimo alla musica sotto questo aspetto, per me è imprescindibile la canzone, la composizione dal messaggio, da una sensibilizzazione, da qualcosa che va oltre il mainstream o il passaggio in radio. La grande eredità che ci ha lasciato Tenco è fare musica per la necessità di dire qualcosa e questo adesso sembra veramente lontano, laddove il concetto di canzone, di creazione al giorno d’oggi è completamente cambiato, ma anche di funzione stessa della musica, per cui rilanciare con nuove interpretazioni tante canzoni che vengono dal passato, che magari non avremmo più modo di ascoltare, è qualcosa che mi piace fare, che sta nella mia cifra, diciamo, di cantante. Ovviamente Tenco non ha bisogno della mia interpretazione per vivere nel tempo, però penso anche non solo a lui ma anche alla musica popolare, alla musica del mondo, che magari resterebbe un po’ sepolta in un cassetto”.

A proposito di musica popolare che viene dal passato, in Donne Guerriere ha omaggiato due grandissime cantautrici, Rosa Balistreri e Catena Bueno…

“Questa è un’altra bella esperienza di musica legata al teatro, qualcosa che volevo fare da tempo, e ho avuto la possibilità di misurarmi anche con la parola recitata, reclamata, oltre che con quella cantata, che poi ha tutt’altri tempi, altre leggi e modalità. E’ un mondo molto interessante che mi piacerebbe approfondire ancora. Attraverso queste due figure della musica popolare siciliana e toscana abbiamo parlato di donne belle, forti, che si sono create la loro strada, che hanno cambiato il loro destino, magari prefissato da altri, e sono riuscite a dire no a un’esistenza prestabilita, quindi è un grande slancio propulsivo anche verso le donne di oggi, che è bene che conoscano le storie di coloro che sono state un modello, un esempio di forza, di resistenza e di opposizione”.

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credit foto copyright Marina Mazzoli

Nella sua carriera ha avuto modo anche di lavorare con Margherita Hack e poi con Luis Sepúlveda, che cosa conserva di questi incontri, di queste collaborazioni?

“Sono stati dei fari illuminanti, incredibili. Con Luis ci siamo incontrati per un anno soltanto, purtroppo, abbiamo ideato insieme questo spettacolo di musica e poesie ma non l’ho conosciuto abbastanza, non ho avuto il tempo che avrei voluto. Margherita invece l’ho vissuta per quattro anni, è stata forse la personalità più sconvolgente che ci ha lasciato un’eredità grandissima con il suo esempio, è stata quella che ci ha formato, che ci ha cambiato anche, un esempio di donna straordinaria, di forza, di resistenza, era indomabile, indomita, sebbene con una fisicità ormai stanca, perché noi abbiamo cominciato a collaborare quando lei aveva quasi 88 anni, quindi già molto affaticata dalla vita e dagli acciacchi, ma non se ne curava minimamente. E’ stato bellissimo condividere il palco con lei, una donna molto autentica, vera, generosa, che aveva una parola per tutti, si fermava sempre a parlare con le persone, non era mai supponente, non guardava gli altri dall’alto della sua posizione, aveva mantenuto una semplicità straordinaria. E’ un’amica che è stata molto formativa per me e penso a lei ogni giorno”.

Per quanto riguarda i prossimi progetti, c’è qualcosa che ci può già anticipare?

“I progetti immediati sono tantissimi concerti durante questa estate. Sono in tournée anche con Franco Arminio che è un poeta, paesologo, con il quale ci siamo incontrati, annusati, piaciuti. Abbiamo ideato questo spettacolo che incontra le sue poesie e le nostre canzoni, per cui girerò l’Italia in estate e in autunno con lui, e poi farò un concerto a Firenze il 15 ottobre insieme a Enzo Avitabile, un altro straordinario artista e musicista che conosco da anni, con il quale da tempo volevo costruire un live”.

E’ un’artista trasversale, c’è ancora qualcosa di particolare che ancora non è riuscita a fare nella sua carriera?

“Ci sono tante cose che non ho fatto. Penso alla musica ancora da incontrare, da conoscere, da studiare, ho scoperto da poco il Circolo Gianni Bosio di Roma e quindi sono in collegamento con loro per andare ad ascoltare nuovi canti, vedere se c’è del materiale su cui possiamo lavorare. Mi piacerebbe continuare anche con il teatro, sicuramente questa estate di concerti, di festival, di incontri mi permetterà di conoscere nuove persone e poi chissà… Sono mesi di semi che vengono buttati e vedremo che cosa porteranno”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Beatrice Tessarin

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